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Lunedì 19 Ottobre 2026 12:10

Ucraina, Shevchuk: «In gioco la sorte delle persone non solo gli interessi»



L'arcivescovo maggiore di Kiev nel suo video messaggio settimanale interviene sull'emergenza freddo e sulla tregua energetica, e richiama a «non contrapporre la pace alla giustizia»

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L’emergenza freddo nel Paese e gli accordi per una “tregua energetica” tra Russia e Ucraina, al centro del video messaggio settimanale dell’arcivescovo maggiore di Kiev Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiea greco-cattolica ucraina. «È importante vedere, dietro i negoziati internazionali sulle risorse energetiche, la sorte concreta delle persone, anziché considerare soltanto gli interessi economici o politici», osserva, evidenziando che «i principali obiettivi degli attacchi russi contro le nostre città e i nostri villaggi sono le infrastrutture critiche. Secondo le informazioni a nostra disposizione, nell’ultimo mese il nemico sta cercando di isolare completamente città come Kiev, Odessa e Kharkiv, privandole della possibilità di ricevere calore, energia elettrica e acqua».

Basti pensare che «solo» nell’attacco del 14 ottobre, 30 impianti dell’infrastruttura energetica sono stati distrutti o seriamente danneggiati, lasciando contemporaneamente 600mila persone senza elettricità. «Ma ciò che più ci addolora è che questi crimini contro l’umanità si siano verificati proprio nel momento in cui il presidente degli Stati Uniti ha annunciato una cosiddetta tregua energetica tra la Russia e l’Ucraina», osserva il presule. Intanto, comunque, «né la parte russa né quella ucraina hanno confermato il raggiungimento di tale accordo».

Nell’analisi di Shevchuk, i i negoziati di pace volti a porre fine al conflitto «devono rispondere a determinate regole morali. Quando parliamo di energia – aggiunge -, vi invito tutti a ricordare: si tratta di persone in carne e ossa, di asili, scuole e ospedali. Gli accordi devono essere valutati innanzitutto in base alla loro capacità di ridurre le sofferenze della popolazione civile, e non soltanto in funzione dei dividendi politici o economici che producono, o in base al fatto di essere un’occasione per dichiarazioni politiche clamorose».

Ancora, puntualizza, «pur accogliendo con gratitudine gli sforzi di mediazione volti a porre fine alla guerra, è di cruciale importanza distinguere tra il contenimento di un aggressore ingiusto e la costrizione della vittima a fare concessioni. I nostri amici della comunità internazionale devono comprendere: la dipendenza dell’Ucraina dagli aiuti non dà a nessuno il diritto morale di disporre del suo futuro senza la partecipazione degli ucraini stessi».

Il presule scandisce con fermezza che «non si può cancellare la netta distinzione tra lo Stato aggressore e il popolo che ha diritto a difendersi. Negli sforzi internazionali volti a porre fine a qualsiasi guerra, e in particolare alla guerra russa contro l’Ucraina, non si può contrapporre la pace alla giustizia». Se dunque da una parte «noi ucraini, sentendo parlare di negoziati, incontri e vari accordi, non dobbiamo subito percepirli come un tradimento, dall’altro lato, non si può chiamare pace qualsiasi accordo proclamato, se esso non si fonda su principi morali». E il principio-guida è che «non c’è pace senza giustizia, specialmente giustizia verso la vittima innocente».

Nelle parole dell’arcivescovo maggiore anche il tema del «diritto morale» degli ucraini a «partecipare alle decisioni e ai negoziati che determinano il loro futuro. L’Ucraina è un soggetto di diritto internazionale e non può essere ridotta a merce di scambio, specialmente quando qualcuno è guidato da interessi diversi dalla protezione delle vittime innocenti nel nostro Paese. L’Ucraina ha una propria soggettività e non è oggetto di interessi altrui». Di qui l’appello alla comunità internazionale: «Oggi è di vitale importanza non ridurre la tragedia ucraina al valore delle risorse o alla comodità di un compromesso politico!».

19 ottobre 2026

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