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Martedì 20 Ottobre 2026 17:10

Dalle coltellate alle Aura Battle: San Lorenzo è cambiata

Smartphone alzati, applausi, urla e una folla di giovanissimi radunata intorno a due ragazzi che…si menano? Assolutamente no. Lo scorso sabato 17 ottobre piazza dell’Immacolata, a San Lorenzo, si è trasformata nel palcoscenico di un’Aura Battle, una sfida virale che porta i meme di TikTok direttamente in strada. Il fenomeno nasce un anno fa in […]

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Smartphone alzati, applausi, urla e una folla di giovanissimi radunata intorno a due ragazzi che…si menano? Assolutamente no. Lo scorso sabato 17 ottobre piazza dell’Immacolata, a San Lorenzo, si è trasformata nel palcoscenico di un’Aura Battle, una sfida virale che porta i meme di TikTok direttamente in strada. Il fenomeno nasce un anno fa in America Latina e si basa su un meccanismo primordiale: ci si affronta a colpi di pose, gesti e citazioni della cultura digitale per dimostrare chi ha più “aura”, una specie di versione Wish del carisma. A decretare il vincitore, sono le reazioni del pubblico. 

Qualche giorno prima di Roma c’è stata Parigi. In Francia le aura battle sono comparse persino durante le mobilitazioni studentesche: l’8 ottobre, racconta Le Monde, alcuni ragazzi si sfidavano a colpi di pose e meme in place de la Bastille, mentre a due passi la protesta proseguiva tra slogan e tensioni con le forze dell’ordine. Un colpo d’occhio paradossale, con un effetto spaesamento per il passante medio, poverino, totalmente avulso dal concetto di aura battle, paragonabile alla visione della guerra dei mondi girato sul set di LOL.

Per chi osserva da fuori è inevitabile chiedersi, ma che stanno facendo? Per mettere meglio a fuoco dobbiamo fare un passo indietro. Prima delle aura battle, nei primi 2000, c’erano le rap battle. Qui ci si sfidava a colpi di rime, cercando la barra più tagliente per surclassare l’avversario, che contenesse insieme insulto e battuta e che rivelasse alla platea, alla fine, chi dei due fosse la mente più reattiva e brillante. Non alta letteratura, sia chiaro, ma la sfida passava dalle parole, dall’estro e dal genio, un singolar tenzone Millennials che ha toccato l’apice della sua popolarità sul grande schermo con “8 miles”. 

Oggi il contenuto ha abdicato alla posa, la rima tagliente al look e l’inventiva alla capacità di scimmiottare un reel. Un’involuzione? Un sintomo dei tempi. Di un intrattenimento che disincentiva e si disinteressa alla ricerca di profondità, puntando tutto su shottini di dopamina da pochi secondi, che riempiono il momento senza nutrirlo mai davvero. Tuttavia, per partecipare a un’aura battle devo uscire di casa. E in un’epoca in cui la socialità passa quasi sempre da uno schermo, un fenomeno social che diventa un momento fisico, che fa incontrare i ragazzi nella realtà di una piazza, non è scontato. 

E poi, come ha osservato su El Paìs il sociologo Iago Moreno, si tratta di una forma giovanile di costruzione dell’identità che risponde a un’esigenza antica, distinguersi dagli adulti. E forse cose come la aura battle servono esattamente a questo. Sono un venticello necessario che fa crollare il castello di carta del nostro chiamarci ragazze e ragazzi a quarant’anni suonati. Ci ricordano che i giovani sono altri. E, in questo senso, noi “adulti” abbiamo tutto il diritto e forse anche il dovere, di non capirci assolutamente nulla. E viceversa. 

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