Lunedì 19 Ottobre 2026 09:10
Il pontificato di Pio XII davanti alla Shoah


Il punto in un libro del giurista e storico della Chiesa Pierluigi Guiducci presentato alla Lumsa. La presentazione in anteprima nazionale dei documenti trovati in 20 anni di ricerche
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Sono i documenti, e dunque le fonti storiche, uniti all’onestà intellettuale gli unici strumenti che Pierluigi Guiducci, giurista e storico della Chiesa, ritiene validi per sostenere e dimostrare una tesi, così come per confutare una posizione. Con questo chiarimento, l’esperto ha spiegato il metodo adottato nella sua vita di studioso e nella stesura del suo ultimo lavoro “Pio XII e la Shoah. Quali silenzi?”, presentato venerdì pomeriggio, 16 ottobre, nella Sala Giubileo dell’Università Lumsa, a due passi da Borgo Pio. Nel corso dell’evento promosso dall’ateneo intitolato proprio da Papa Pacelli a Santa Maria Assunta e dall’Ente per il Diritto allo studio dell’Università Cattolica, Guiducci ha presentato «in anteprima nazionale dei documenti trovati in 20 anni di ricerche e di confronti con i massimi studiosi di Pio XII».
Partendo dalla constatazione che «il suo pontificato è storicamente uno dei più complessi e discussi del Novecento», laddove l’elezione di Pio XII avvenne a pochi mesi dallo scoppio del secondo conflitto mondiale, lo storico ha dimostrato che «non rimase affatto immobile e in silenzio di fronte alla Shoah» e che questo, documenti alla mano, «è assolutamente falso». Due i fondamentali chiarimenti fatti da Guiducci: in primo luogo, «è stato detto un falso, anche dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni – ha detto l’esperto -, quando si è sostenuto che la Chiesa diede ordine di non accogliere gli ebrei perseguitati nelle strutture ecclesiali che avrebbero potuto permettere loro di rifugiarsi». A dimostrazione di questo, Guiducci ha mostrato un articolo posto in quarta pagina della rubrica “Fatti, notizie e commenti” dell’edizione clandestina del giornale “Il Popolo”, precisamente il numero 3 del 10 marzo del 1944, 182° giorno dell’occupazione nazi-fascista. Nel documento, «che proviene da un gruppo di partigiani», ha detto lo storico, si legge testualmente che «è assolutamente falso che la Sacra Congregazione dei religiosi abbia diramato una circolare per proibire ai conventi di dare ospitalità ad estranei»; ancora, che «nessuna pubblicazione di tale ordine è apparsa negli organi ufficiali della Santa Sede, né i superiori dei conventi hanno ricevuto alcuna comunicazione al riguardo», ha aggiunto Guiducci. Se dunque Pio XII scelse una linea di neutralità diplomatica ufficiale, lo fece per evitare ritorsioni naziste sui cattolici e sui civili ma «la Chiesa operò clandestinamente per nascondere e salvare migliaia di ebrei e perseguitati politici in conventi, monasteri e all’interno della stessa Città del Vaticano», ha chiarito ancora l’esperto.
Il secondo punto di interesse è per Guiducci quello relativo al fatto che «non è vero che Pio XII avrebbe potuto raggiungere la stazione Tiburtina e provare a fermare il treno che stava per deportare dal binario 1 gli ebrei di Roma dopo il rastrellamento del 16 ottobre 1943, come anche la senatrice Liliana Segre ha sostenuto». Per dimostrare questo, lo storico ha fatto riferimento a «un documento del ministero dell’Interno della Questura di Roma risalente a quello stesso giorno, delle ore 21, che attesta che l’intera stazione Tiburtina era stata circondata dai militari tedeschi» e che dunque «era impossibile per chiunque arrivare lì», tenuto anche conto che contestualmente in Vaticano, «all’uscita di Porta Sant’Anna e all’altezza di Castel Sant’Angelo, c’erano 2 postazioni tedesche per cui era impossibile per il Papa avere alcun margine di manovra», ha chiarito Guiducci.
Per lo storico, «dalle alte gerarchie ebraiche non è mai stato perdonato a Papa Pacelli di aver sostenuto uno status internazionale per Gerusalemme», in linea con «la risoluzione Onu del 29 novembre 1947 che decise la spartizione in uno Stato ebraico e uno arabo». Di seguito, l’11 dicembre 1948 e il 9 dicembre 1949, le Nazioni Unite ribadirono la decisione di costituire la Città Santa in Corpus separatum, direttamente sottoposto all’autorità di un proprio rappresentante. Il governo di Israele fu totalmente in disaccordo: Gerusalemme doveva diventare l’unica ed eterna Capitale di Israele. Da qui, la teoria di Guiducci: da parte ebraica ci fu una presa di posizione negativa nei confronti di Papa Pacelli e la conseguente “condanna” per i suoi presunti silenzi. Si collocano infatti in quel tempo le encicliche di Pio XII “Auspicia quaedam” e “In Multiplicibus Curis”, entrambe del 1948, e “Redemptoris Nostri”, del 1949. Le prime due vedono l’auspicio del pontefice affinché Gerusalemme sia internazionale, così da offrire libero accesso ai Luoghi Santi; la terza, proprio sui Luoghi Santi della Palestina e sulla cura dei profughi, ribadisce la richiesta di Pacelli affinché a Gerusalemme venga riconosciuto un regime internazionale.
19 ottobre 2026
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