Domenica 25 Ottobre 2026 09:10
Le pillole di Polly: recensione di “Più grande del cielo” di Virginie Grimaldi
#altre notizie
leggi la notizia su RomaDailyNews
A 45 anni, Elsa si sente il peso del mondo sulle spalle; eppure, fino a pochi mesi prima la sua esistenza scorreva abbastanza tranquilla.
Nel passato c’era stato il divorzio da suo marito, certo, ma per lei non era stato un evento traumatico; lei e l’ex si sono lasciati perché non si amavano più, ma hanno mantenuto un ottimo rapporto.
Poi, c’erano le soddisfazioni professionali: Elsa lavora in un’impresa di pompe funebri, compito alquanto impegnativo; tuttavia, la donna aveva imparato a svolgerlo con empatia, ma al tempo stesso senza farsi coinvolgere troppo dal dolore dei clienti.
All’improvviso, però, la sua esistenza è stata sconquassata da un evento che l’ha colpita come un fulmine a ciel sereno.
Il suo caro padre è morto e da allora Elsa, che pure ha continuamente a che fare con il lutto per via del suo lavoro, è in balia del dolore. Si è presa un’aspettativa e si è chiusa in casa, dove non fa altro che piangere e dormire.
Lei non lo sa, ma non è l’unica a soffrire.
È così anche per Vincent, uno scrittore di successo che non è contento della sua vita. Sua moglie, dopo aver cercato a lungo di recuperare il loro rapporto, lo ha lasciato. Adesso, è come se Vincent vedesse scorrere la propria vita da spettatore, senza avere nessuna idea di come riprendersela.
Elsa e Vincent non si conoscono, ma entrambi prendono la decisione di consultare uno psichiatra.
Si incontrano nella sala di attesa del terapeuta, dove lei è arrivata in anticipo e lui in ritardo, o forse viceversa, poco importa. Vincent chiede a Elsa l’ora, e lei gli risponde in cagnesco.
Entrambi sperano di non incontrarsi più in quella sala di attesa.
Forse il destino li ascolterà.
O forse no.
“Più grande del cielo” è il decimo romanzo di Virginie Grimaldi, scrittrice nata a Bordeaux notissima in patria. Lì, l’autrice francese riscuote grande successo per le sue opere che regalano ai lettori un giusto mix di risate e lacrime, proprio come accade nella vita reale.
In “Più grande del cielo” Grimaldi propone di nuovo questa alternanza tra divertimento e sofferenza, e lo fa in modo assolutamente azzeccato.
Nonostante il tono ironico e divertente, infatti, l’autrice di Bordeaux nel libro affronta il tema più difficile di tutti: il lutto. I due protagonisti hanno un modo completamente diverso di affrontare la perdita: Elsa piange, si dispera, grida di rabbia e dolore, mentre Vincent ha costruito attorno alla sua sofferenza una corazza di acciaio.
Entrambi, però, in un angolo sperduto della propria anima conservano la speranza.
Ed è proprio la speranza che Grimaldi, che ha scritto il romanzo in un periodo della sua vita in cui era realmente affranta per la morte del padre, vuole regalare ai lettori, ricordando loro di andare avanti anche quando stanno affrontando la notte più buia, perché la vita ritorna anche quando non ci si crede più.
Ed è anche per questo che chi legge “Più grande del cielo” ci guadagnerà un’iniezione di ottimismo, e con ogni probabilità sarà invogliato a conoscere altre opere della scrittrice francese.
Federica Focà
