Venerdì 23 Ottobre 2026 12:10
Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso


Dal confronto tra Gesù e le autorità religiose del tempo, la rivelazione del cuore stesso di tutta la Scrittura: un comandamento che è al contempo unico e doppio. E che ancora oggi chiama a superare l'analfabetismo del cuore
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#il vangelo nella città #amore per dio e per il prossimo #dio e l'uomo #indifferenza
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Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 22,34-40
Mt 22,34-40
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Gli rispose: «”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Nel brano evangelico di oggi, il confronto tra Gesù e le autorità religiose del tempo raggiunge un altro scontro. Nell’episodio immediatamente precedente, Gesù aveva «azzittito» i sadducei – i quali non credevano nella risurrezione dei morti – con l’affermazione: «Dio non è il Dio dei morti, ma dei vivi!». Di fronte alla “sconfitta teologica” dei loro rivali, i farisei tornano all’attacco e si riuniscono per mettere nuovamente alla prova il Maestro. È in questo clima di tensione che un dottore della Legge gli rivolge la domanda fondamentale: quale sia il grande comandamento, cioè una formulazione che esprima in poche parole l’essenza di essere ebreo e rispettare Dio.
Gesù coglie allora l’occasione di rivelare il cuore stesso di tutta la Scrittura: la centralità indissolubile dell’amore per Dio e per il prossimo. C’è un paradosso: si tratta di un comandamento che è allo stesso tempo unico e doppio. È unico perché Gesù fonde due precetti distinti dell’Antico Testamento in un solo principio fondamentale: l’amore verso Dio (Deuteronomio 6,5) e l’amore verso il prossimo (Levitico 19,18). Per Gesù, il secondo è «simile al primo» (homoia autē, in greco): non esiste un amore “interiore” per Dio che non si traduca poi visibilmente nell’amore per il prossimo, e non esiste un vero amore per il prossimo che non trovi la sua sorgente in Dio. I due aspetti sono le due facce della stessa medaglia.
È doppio, cioè si esprime in momenti distinti, perché distingue chiaramente i due soggetti dell’amore (Dio e l’uomo), evitando di confonderli. Dio rimane il Creatore e il Signore, da amare con tutto il cuore, la mente e le forze; l’uomo è la creatura, il fratello da amare come se stessi. Gesù supera così tutti i 613 precetti in cui era stata frammentata l’osservanza della Legge ebraica rischiando di perdere la Radice a capo di tutto.
Come vivere questo comandamento nell’oggi e nel nostro contesto? Nel corso delle diverse puntate della rubrica abbiamo esplorato molteplici modi di concretizzare l’amore nel tessuto urbano: l’ascolto e lo sguardo verso chi ci circonda: vincere l’anonimato quotidiano nei pianerottoli, sui mezzi pubblici e nei quartieri. La prossimità e la cura degli ultimi: l’attenzione agli anziani soli, alle famiglie in difficoltà, ai senza dimora e ai migranti. La custodia e la valorizzazione dei beni comuni: il rispetto degli spazi pubblici, del verde e dell’ambiente come atto d’amore civico. E ancora, La partecipazione alla cittadinanza attiva: l’impegno nel volontariato, nelle associazioni, nella politica locale e nella promozione della giustizia sociale. Le reti di solidarietà di quartiere: Il mutuo aiuto tra vicini, la condivisione di risorse. La creazione di luoghi di accoglienza e ascolto: trasformare piazze, parrocchie e centri civici in spazi di incontro contro la solitudine. E tanto altro.
Tutte queste iniziative, tuttavia, possono rischiare di rimanere semplici caselle da spuntare se non siamo animati da un atteggiamento interiore fondamentale: il rifiuto dell’indifferenza. Ciò di cui i compatrioti e gli avversari di Gesù erano mancanti non era la loro disposizione religiosa. Sotto il profilo formale, la loro osservanza era spesso impeccabile: erano capaci di assolvere con scrupolo meticoloso tutti i centinaia di precetti sminuzzati della Legge. Il loro vero problema era un profondo analfabetismo del cuore: l’indifferenza verso Dio stesso e verso l’uomo. Si erano concentrati a tal punto su un sistema normativo, fiscale e legalitario – da loro stessi perfezionato – da usarlo come uno scudo per reputarsi “giusti” davanti a Dio, dimenticandone l’essenza. Avevano sostituito la relazione viva con una contabilità morale.
Anche per noi oggi il rischio è identico. Non dobbiamo idolatrare i nostri sistemi burocratici, formalismi o “alibi organizzativi” per anestetizzare la nostra coscienza di fronte alle esigenze del prossimo. L’attenzione all’altro non è un optional facoltativo né un adempimento formale: è la richiesta concreta che Dio ci rivolge per ricambiare, nei fatti, quell’amore sovrabbondante che per primi abbiamo ricevuto da Lui.
23 ottobre 2026
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