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Martedì 20 Ottobre 2026 13:10

Dalla Cucina al Bar: l’evoluzione della mixology raccontata da Domenico Chiatroni

ROMA – Un settore in continua trasformazione, tra ricerca delle materie prime, nuove tecniche di miscelazione e le insidie della comunicazione social. Per capire verso...

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ROMA – Un settore in continua trasformazione, tra ricerca delle materie prime, nuove tecniche di miscelazione e le insidie della comunicazione social. Per capire verso dove sta andando il mondo del beverage, abbiamo intervistato Domenico Chiatroni, bartender professionista, formatore ed esperto di miscelazione avanzata attivo nel settore dal 1999.

Ideatore del progetto e format di ricerca “Dalla Cucina al Bar”, Chiatroni promuove un approccio innovativo che fonde l’arte della gastronomia con i grandi classici della liquoreria.

Domenico, come è cambiato il mondo del bar da quando hai iniziato la tua carriera?

«Se guardo indietro, posso dividere la storia recente del bar in tre grandi fasi.

Nei primi anni 2000 abbiamo assistito all’avvento dell’American Bar e del free pouring, un’era caratterizzata da grande velocità, spettacolarità e dall’esplosione del flair. È stata una prima grande fase di innovazione.

Dal 2010 in poi è iniziata la vera e propria era della mixology: abbiamo assistito a uno studio molto più profondo delle materie prime, a tecniche di lavoro completamente rinnovate e a una forte attenzione alla relazione con il cliente, inaugurando lo storytelling e il racconto che c’è dietro ogni singolo cocktail.»

E oggi a che punto ci troviamo?

«Oggi viviamo una fase complessa, dove rischiamo di perderci. L’avvento dei social network ha cambiato radicalmente la percezione del bar. Purtroppo ci troviamo di fronte a influencer o figure che spesso non hanno una reale formazione o anni di corsi alle spalle.

Nel 80% dei casi vengono veicolate informazioni poco accurate o del tutto sbagliate. Questo fa sì che la vera formazione passi in secondo piano e che il lavoro di bartender venga talvolta raccontato e percepito in modo distorto.»

Parlaci del tuo progetto “Dalla Cucina al Bar”. Come nasce e qual è la sua missione?

«Premetto che non ho inventato nulla da zero: già dal 2010 diversi bartender a livello internazionale hanno iniziato a sperimentare lavorando ingredienti, spezie e prodotti tipici della cucina per trasformarli all’interno del drink.

Con “Dalla Cucina al Bar” voglio sottolineare con forza l’importanza della collaborazione tra il mondo della ristorazione e quello della miscelazione. Io non sono uno chef, sono un bartender: il mio obiettivo è prendere gli ingredienti e le suggestioni della gastronomia e lavorarli attraverso tecniche di miscelazione avanzata, per dare un’impronta unica e nuova anche ai grandi classici.»

Come si sviluppa operativamente il progetto?

«Il progetto non si lega a una sede fissa: si sviluppa direttamente sul campo, all’interno dei locali. Realizziamo corsi di formazione su misura ed eventi dimostrativi direttamente nelle strutture che vogliono rinnovare la propria offerta e far crescere il proprio staff, promuovendo l’idea che la formazione debba essere un percorso di crescita continua.»

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