Martedì 20 Ottobre 2026 17:10
La street art e i murales sui palazzi non sono belli a prescindere! Vanno inseriti nel giusto contesto
Il caso della scuola Vincenzo Cuoco che inaugura nelle prossime ore un'opera bella ma non del tutto integrata. Occorre un piano del colore e rispetto per l'architettura
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La street art e i murales sui palazzi non sono belli a prescindere! Vanno inseriti nel giusto contesto
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Qual’è lo stato degli edifici delle scuole pubbliche, in concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico e l’attivazione del Piano Scuole Pulite di AMA?
Prosegue la nostra inchiesta sul degrado scolastico. A beneficio di chi legge: il piano scuole pulite di AMA, lanciato a ridosso della ripresa scolastica, ha previsto interventi straordinari di rimozione di rifiuti, foglie e diserbo davanti agli ingressi dei plessi di ogni ordine e grado.
E il cosiddetto
piano “triage” graffiti
, introdotto dal Campidoglio, è un sistema a quattro codici colore per dare priorità alla rimozione dei graffiti e delle scritte vandaliche, con particolare attenzione alle scuole.A complicare il quadro generale non ci sono solo le scritte, ma le forti polemiche sugli atti vandalici avvenuti durante le proteste studentesche di inizio ottobre.
Ed è proprio da qui che riparte il nostro viaggio tra gli istituti più colpiti dall’incuria: le prime tappe,
Liceo Socrate
e Liceo Cavour
, senza dimenticare gli accessi di Roma Tre
, evidenziano come lo stato delle scuole rifletta il livello di rispetto del bene comune. L’obiettivo della nostra iniziativa, oltre a mappare lo stato di degrado, è distinguere i murales autorizzati da quelli vandalici. Oggi ci concentriamo su quest’ultimo aspetto che a noi pare trascurato: l’inserimento di murales inopportuni o in contrasto con il contesto architettonico.Consapevoli che l’argomento è ostico, proviamo a spiegarci meglio. Con un fatto di cronaca: Padova, murales in città, gli architetti: «Deturpati edifici storici», il caso risale a
5 anni fa.


L’Ordine degli Architetti di Padova ha aspramente criticato la Biennale di Street Art accusando l’iniziativa di deturpare edifici storici e architetture contemporanee. Lamentando che la street art sia stata inserita con violenza su complessi di valore, senza alcun dialogo con la “preesistenza architettonica”. Secondo gli architetti, molti murales non valorizzano il contesto urbano ma finiscono per imporsi in modo dissonante sulle facciate, alterando il decoro e la lettura architettonica degli edifici.
Alzi la mano chi ha sentito pronunciare, almeno una volta, il concetto di Street art rispettosa del contesto. MAI, VERO?
Il centro della contestazione di Padova – e anche la nostra – riguarda esattamente il superamento dei concetti di unità stilistica, coerenza cromatica e rispetto per l’architettura preesistente.
La nostra denuncia riguarda Il nuovo murale in fase di realizzazione sulle pareti del plesso “Vincenzo Cuoco” (facente parte dell’Istituto Comprensivo Giuseppe Bagnera). L’iniziativa è stata formalizzata a metà ottobre attraverso la pubblicazione della Circolare ufficiale n. 66 dell’istituto, che definisce l’organizzazione dei lavori per la creazione dell’opera d’arte e le variazioni logistiche temporanee necessarie all’interno del plesso scolastico situato in zona Marconi.

E poi il discorso prende una piega architettonica (cit. Lucio Battisti) e..personale.
Si dà il caso che quella era la scuola dove chi vi scrive ha trascorso gli anni felici delle elementari (1987-1992): un pezzo della mia infanzia l’ho passato lì a correre, giocare, sognare il futuro.

La scuola ha o almeno aveva, un aspetto dignitoso. L’edificio di Via Blaserna presenta le caratteristiche dell’edilizia scolastica del boom economico anni ’60-’70: lo “stile “opificio” a pianta rettangolare, riflettendo l’approccio funzionalista e razionalista tipico di quegli anni. Gli edifici concepiti con blocchi geometrici semplici e lineari simili a fabbriche o opifici per la loro estetica essenziale.


Ma la bellezza della “Vincenzo Cuoco (prima solo elementare divenuta poi istituto comprensivo con la successiva inclusione dell’asilo “Giuliani”) risiede nel connubio cromatico tra le tegole in cotto e la facciata in laterizio dello stesso colore. Una facciata arancione abbinata a un tetto in tegole rosse. Uno stile rustico da opificio (“Rustrial”) che rappresenta una delle massime espressioni dell’architettura tradizionale italiana.
Due anni fa a avevamo denunciato le scritte vandaliche sulla facciata: “Premesso che plaudo alla bella iniziativa di Retake, ai volontari che si sono messi all’opera per realizzare un murales all’esterno della scuola Bagnera (plesso Cardano), vorrei che ci fosse più attenzione alla rimozione degli atti vandalici sulla mia ex scuola imbrattata (plesso V.Cuoco).. Un esempio diseducativo. Potreste gentilmente provvedere alla pulizia delle pareti e al ripristino dello stato originario delle superfici interessate?


Murales? No grazie!”
L’ultima affermazione (murales, no grazie!) nasceva da un cordiale scambio social col presidente del Municipio XI, Gianluca Lanzi, in riferimento ai graffiti e alla targa dell’asilo vandalizzata. Ripulita la targa alla scuola Giuliani e cancellate le tags: promessa mantenuta!

Ringraziammo il presidente Lanzi che però ci gelò con una frase sibillina: “su quel muro ci starebbe benissimo un’opera di street art”…e voi direte che male c’è? E qui casca l’asino! Perché la street art NON equivale sempre a riqualificazione.
Sta prendendo piede una nuova forma di “populismo della street art”, la pratica di subordinare la cancellazione di scritte vandaliche alla realizzazione di un murales anche se completamente fuori contesto rispetto all’architettura e alla storia del luogo, la subalternità all’idea dei muri imbrattati che mette in luce un cortocircuito culturale, politico e urbanistico. Il messaggio implicito ma distorto diventa: “Non puliamo il muro imbrattato a meno che non ci mettiamo sopra un disegno colorato che piaccia alla massa”.
Gli interventi decontestualizzati e calati dall’alto da enti pubblici o privati senza coinvolgere le comunità locali e le istituzioni di prossimità rischiano di essere solo operazioni di facciata, “greenwashing” culturale.
O peggio, uno strumento di autopromozione politica o di captazione del consenso (il riferimento è all’Affidopoli della Regione Marche con affidamenti diretti senza bandi di street art per un ritorno di consenso politico ed elettorale).
Ma c’è di più: la “rottura” dell’unità cromatica e materica: L’inserimento di colori pop art e grandi murales alterano le superfici e le texture pensate originariamente dai progettisti (ad esempio, le facciate in cortina o i mattoni a vista). Secondo l’Ordine degli Architetti veneti, certi murales rischiano di risultare invasivi e “deturpare” l’identità formale degli edifici su cui vengono applicati. Concordiamo!
Gli architetti veneti hanno contestato il fatto che l’inserimento di mega-murales dai toni accesi o in stile pop art rovinano la texture originale pensata dai progettisti.
Anche se un murale ha un’elevata valenza artistica, non può prescindere dal rispetto delle preesistenze! Le pareti in pietra o con mattoni a vista non sono, per forza, una tela per graffiti!
Sembra una banalità ma non lo è, visti i tempi che corrono..ripetiamolo insieme. Citando un cartone della mia gioventù, ripetiamolo come Bart alla lavagna:

“Le facciate a cortina o in pietra non sono una tela per graffiti”
“Le facciate a cortina o in pietra non sono una tela per graffiti”
“Le facciate a cortina o in pietra non sono una tela per graffiti”………ma elementi con una precisa valenza visiva, architettonica e storica che va preservata.


Per molti le palazzine moderne e l’edilizia intensiva sarebbero intrinsecamente prive di valore artistico, brutte e “grigie”. Di conseguenza, si è diffusa l’idea che l’unico modo per renderle “belle” sia colorarle a tutti i costi con murales o graffiti sgargianti, equiparando ciecamente il concetto di verde o colorato a “bello” e quello di muro pulito a “brutto”.
Ma è l’idea stessa di unità cromatica che sembra essere messa in discussione. S’avanza così una nuova forma di “dittatura visiva” che giustifica l’imbrattamento del patrimonio architettonico. Nel conformismo del panorama informativo alla retorica acritica dell’artista “ribelle” alle imposizioni del monocromatismo e del grigiore urbano.
L’opera in fase di realizzazione sulle pareti della “Vincenzo Cuoco”, un murale raffigurante un ragazzino affacciato a una finestra con l’immagine incorniciata da una finta finestra in trompe l’œil (tecnica pittorica che “inganna l’occhio” simulando la tridimensionalità su una superficie piatta) non è poi così male, anzi, ci sembra ben fatto, ne apprezziamo lo stile che unisce la pop art al dettaglio fotografico del ritratto iperrealistico. Un murales ben fatto, ma….non dialoga correttamente con l’architettura circostante – in questo caso, la simmetria e il ritmo della trama dei mattoni a vista – e non rispetta né valorizza le linee architettoniche esistenti. Copre e ignora i dettagli materici e storici della facciata. Genera “rumore visivo” ed altera l’identità storica dell’edificio.
Di conseguenza, riteniamo l’opera sui muri della Vincenzo Cuoco inopportuna, inappropriata e fuori contesto!
Non ce ne vogliano gli autori e i committenti! Ma..siamo sicuri che alla gente piacerà.
E queste nostre parole suoneranno stonate alla maggioranza dell’opinione pubblica e dei partiti politici (soprattutto a sinistra) per le quali la street art è considerata un successo indiscutibile. Di conseguenza, qualsiasi obiezione viene subito etichettata come reazionaria, “anti-moderna” o un attacco politico alla Giunta (in questo caso la presidenza del XI municipio).
Ma il vostro obiettivo principale non è un attacco politico o ideologico, ma piuttosto una spinta a riconsiderare la retorica secondo cui i palazzi moderni e l’edilizia intensiva delle periferie siano intrinsecamente brutti, tutti uguali e, di conseguenza, meritevoli di essere ricoperti da graffiti o “salvati” esclusivamente attraverso i murales. Il muro ha una sua dignità architettonica, storica e materica. Trattare ogni superficie verticale come una tela bianca da riempire significa annullare l’architettura per sostituirla con l’illustrazione. A volte i residenti si trovano monumentali dipinti sotto le finestre senza averli scelti, subendo un forte impatto visivo (e una sottile imposizione ideologica).
Come dicevamo prima, una forma subdola di ricatto culturale: l’idea che ogni muro o palazzo, solo perché considerato “brutto” o “grigio”, sia automaticamente meritevole di essere coperto da graffiti sgargianti o tag illegali. E che la pulizia dello spazio pubblico non sia un diritto fondamentale dei cittadini, ma una concessione barattabile con un’opera di street art anche se fuori contesto (la pensano così tanti volontari antidegrado)
Secondo noi, manca un’idea di città che valorizzi l’architettura esistente, preferendo la scorciatoia del “colore” per coprire l’incuria (ed intercettare il consenso giovanile).
Al posto di delegare il decoro urbano ai soli murales, Diarioromano propone l’adozione di un
Piano Colore facciate
(sulla scia di grandi capitali europee come Parigi e Londra). L’obiettivo è riaffermare l’identità cromatica delle facciate per contrastare il degrado delle tags e valorizzare le strutture degli edifici. I murales dovrebbero essere inseriti solo all’interno di un albo dei murales autorizzati e condivisi
nei singoli municipi.A questo proposito, apprendiamo che il murale sulla facciata della Vincenzo Cuoco rientra nel progetto
“Un Mare d’Europa” di Worldrise co-finanziato dall’Unione Europea.

Leggiamo sul sito: “ Portare il mare nelle città attraverso la street art, evidenziando come ognuno di noi possa essere parte della soluzione. Il mare arriva in città. Cambiamenti climatici, inquinamento e perdita della biodiversità marina sono solo alcuni dei temi che la Street Art può trasformare in segno grafico (…) I murales di Worldrise Walls (ri)connettono persone e natura, soprattutto nel contesto urbano”

SECONDO VOI SIAMO STRANI NOI OPPURE IL SOGGETTO DEL MURALE – BELLO MA INOPPORTUNO – E’ AVULSO DAL CONTESTO?
DUE BAMBINI SORRIDENTI SUI MURI DELLA “VINCENZO CUOCO” DOVREBBERO PORTARE IL MARE IN CITTA’ E SENSIBILIZZARE ALLA BIODIVERSITA’?
Non sarà che la Giunta XI per ingraziarsi il consenso dei cittadini – e di specifiche fette di elettorato o frange culturali – abbia deliberato la commissione del murale sfruttando il bando UE?
Premesso che supportiamo la creazione di strade scolastiche (come quella di Via Blaserna) e pedonalizzazioni, considerandole interventi fondamentali per la sicurezza dei bambini, la riduzione dell’inquinamento e la riqualificazione dello spazio pubblico, riteniamo che il murale sulla Vincenzo Cuoco, bello ma fuori contesto, manchi di rispetto per l’immagine unitaria e il decoro degli edifici. E proponiamo di istituire una commissione tecnica di architetti e urbanisti per valutare caso per caso la street art.
Rinnoviamo l’appello a chi disegna la città e a chi forma le nuove generazioni (partendo dalle elementari fino all’università), affinché gli si insegni ad apprezzare il valore estetico delle architetture “pulite” e della continuità di tono.

Per comprendere che un edificio non è un elemento isolato, ma parte di un tessuto urbano “storico” che possiede una propria armonia visiva e cromatica.
Consentitemi di concludere con una considerazione personale: vedere un luogo a cui sei legato a livello d’infanzia – come la scuola in cui sei cresciuto – venire improvvisamente trasformato da un’opera di street art invasiva dà una forte sensazione di straniamento e violazione dei ricordi.

Cari dirigenti, scolastici e politici, avete ceduto all’omologazione visiva della street art ignorando la tutela dell’identità storica dell’edificio. Deturpando l’identità visiva originaria dell’edificio (una bella scuola in stile rustico industriale), mancando di rispetto al progetto originario e ai tanti allievi e maestri e collaboratori scolastici che hanno popolato le classi ed i corridoi di questa scuola. Siatene coscienti. E la prossima volta, per favore, valutate meglio il contesto architettonico. Per riscoprire i concetti di unità stilistica, coerenza cromatica e rispetto per l’architettura preesistente.
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