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Giovedì 22 Ottobre 2026 18:10

Materiali naturali e resilienza urbana, a Guidonia l’incontro tra ricerca e impresa contro il calore estivo nelle città

C’è un filo invisibile, ma robustissimo, che unisce la porosità millenaria del travertino – la pietra eterna che ha dato la forma a Roma – con le risposte tecnologiche che l’architettura contemporanea è chiamata a dare alla crisi climatica. Questo legame è emerso con forza durante l’incontro “COOL CITIES – Materiali, clima e nuovi modi […]

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C’è un filo invisibile, ma robustissimo, che unisce la porosità millenaria del travertino – la pietra eterna che ha dato la forma a Roma – con le risposte tecnologiche che l’architettura contemporanea è chiamata a dare alla crisi climatica. Questo legame è emerso con forza durante l’incontro “COOL CITIES – Materiali, clima e nuovi modi di abitare la città”, svoltosi mercoledì 21 ottobre nella sede della Società del Travertino Romano di Guidonia con il patrocinio del Comune. Ma a rendere l’appuntamento un unicum nel panorama culturale della provincia non è stata soltanto l’urgenza dei temi trattati. È stato il luogo stesso: l’evento si è tenuto, infatti, all’ombra di un esperimento socioculturale d’altri tempi, ovvero quella Biblioteca di Fabbrica inaugurata la scorsa primavera all’interno del sito estrattivo, la prima in assoluto della Regione Lazio.

Nata per impulso dell’associazione Ars Altera Cura della presidente Elena Lippiello, questa biblioteca non è un semplice deposito di volumi, ma una vera e propria filiazione dell’utopia industriale di Adriano Olivetti, che tra gli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso, a Ivrea, teorizzò la fabbrica come centro di formazione civile e professionale. Ora, qui a Guidonia, tra i blocchi di travertino e i progetti di restauro di grandi architetti, la cultura industriale si fonde con la ricerca scientifica.

E il convegno di mercoledì ha dimostrato l’efficacia di questa sinergia, trasformando l’impianto estrattivo in un pensatoio d’avanguardia. Le relatrici della Sapienza Università di Roma, la professoressa Alessandra Battisti e la ricercatrice Livia Calcagni, hanno offerto interventi illuminanti sulle strategie di mitigazione dell’effetto “isola di calore” nelle città e sulla resilienza dei nostri spazi urbani, spiegando come i materiali della tradizione possano reinventarsi per raffrescare le metropoli del futuro.

“L’atlante delle pavimentazioni che riducono il surriscaldamento estivo nelle aree urbane”, è uno degli strumenti operativi centrali della strategia di adattamento climatico di Roma Capitale, ed è coordinato scientificamente dalla professoressa Alessandra Battisti del Dipartimento di Pianificazione, Design e Tecnologia dell’Architettura della Sapienza Università di Roma. Lo studio definisce linee guida e catalogazioni tecniche per mitigare l’effetto isola di calore urbana. Di questo si è discusso. E anche dell’asse portante della transizione ecologica. Incentrato sullo studio del “ruolo dello spazio pubblico nella costruzione della resilienza delle città. Progetti e sperimentazioni per l’adattamento climatico”. Ne ha parlato l’ideatrice, l’architetto di ricerca Livia Calcagni, anche lei del Dipartimento Pianificazione Design, Tecnologia dell’Architettura della Sapienza Università di Roma. Una linea di ricerca che “analizza i vuoti urbani non più come semplici aree di transito o aggregazione, ma come vere e proprie infrastrutture polifunzionali”.

Attraverso protocolli sperimentali e soluzioni basate sulla natura (Nature-based Solutions), le ricerche in atto affrontano la rigenerazione dei quartieri più vulnerabili all’acuirsi dei fenomeni climatici estremi. Luoghi dove “lo spazio pubblico viene ridisegnato per assolvere a una triplice funzione protettiva: la regimentazione delle acque meteoriche, l’incremento della biodiversità urbana e la mitigazione microclimatica contro le ondate di calore estive”.

A fare gli onori di casa al convegno, portando anche i saluti istituzionali dell’amministrazione guidoniana del sindaco Mauro Lombardo, è stato Filippo Lippiello, il presidente del Centro per la valorizzazione del travertino romano. Tra i relatori, a concludere i lavori, il ricercatore e docente universitario Matteo Castorino dell’Istituto Italiano per gli studi storici.

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