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Sabato 24 Ottobre 2026 18:10

Per una Roma migliore occorre ricucire il rapporto tra cittadinanza e architettura. Anche quella del secondo ‘900

Molti non vedono il valore della buona edilizia moderna e tutelano solo quella del passato. Il Presidente degli Architetti al Messaggero: "A Roma troppa diffidenza per ogni nuovo intervento"

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#ambiente #in primo piano #temi #architettura #edilizia #graffiti #legalità
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«Va recuperato un rapporto con la cittadinanza, perché se in tantissime altre città quando si fa qualsiasi tipo di intervento, dal minuscolo a quello più grande, si crea curiosità, qui purtroppo registriamo diffidenza e levate di scudi».

E’ forse il passaggio più interessante dell’intervista al presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma, Christian Rocchi, (
Il Messaggero, 29 set 2026
)

Prosegue lo scambio di battute.
Il Messaggero: Nasce subito un Comitato per il no…
Christian Rocchi (OAR): «Esatto, perché si pensa che ogni intervento sia una speculazione edilizia. Su questo l’amministrazione pubblica deve essere capace di ricucire il rapporto tra cittadini e privati. E poi ogni tipo di intervento, che sia pubblico ma anche privato – fondamentale quando non ci sono grandi fondi – è importante per migliorare la città».
L’intervista (di Romolo Buffoni) affronta temi cruciali per il dibattito pubblico quali la legalità, il contrasto alle infiltrazioni criminali e la trasparenza istituzionale.
Il Messaggero: Rigenerazione urbana: il vostro ruolo in quartieri difficili come Tor Bella Monaca o Corviale, è chiamato a concepire spazi urbani che favoriscano la sicurezza. Cosa può fare un architetto per combattere la criminalità?
Christian Rocchi (OAR): «Questo è un tema che a noi è molto caro. Da 10 anni organizziamo la Giornata della Legalità, il 23 maggio. Non solo: lo scorso 22 settembre abbiamo celebrato i 50 anni della relazione di minoranza di Pio La Torre, Cesare Terranova ed altri (Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia presentata il 4 febbraio 1976, ndr). Personalità dello spessore del prefetto Grassi, del procuratore Villani e della presidente della commissione antimafia Colosimo, ci hanno detto una cosa fondamentale: l’architettura può essere un presidio di legalità. Una città che funziona dà prospettive ai ragazzi che abitano le periferie».
Parlando del Far Festival dell’Architettura di Roma, il presidente dell’OAR Rocchi sostiene che: «È uno strumento che ci dà possibilità di entrare in contatto con la società, con i cittadini. E quest’anno abbiamo deciso di aprire a più municipi incontrando tanti romani in tante piazze. Perché crediamo che il rapporto tra cittadini e architettura sia fondamentale per quella rigenerazione urbana che passa prima di tutto dalle persone».
Ma è molto difficile entrare in contatto con la società perché nei romani è radicata l’idea che tutto ciò che è antico (fino all’Ottocento) sia intrinsecamente “bello” e da tutelare, mentre tutto ciò che è moderno (dal secondo dopoguerra in poi) sia “brutto”, alienante e figlio del profitto!
La scuola ha spesso promosso un’idea di patrimonio legata esclusivamente al passato classico, rinascimentale o barocco. Il centro storico antico è “il bello” da proteggere; la periferia o il quartiere del ‘900 è “il brutto” da condannare. Va sanata la frattura culturale per cui, una parte di residenti, manifesta rancore verso l’idea stessa di città (!) e un’incapacità di “leggere” e interpretare l’architettura contemporanea, spesso a causa di una campagna denigratoria alimentata dal pregiudizio anti moderno di ispirazione “cederniana” – che riduce tutto allo stereotipo secondo cui l’architettura moderna o l’edilizia intensiva siano intrinsecamente “grigie” o “brutte”, e che l’unico modo per abbellirle sia ricoprirle di murales, street art o tags dei graffitari.


Con gli occhi degli appassionati non esperti, ma con il grande vantaggio di essere a stretto contatto con la cittadinanza, ci permettiamo di segnalare l’avversione istintiva e il disamore dei romani verso l’edilizia e i palazzi in cui abitano!
Servono iniziative a livello locale promosse dai singoli municipi (con ordini professionali, scuole e associazioni come
DOCOMOMO Italia
e
Open House Roma
) per educare la cittadinanza al valore dell’edilizia diffusa e delle palazzine del ‘900. L’obiettivo principale è trasformare la percezione delle architetture quotidiane da “palazzoni di speculazione” a veri e propri beni culturali urbani, accrescendo il senso di identità e identificazione con lo spazio costruito. Caro presidente dell’Ordine degli Architetti Christian Rocchi, il rapporto con i cittadini NON si ricuce se prima non si supera il pregiudizio di decenni di denigrazione e svalutazione dell’ambiente costruito.
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