Venerdì 23 Ottobre 2026 12:10
Disagio giovanile: «Punire quasi mai funziona, educare molto spesso sì»


Libera commenta le dichiarazione del ministro della Giustizia Nordio su minori e carcere. «L’esercito di cui abbiamo bisogno deve essere composto da educatori, assistenti sociali, operatori della cultura»
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«Una serie di arresti massicci nei confronti di minori non era mai avvenuta ma vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo spedire dietro le sbarre i violenti. E il sistema carcerario minorile in questo momento è effettivamente in sofferenza». All’indomani dei fermi in piazza dopo i disordini degli ultimi giorni – che hanno visto coinvolti un numero massiccio di under 18 quando non ragazzi appena adolescenti – il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha confermato, nella riunione di eri a via Arenula, la determinazione del governo ad andare avanti sul progetto di ampliamento dei posti negli Istituti penali per minorenni, con la realizzazione di nuove strutture e il recupero di quelle fatiscenti.
Diametralmente opposto il parere di Libera, secondo cui «guardare al disagio giovanile, alla criminalità minorile attraverso le lenti della repressione è un tornare indietro, una retromarcia spericolata sia a livello giuridico che culturale; le esperienze di tante realtà impegnate nel sociale mostrano invece che le uniche lenti davvero capaci di restituirci il fenomeno sono quelle di natura educativa e sociale. Punire quasi mai funziona, educare molto spesso sì», scrivono in una nota.
Nell’analisi dell’associazione fondata da don Luigi Ciotti, «l’esercito di cui abbiamo bisogno nelle nostre città deve essere composto da educatori, assistenti sociali, operatori della cultura. Bisogna costruire opportunità, fornire strumenti e servizi. Questa – aggiungono – è l’unica via d’uscita: investire nella scuola, promuovere una crescita culturale di quei territori, realizzare comunità che si educhino a essere comunità. E poi sostenere le famiglie, anche dal punto di vista economico e dell’occupazione».
Far funzionare la giustizia minorile, insomma, «dovrebbe significare fare in modo che gli sbagli dei ragazzi, dettati spesso da carenze educative gravi, non diventino una condanna per la vita. È questo che sfugge a chi concepisce la giustizia come una clava, senza riguardo per la storia e le fragilità di ciascuno», è la conclusione di Libera.
23 ottobre 2026
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