Lunedì 19 Ottobre 2026 10:10
Teatro Le Maschere: “Bellezza Orsini – La costruzione di una strega”
Teatro Le Maschere – “Bellezza Orsini” – – La costruzione di una strega- Con Maria Cristina Gionta Di Adriano Evangelisti Musiche dal vivo di Emiliano Ottaviani Un teatro da scoprire e una storia da conoscere È la prima volta che vengo in questo bel teatro di Trastevere, merita sicuramente di essere conosciuto e frequentato. Sono molto curioso [...]
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Teatro Le Maschere: “Bellezza Orsini – La costruzione di una strega”
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Con Maria Cristina Gionta Di Adriano Evangelisti Musiche dal vivo di Emiliano Ottaviani
È la prima volta che vengo in questo bel teatro di Trastevere, merita sicuramente di essere conosciuto e frequentato. Sono molto curioso dello spazio che hanno riservato al monologo per più motivi: Evangelisti è molto capace ed accurato nel suo lavoro; si è avvalso di approfondite ricerche storiche di Michele Di Sivio; Maria Cristina Gionta è un’attrice molto dotata e viene accompagnata musicalmente dal valido Emiliano Ottaviani. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti giusti!
1528. Bellezza Orsini, o Bellezza di Angiolino Orsini, è la figlia naturale di Pietro Angelo Orsini, appartenente al ramo di Mugnano-Foglia, ed è serva dei feudatari di Monterotondo. Viene accusata di stregoneria e processata nella Rocca di Fiano Romano dal tribunale del conte Ludovico Orsini di Pitigliano.
La sua vicenda è ben documentata nelle carte del processo e nelle testimonianze autografe che ci ha lasciato scritte durante la prigionia e approfonditamente studiate da Di Sivo, dal cui libro “La costruzione di una strega” è tratto lo spettacolo. Di Sivo ha ricostruito il processo attraverso le fonti conservate nell’Archivio di Stato di Roma.

Bellezza era vedova, alfabetizzata e nota nella comunità locale per la sua abilità nel curare le malattie e i disturbi con l’ausilio delle erbe. Giunge al processo proprio a causa delle sue pratiche ritenute opera del maligno.
Cercherà di difendere il proprio operato dimostrando l’infondatezza delle accuse, ma sotto atroci torture arriverà a confessare ciò che i suoi aguzzini vogliono. Il processo perciò porterà ad un inevitabile, tragico epilogo.
Tra le carte del processo si trovano le sue testimonianze scritte durante la prigionia, che riportano il racconto della sua vita e la confessione. È uno dei pochi testi autografi di questo genere rimasti e gelosamente conservati nell’ Archivio di Stato.
Partendo da qui, Adriano Evangelisti dà vita ad una scrittura teatrale intensa, profonda e coinvolgente, che si distanzia dal giudizio sulla donna o sul suo operato, e cerca di restituirci una realtà del passato.
Evangelisti, per mezzo della bravura di Maria Cristina Gionta, porta in scena alcuni frammenti di questa vita tra cui le pratiche erboristiche, le dicerie, il periodo della prigionia, le ingiuste accuse con la tremenda tortura e il rischio del rogo.


Il tribunale indaga e si concentra sulle conoscenze della donna sulle pratiche guaritrici, muove i suoi sospetti e le accuse per mezzo di forti pressioni psicologiche e torture fisiche riuscendo così ad ottenere una confessione di colpevolezza.
Per portare in scena Bellezza nella maniera più realistica, viene utilizzato il dialetto sabino medievale con qualche contaminazione di latino. Il racconto è poi accompagnato da un tappeto musicale composto da musiche eseguite dal vivo dal raffinato Emiliano Ottaviani.
Mi piacciono gli spettacoli teatrali ispirati a fatti e personaggi storici ricavati da documentazioni reali, meglio ancora quando vengono portati in scena con costumi coevi ai periodi trattati.
A volte mi scontro, sia in teatro che al cinema, con il discutibile lavoro di alcuni registi, sceneggiatori e costumisti volutamente poco attenti a questi aspetti, a discapito della Storia.
Vidi Maria Cristina Gionta tempo fa, impegnata in un altro particolare e bellissimo dramma teatrale che raccontava le vicende di alcune donne avvelenatrici del XVI secolo per mezzo dell’acqua tofana. Anche quello basato su serie ricerche storiche.
Stasera invece la proposta di sviluppa attraverso un drammatico monologo che vede in scena la sola Gionta coadiuvata di tanto in tanto da Ottaviani.
Il Teatro Le Maschere è perfetto per questo spettacolo, il suo palco spazioso e profondo dà modo di creare una scena immersa nell’oscurità più cupa, ideale per ricreare un dramma a tratti angosciante. I due artisti appaiono e scompaiono come immagini eteree ed oniriche. Il gioco di luci è fondamentale, infatti il tecnico esalta ogni momento in modo ineccepibile e suggestivo.
Inghiottito dal buio, Emiliano Ottaviani accompagna la vicenda da lontano come fosse sospeso in un non tempo, inserendosi tra una confessione ed una confidenza della donna, con l’ausilio di sue musiche originali e di tre brani del Gruppo musicale Novalia riarrangiati per chitarra e voce che suonano nostalgici e malinconici. Assume anche il ruolo di rumorista, producendosi in suoni improvvisi ed inaspettati che marcano ad effetto alcune scene per renderle efficaci, vive e realistiche.
La scenografia è ben curata, si compone di quattro aree ben distinte: una è un pagliericcio dove la donna giace durante la prigionia; un’altra presenta delle foglie secche, che forse vogliono rappresentare la caducità dell’esistenza, a cui si aggiungono una lapide che sembra confermare la mia impressione e un pentolone con un fuoco acceso, dove la donna prepara i suoi intrugli medicamentosi.
Un’altra usa tanti fogli di carta che si rivelano poi essere le pagine del suo stesso diario, piccole finestre che conservano e si affacciano sulla sua vita più intima. Gettate in terra come se non interessassero a nessuno, vengono disposte in cerchio ricordando la catasta di legna preparata per un rogo. Infine, molto suggestiva è l’ultima area composta da specchi infranti come la vita della protagonista, gettati a terra e illuminati dall’alto così da dare un effetto evocativo e magico sul volto dell’attrice segnandone gli stati emotivi più crudi.
In queste stazioni, curata da un’attenta regia si muove freneticamente, vestendo dei panni sudici e sdruciti, Maria Cristina Gionta che impersona una donna affranta, disperata, arrabbiata, sofferente, triste, rozza, infantile, disgraziata e profondamente ferita. Ma soprattutto sola.
In ognuno di questi spazi la Gionta, con impegno e maestria, manifesta i molteplici stati d’animo che pervadono Bellezza, con i quali si racconta, si difende, si giustifica e poi alla fine tragicamente confessa quello che vogliono i suoi aguzzini. Tutto, pur di non dover sottostare alle terribili angherie e torture dell’Inquisizione.
La Gionta non tralascia nessun aspetto caratteriale di questo disgraziato personaggio, rendendoci inoltre uno spaccato molto realistico della condizione della donna nel XVI secolo. L’attrice si dimena, si agita, piange, ride, si sfoga, si arrabbia, tira fuori il suo lato migliore e quello peggiore che la vita, la tortura, le ingiustizie e i soprusi scatenano. Sembra posseduta da un disturbo associativo dell’identità quando manifesta magnificamente degli aspetti caratteriali e comportamentali profondamente diversi tra loro, che altro non sono che sfaccettature di un’unica meravigliosa quanto sfortunata donna.
Le movenze, le espressioni, il modo di parlare e di gesticolare esprimono la sensibilità di una persona semplice ed umiliata, che schiava della propria ignoranza ha cercato di ritagliarsi un posto nella società del tempo sfruttando le sue umili capacità. Ma l’altra parte della società, quella “sana” e benpensante, la crede un pericolo e sfrutta l’ignoranza e la superstizione di chi la circonda per ostracizzarla, punirla, schiacciarla e poi condannarla. Solo perché non rispetta quei dettami imposti da un ceto soverchiante ed istruito che si arroga prepotentemente il diritto di poterla giudicare in nome di Dio. Ecco cosa ci spiegano il testo e la recitazione dell’artista.
Un monologo che emoziona e colpisce, dedicato a chi non desidera giudicare ma ascoltare.
‘Bellezza Orsini” apre l’edizione 2026 di Amori Rubati, progetto culturale diretto da Federica Di Martino che dal 2021 promuove incontri e spettacoli sul tema della violenza di genere, coinvolgendo artisti, autori, istituzioni e associazioni. In collaborazione con il
