Venerdì 23 Ottobre 2026 11:10
Fiuggi, truffa su WhatsApp costa duemila euro ad una donna: due denunce
Nell’ambito delle costanti attività volte al contrasto delle frodi telematiche e alla tutela delle fasce più vulnerabili della collettività, i […]
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Nell’ambito delle costanti attività volte al contrasto delle frodi telematiche e alla tutela delle fasce più vulnerabili della collettività, i Carabinieri della Stazione di Fiuggi hanno concluso un’accurata attività d’indagine deferendo in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Frosinone due uomini, entrambi già censiti per reati specifici, ritenuti responsabili in concorso di truffa aggravata ai danni di una donna del posto.
L’attività investigativa ha preso avvio a seguito della denuncia formalizzata dalla vittima presso il Comando Stazione. Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, la donna era stata agganciata attraverso una delle tecniche di raggiro informatico più subdole e insidiose del momento, nota come la truffa del “finto figlio in difficoltà”.
La malcapitata aveva infatti ricevuto sull’applicazione WhatsApp un messaggio proveniente da un’utenza sconosciuta: il mittente, simulando di essere la figlia e lamentando un improvviso guasto al proprio telefono cellulare, le chiedeva con toni allarmati e perentori un urgente sostegno economico per far fronte a spese impreviste.
Facendo leva sui sentimenti affettivi e sullo stato di apprensione generato, i malfattori sono riusciti a indurre la vittima a eseguire due distinti bonifici bancari, per un importo totale di quasi 2.000 euro, accreditati su altrettante carte prepagate fornite nel corso della chat. Soltanto in un secondo momento, riuscita finalmente a parlare con la vera figlia, la donna ha compreso di essere caduta in una trappola, rivolgendosi prontamente ai Carabinieri.
I tempestivi accertamenti bancari e telematici avviati dai militari della Stazione di Fiuggi hanno consentito di seguire a ritroso i flussi finanziari e di ricostruire la filiera delle transazioni. L’analisi certosina dei conti ha permesso di risalire con esattezza alle generalità dei due effettivi intestatari delle carte su cui era confluito il denaro, entrambi già gravati da precedenti per truffe informatiche e reati contro il patrimonio, procedendo al loro formale deferimento all’Autorità Giudiziaria.
L’operazione offre l’occasione all’Arma dei Carabinieri per rinnovare l’invito alla massima prudenza di fronte a messaggi sospetti: nessun parente o conoscente reale chiede trasferimenti urgenti di denaro da recapiti telefonici non conosciuti con la scusa dello smartphone rotto. In simili circostanze è fondamentale non compiere alcuna operazione bancaria, verificare la situazione contattando direttamente il proprio familiare attraverso i canali consueti e segnalare immediatamente l’accaduto al Numero Unico di Emergenza 112.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari, durante le quali – come anche nelle successive fasi processuali – gli indagati potranno far valere le proprie difese ai sensi del Codice di Procedura Penale e si presumono non colpevoli sino a eventuale condanna definitiva.
