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Giovedì 22 Ottobre 2026 23:10

Rocca di Papa, finto carabiniere tenta una truffa ma chiama un militare vero: arrestato 21enne

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Il giovane aveva raccontato che l’auto della vittima era stata utilizzata per una rapina in gioielleria. Il carabiniere ha finto di credere alla storia e ha avvisato i colleghi, che hanno fermato il sospettato.

Una telefonata per mettere a segno la truffa del finto carabiniere si è conclusa con il fermo di un 21enne originario della Campania. È accaduto a Rocca di Papa, nei Castelli Romani, dove il giovane avrebbe tentato di raggirare un uomo senza sapere che dall’altra parte del telefono si trovava un vero militare dell’Arma, in servizio presso la centrale operativa della Compagnia di Frascati.

Il truffatore aveva costruito una storia per convincere il proprietario dell’abitazione a consegnare i gioielli custoditi in casa. Il piano, però, è fallito quando il carabiniere ha riconosciuto il tentativo di raggiro e ha deciso di assecondare l’interlocutore, avvisando contemporaneamente i colleghi.

Secondo quanto ricostruito, il 21enne avrebbe contattato il numero fisso dell’abitazione presentandosi come appartenente all’Arma dei Carabinieri.

Durante la conversazione avrebbe sostenuto che l’automobile del proprietario fosse stata utilizzata per compiere una rapina ai danni di una gioielleria.

Con questo pretesto, il sedicente militare avrebbe spiegato che era necessario verificare la provenienza dei preziosi presenti nell’abitazione, per accertare che non fossero collegati al presunto episodio criminale.

Per effettuare il controllo, avrebbe quindi annunciato l’arrivo di un collega incaricato di ritirare i gioielli.

Una ricostruzione completamente inventata, utilizzata per convincere la vittima a consegnare i propri beni.

Il tentativo è stato scoperto immediatamente dal destinatario della telefonata.

Il proprietario dell’abitazione, infatti, era un carabiniere in servizio alla centrale operativa della Compagnia di Frascati.

Compresa la natura della chiamata, il militare ha deciso di fingere di credere al racconto, proseguendo la conversazione per guadagnare tempo.

Nel frattempo, ha avvertito i colleghi della centrale operativa, permettendo l’invio di una pattuglia del Nucleo Operativo e Radiomobile presso la propria abitazione.

L’intervento è stato organizzato in attesa dell’arrivo della persona incaricata di ritirare i gioielli.

Il giovane si è recato all’indirizzo indicato, convinto di poter ritirare i preziosi.

Ad attenderlo, però, c’erano i veri carabinieri, che lo hanno immediatamente bloccato.

L’operazione ha così impedito che il tentativo di raggiro arrivasse a compimento.

Il 21enne, originario della Campania, è stato successivamente sottoposto a fermo di polizia giudiziaria nell’ambito delle indagini.

Un ulteriore elemento investigativo è emerso dall’esame del telefono cellulare utilizzato dal giovane.

Gli investigatori hanno individuato una conversazione WhatsApp contrassegnata dal logo dell’Arma dei Carabinieri.

Secondo quanto riferito, attraverso la chat sarebbero state trasmesse indicazioni operative sulle località da raggiungere e sulle abitazioni individuate come possibili obiettivi.

La conversazione avrebbe quindi avuto la funzione di coordinare gli spostamenti e le attività legate ai tentativi di raggiro.

Gli accertamenti sul contenuto dei messaggi costituiscono uno degli elementi raccolti nell’ambito dell’indagine.

Sulla base degli elementi acquisiti, gli investigatori hanno formulato nei confronti del giovane un’ipotesi di tentata estorsione.

Dopo il fermo, il 21enne è stato trasferito nel carcere di Velletri.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Velletri ha successivamente convalidato il provvedimento, disponendo la custodia cautelare in carcere.

Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Il giovane è pertanto da considerarsi presunto innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

L’episodio riporta l’attenzione su una modalità di truffa che sfrutta l’identità delle forze dell’ordine per mettere sotto pressione le vittime.

I truffatori possono raccontare di incidenti stradali, rapine o indagini giudiziarie nelle quali sarebbero coinvolti familiari o beni della persona contattata.

L’obiettivo è creare uno stato di preoccupazione e convincere la vittima a consegnare denaro o oggetti preziosi.

È importante ricordare che i veri carabinieri non chiedono ai cittadini di consegnare gioielli o denaro a domicilio per effettuare presunte verifiche investigative.

In presenza di telefonate sospette, è opportuno interrompere la conversazione e contattare autonomamente il 112, senza utilizzare eventuali numeri forniti dall’interlocutore.

A Rocca di Papa, il tentativo di truffa si è concluso con l’intervento dei militari prima che venissero consegnati i preziosi.

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