Giovedì 22 Ottobre 2026 09:10
“Magnifica humanitas”, un invito a «restare umani»


L'incontro alla parrocchia San Pio X. Padre Piccolo: educare al discernimento e curare le relazioni. Gambino: errore considerare neutrale il digitale. Damilano: la Chiesa si lascia interrogare dalle "cose nuove"
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Porsi in ascolto della voce di Papa Leone XIV quale faro per orientare una necessaria riflessione sull’intelligenza artificiale «nell’era dei cambiamenti tecnologici». Questa la scelta maturata dalla parrocchia San Pio X alla Balduina per questo anno pastorale nell’ambito del Progetto Persona, il cammino formativo che «pone al centro la dignità della persona tra Costituzione e Vangelo, generando un dialogo fecondo tra fede e vita», come ha spiegato ieri sera, 21 ottobre, il parroco monsignor Andrea Celli.
L’auditorium parrocchiale ha ospitato infatti il primo incontro sull’enciclica “Magnifica humanitas”: ad analizzarla, presentandone i contenuti, il giurista Alberto Gambino e padre Gaetano Piccolo, gesuita, ordinario di Filosofia e Teologia alla Pontificia Università Gregoriana. Chiamato a moderare l’evento, il giornalista Marco Damilano ha definito il documento «un messaggio rivolto al mondo sulla custodia umana da parte della Chiesa che si lascia interrogare dalle “cose nuove”» e in particolare da e sull’intelligenza artificiale, strumento quotidiano nella vita delle persone ma incapace di «vedere i volti umani» e non in grado di «applicare le categorie della solidarietà e del dialogo autentico».
Padre Gaetano Piccolo ha evidenziato l’importanza di «ripartire a ricostruire dall’uomo», constatando che «il contesto nel quale ci troviamo a vivere è quello del paradigma tecnocratico» in cui prevale «una cultura che riserva il primato all’efficienza e che decide ciò che conta mentre il resto lo scarta: questo è quello che fa la tecnica». Allora, «questa enciclica propone una riflessione sulla persona, in particolare nei capitoli terzo e quarto, dedicati a temi antropologici», quelli capaci di ricondurci «al fondamento che manca: non ci poniamo più il “Perché?”, non c’è più la differenza tra l’essere umano e la cosa e tutto è manipolabile, persino l’uomo».
Invece, ha affermato il gesuita, «ci dobbiamo chiedere non tanto in che cosa non ci somiglia l’IA ma in che cosa noi ci differenziamo dall’IA perché solo così possiamo custodire l’umano e riconoscere il nostro “proprium”» ossia «la dimensione degli affetti e delle relazioni che contano molto più dei dati». In particolare, il rischio «è che noi perdiamo lo spazio interiore del discernimento – ha continuato Piccolo -: decidere non è arrivare da a a b ma essere coinvolti e trasformati dalla decisione al punto da esserne responsabili», a dire che «c’è trasformazione della coscienza nei nostri processi decisionali», cosa che manca alla macchina, naturalmente.
L’IA infatti «decide statisticamente, sulla base della quantità e viene mantenuto solo ciò che è rilevante: è in questo modo che dai dati passa all’azione, nell’immediato». Discernere, invece, «significa custodire il tempo della domanda, non accontentandosi della rilevanza statistica», ha chiarito Piccolo. Il religioso ha riflettuto sulla differenza «tra avere una risposta e pensare, fondamentale per prendere decisioni»; e poiché «è tra l’informazione e l’azione che si colloca il discernimento» allora «restare umani significa educare al discernimento» così come «custodire l’umano vuol dire curare la relazione in maniera gratuita, fino a dare la vita per un altro, concetto che nell’IA non c’è perché non è rilevante», ha detto ancora Piccolo.
Infine, la riflessione sul transumanesimo e il super umanesimo ossia, rispettivamente, «l’illusione di potenziare le persone con la tecnologia e il miraggio di oltrepassare i limiti della condizione umana», ha spiegato il religioso. «Se io non ho limiti non ho identità – ha detto -: se non ci sono limiti, io non mi riconosco» per cui «la tentazione di “andare oltre” porta a perdersi» mentre «il “più che umano” per Papa Leone è ciò che ci rende più simili a Dio».
Gambino ha osservato come «è stato un errore considerare il digitale neutrale, ritenendo lo strumento “servente” rispetto all’essere umano» perché invece «è insito dentro lo strumento dell’IA un condizionamento che viene dai creatori di quel sistema» e questo è «lo smascheramento» che il Papa compie nella sua enciclica e «di fronte al quale non si può restare indifferenti», sono ancora le parole del giurista.
Di fatto, ha continuato, «non è neutrale perché dietro c’è il peccato dell’umanità che è l’accaparramento di risorse» laddove la società odierna porta a «vivere una vita di ricchezze anche vacue che però appagano» mentre «l’umanità diventa magnifica se ha in sé quell’anelito a ritrovare una comunione spirituale e trascendente con le ragioni stesse della sua esistenza nel mondo» e questa «non è un’esclusiva dei credenti», ha chiarito Gambino. Il giurista ha sottolineato poi come proprio l’umanità e la dignità della persona umana siano «alla base del diritto» e come «il diritto può ancora molto a favore del bene comune se viene interpretato come salvagente della dignità della persona umana».
Il percorso di approfondimento sulla “Magnifica humanitas” proseguirà a San Pio X il 28 ottobre alle 20 con una tavola rotonda a cui prenderanno parte Ignazio Ingrao, giornalista vaticanista, il vescovo Alfonso Vincenzo Amarante, rettore della Pontificia Università Lateranense, e Vincenzo Buonomo, delegato pontificio con funzioni di rettore della Pontificia Università Urbaniana. Tre i temi al centro della serata: la Dottrina sociale della Chiesa oggi, l’internazionalizzazione del messaggio e il cammino verso la civiltà dell’amore.
22 ottobre 2026
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