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Lunedì 19 Ottobre 2026 11:10

Reset, la mostra fotografica che racconta la rinascita

???? La violenza può spezzare una vita, ma non cancellare l’identità di chi sopravvive. La mostra fotografica Reset, realizzata da Andrea Colarieti e Barbara Sanna Murgia, racconta attraverso immagini autentiche il percorso di una donna che ha subito una grave aggressione da parte del compagno. A Roma, dal 19 al 24 ottobre 2026, un racconto…
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La violenza può spezzare una vita, ma non cancellare l’identità di chi sopravvive. La mostra fotografica Reset, realizzata da Andrea Colarieti e Barbara Sanna Murgia, racconta attraverso immagini autentiche il percorso di una donna che ha subito una grave aggressione da parte del compagno. A Roma, dal 19 al 24 ottobre 2026, un racconto coraggioso che attraversa memoria, trauma e ricostruzione personale

Ci sono esperienze che cambiano irrimediabilmente il rapporto con il proprio corpo, con la memoria e con il mondo. La violenza subita all’interno di una relazione può rappresentare una frattura profonda, ma non esaurisce l’identità della persona che ne è sopravvissuta.

È intorno a questo principio che nasce Reset, progetto fotografico realizzato da Andrea Colarieti e Barbara Sanna Murgia.

La mostra, presentata a Roma nell’ambito di Rome Art Week 2026, trasforma un’esperienza personale dolorosa in un racconto visivo articolato in tre momenti: la vita prima della violenza, le conseguenze dell’aggressione e il percorso successivo di ricostruzione.

Una mostra fotografica dedicata al ritratto e alla memoria personale

Il percorso espositivo si apre con immagini realizzate da Barbara prima dell’aggressione.

Sono fotografie intime, legate alla quotidianità, alla maternità, al lavoro artistico e alla vita personale. Immagini che permettono di conoscere una donna prima che la sua storia venga attraversata dalla violenza.

Questa scelta narrativa è essenziale: Barbara non viene presentata inizialmente come vittima, ma come persona, con una propria identità, passioni, relazioni e prospettive.

La fotografia diventa così uno strumento per restituire una complessità che i racconti centrati esclusivamente sulla violenza spesso rischiano di perdere.

Una fotografa impegnata in un autoritratto, immagine di repertorio

La seconda parte della mostra presenta gli autoritratti realizzati da Barbara dopo l’aggressione subita dal compagno, che secondo il racconto del progetto l’avrebbe colpita brutalmente all’esterno della sua abitazione per poi fuggire.

Non si tratta di una ricostruzione scenica, ma di immagini che documentano le conseguenze dell’accaduto.

È una scelta espressiva forte, attraverso la quale l’autrice decide di riappropriarsi della possibilità di raccontare la propria esperienza.

L’immagine diventa testimonianza, ma anche esercizio di autodeterminazione: è Barbara a decidere come mostrare ciò che ha vissuto.

Fotografie e attrezzatura fotografica in un progetto artistico documentario

L’ultima parte della mostra affida lo sguardo ad Andrea Colarieti.

Il suo lavoro fotografico racconta Barbara nel presente, non più attraverso l’aggressione subita, ma attraverso le scelte e i percorsi che hanno accompagnato la sua vita successiva.

Il racconto del progetto comprende la decisione di denunciare il responsabile, proteggere la figlia e ricostruire progressivamente un’esistenza autonoma.

La rinascita non viene rappresentata come cancellazione del trauma. Ciò che è accaduto rimane parte della storia personale, senza determinarne necessariamente ogni capitolo futuro.

Una donna cammina all'aperto, immagine simbolica del percorso di autonomia

La mostra è visitabile presso AC Studio, in via Sisto IV 25 a Roma, dal 19 al 24 ottobre 2026, con ingresso libero e apertura dalle 17 alle 21. Il vernissage si è tenuto il 16 ottobre.

L’esposizione invita a superare una narrazione che riduce le donne sopravvissute alla violenza alla sola condizione di vittime.

Attraverso due linguaggi fotografici differenti, il progetto restituisce continuità alla storia di Barbara: il prima, la frattura e il percorso che segue.

Reset è un invito a riconoscere che la vita di una donna non coincide con la violenza che ha subito. La sua identità comprende anche tutto ciò che ha costruito prima e ciò che continua a scegliere dopo.

Le fotografie visualizzate sono riferimenti di repertorio di corredo all’articolo, meramente indicative.

 

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