Lunedì 26 Ottobre 2026 09:10
Roma, «città dalla vocazione universale e laboratorio di pace»


Aperto da Reina l'incontro "Comunità etniche e pastorale interculturale nella diocesi di Roma", dell'Ufficio Migrantes. «La Chiesa ha la possibilità di testimoniare che l'incontro tra culture e popoli differenti può generare comunione e speranza»
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«Roma, città dalla vocazione universale, deve diventare sempre più un laboratorio di pace, nel quale la fraternità tra i popoli può essere sperimentata e testimoniata concretamente». È partita da questa considerazione la riflessione del cardinale vicario Baldo Reina che ha introdotto l’incontro “Comunità etniche e pastorale interculturale nella diocesi di Roma”, organizzato dall’Ufficio Migrantes del Vicariato. L’evento, che si è svolto sabato 24 ottobre nella sala della Conciliazione del Palazzo Apostolico, ha visto la partecipazione di rappresentanti diplomatici e dei cappellani delle comunità cattoliche di diverse nazionalità.
«In un mondo attraversato da conflitti, divisioni e crescenti tensioni, la Chiesa di Roma ha la possibilità di testimoniare che l’incontro tra culture e popoli differenti può generare comunione, solidarietà e speranza», ha aggiunto il cardinale. «Nelle cappellanie di Roma risuonano lingue diverse, vengono custodite tradizioni liturgiche e spirituali maturate in contesti lontani e si intrecciano storie personali segnate dalla fede, dalla migrazione e dalla ricerca di una vita migliore. Le comunità africane, latinoamericane, asiatiche ed europee contribuiscono, ciascuna con la propria sensibilità, alla vitalità della nostra diocesi» e «svolgono un ministero pastorale di grande importanza».
Reina, facendo una rapida panoramica della situazione geopolitica e delle guerre in corso, ha affermato che «dietro ogni crisi geopolitica esistono volti e storie. Attraverso le vostre comunità, la Chiesa di Roma entra in contatto con queste realtà. Le cappellanie possono diventare luoghi privilegiati di ascolto e di conoscenza, aiutando l’intera diocesi a comprendere meglio le ferite del mondo e a esprimere una solidarietà concreta». Ha quindi richiamato «la vocazione di Roma» che «può e deve diventare un laboratorio di pace nel quale popoli che altrove sono divisi da conflitti, tensioni e incomprensioni imparino a riconoscersi fratelli. La pace che invochiamo per il mondo deve trovare una testimonianza credibile nelle relazioni che costruiamo nella nostra città. Nell’esperienza dell’incontro possono maturare percorsi di riconciliazione. La Chiesa – sono ancora le parole del porporato – possiede una particolare responsabilità in questo ambito. L’esperienza ecclesiale può diventare una testimonianza concreta di fraternità, capace di interrogare anche la società civile. Vorrei che la Chiesa di Roma fosse riconosciuta sempre più come una casa nella quale le differenze culturali diventano occasioni di incontro e la fraternità trova espressione nella vita ordinaria».
Con un invito alla speranza, il cardinale ha auspicato che «in un mondo attraversato da divisioni, l’esperienza di comunità capaci di accogliere persone di diversa provenienza possa rappresentare un annuncio particolarmente eloquente del Vangelo. È questo il contributo che desidero chiedere alle nostre cappellanie», ha detto, e ha concluso ripetendo l’appello a fare di Roma «un laboratorio di pace».
All’incontro non ha potuto partecipare il ministro degli Esteri Antonio Tajani, per impegni istituzionali. Al suo posto è intervenuta la sottosegretaria Maria Tripodi: «Roma è una città di incontro, di dialogo, di pace; la ricchezza delle comunità che vivono nella nostra capitale è una grande risorsa – ha affermato -. Il rispetto reciproco e la libertà religiosa sono valori fondamentali della nostra civiltà» la cui tutela è «una priorità assoluta dell’azione estera del governo». Tripodi ha sottolineato che «il governo italiano è in prima linea in tutti i principali teatri di conflitti, per promuovere pace, dialogo e crescita», protagonista di «una politica estera che costruisce ponti». Ha infine sottolineato il ruolo delle parrocchie e degli oratori nel favorire occasioni di incontro, di dialogo, di integrazione.
Uno spunto ripreso nel suo intervento anche dal nunzio apostolico in Italia l’arcivescovo Edgar Peña Parra. «L’oratorio oggi è un luogo interessante di costruzione di pace, di serenità, di aiuto nelle scuole». Il presule ha sottolineato il ruolo dei movimenti giovanili nel promuovere la pace e la giustizia sociale, come pure quello delle parrocchie. Ha anche raccontato la sua esperienza di nunzio nell’aver «toccato con mano, da nord a sud», l’impegno di vescovi, parroci e anche di famiglie in quest’opera quotidiana. Ha infine sottolineato come il tema della pace sia sempre al centro degli incontri avuti in questi mesi con gli altri rappresentanti diplomatici.
Infine, padre Luigi Sabbarese, ordinario di diritto canonico nella Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, e padre Aldo Skoda, direttore dello Scalabrini International Migration Institute, hanno affrontato sotto diversi punti di vista sfide e criticità della pastorale interculturale e del ruolo delle seconde generazioni nel contesto multietnico della Capitale.
26 ottobre 2026
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