Lunedì 26 Ottobre 2026 09:10
Lenny – Teatro Marconi
Ipotesi di un omicidio di Giuseppe Pavia Con Antonello Avallone Riccardo Bàrbera Giulia Di Quilio Giuseppe Renzo Flaminia Fegarotti Francesca Cati Crediti artistici e tecnici Scene Alessandro Chiti, costumi Red Bodò, scenotecnica A. Amodio, disegno luci Manuel Molinu, fonico Francesco Pennacchi Regia Antonello Avallone La scenografia e l’atmosfera Prima di parlare del fantastico cast e [...]
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Lenny – Teatro Marconi
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di Giuseppe Pavia
Con
Antonello Avallone Riccardo Bàrbera Giulia Di Quilio Giuseppe Renzo Flaminia Fegarotti Francesca Cati
Scene Alessandro Chiti, costumi Red Bodò, scenotecnica A. Amodio, disegno luci Manuel Molinu, fonico Francesco Pennacchi
Regia Antonello Avallone

Prima di parlare del fantastico cast e di come viene presentata la storia, spenderei qualche parola sull’efficace scenografia: enormi lettere che si illuminano suggestivamente, compongono la parola Lenny. Girate dagli stessi attori in scena a seconda della situazione da ricreare, diventano arredi di un bar, di un camerino e del palco di un nightclub dove si esibiscono i personaggi. L’atmosfera è quella statunitense degli anni ’50 e ’60, quando si esibisce il comico Lenny Bruce (Leonard Alfred Schneider). L’effetto luci è impeccabile ed esalta ogni situazione egregiamente, le musiche seguono una progressione temporale che accompagna la storia come le acconciature e soprattutto i costumi stupendi, eleganti e appariscenti. Il resto lo fanno loro, gli attori, con un’impeccabile recitazione e con cambi frequenti di scena senza mai un rallentamento che conferiscono alle due ore di spettacolo le sembianze di un film.
La storia drammatica è passata ma attualissima: si parla di razzismo, sesso, droga, libertà di pensiero, soldi, potere, successo, ricatto, moralità, impegno civile, conflitto tra arte e censura…




La storia si apre con un cadavere sulla scena. È il 3 agosto del 1966, e una voce ci spiega che il corpo è del noto comico, una figura scomoda e provocatoria a tal punto che a muoversi contro di lui sono il procuratore distrettuale e l’arcivescovo di New York. L’attore fa uso di stupefacenti e ufficialmente è morto di overdose, ma stranamente sul luogo fanno irruzione, prima della polizia scientifica, i giornalisti che con il loro passaggio cancellano ogni prova. Questo decesso pone fine ad una figura pericolosa per la morale americana, perché le sue procaci battute danneggiano il potere e sviliscono grandi personaggi della politica americana. Ce n’è per tutti, anche per il Presidente. Ma Lenny è davvero morto così? La pièce indaga proprio su questo, lasciando perplesso lo spettatore.
La storia è presentata dura e cruda, a tratti morbosa perché ripropone, seppur in modo raffinato, il dramma e le vicende di un uomo al limite sia per la sua satirica denuncia verso la società che per lo stile di vita scandaloso ed eccessivo che lo rende esposto agli attacchi delle autorità.
Tra performance comiche, spogliarelli in stile burlesque, canzoni, balletti, battute acide e sarcastiche, lo spettacolo approfondisce e svela anche i retroscena.
Un comico amato dal pubblico (Antonello Avallone), pronto a risvegliare i sopiti animi degli americani con iniezioni di verità, ma fondamentalmente solo; una spogliarellista (Giulia Di Quilio), adorata per le sue grazie e non certo per la sua personalità, con una bassa stima per gli uomini visti come egoisti e lussuriosi, almeno finché non conosce lui.

C’è poi l’impresario dei due (Giuseppe Renzo) che si barcamena con difficoltà tra le intemperanze artistiche e personali dei due, che dopo essersi follemente innamorati si sposano. Abbiamo poi un severo procuratore distrettuale (Riccardo Bàrbera), un benpensante e bigotto personaggio, ingranaggio del potere che serve con fervore. Troviamo infine una presentatrice (Francesca Cati), stanca delle intemperanze e stravaganze del comico, e una cantante (Flaminia Fegarotti), che esibendosi nello stesso locale si insinua tra la coppia con il benestare del comico.
Insomma, una sordida storia che colpisce per i retroscena, mentre dimostra l’ ipocrita apparenza di libertà in cui si muove l’America di quegli anni.
Nonostante si parli di un comico, la storia è fortemente drammatica. Le battute di Lenny non fanno ridere ma sorridere, lasciando un retrogusto amaro. Pungenti e sarcastiche, scoperchiano la falsa moralità americana.
Le scene si susseguono in un crescendo continuo che travolge lo spettatore grazie non solo ad una storia ben raccontata e alla superba regia, ma anche ad un cast superlativo.
Antonello Avallone è travolgente, scanzonato, provocatorio, eclettico e viscerale, ma riesce anche a fare emergere la profonda solitudine dell’uomo e la sua dolcezza, spezzata dalla rabbia repressa per le angherie e pressioni subite da chi lo teme.
Giulia Di Quilio, dietro una presenza affascinante e sensuale, evidenzia il lato più umano e fragile della donna che si avvia sempre più verso il baratro. Una persona che sfiorisce con l’uso delle droghe, sempre più fagocitata dalla realtà che vive e che non riesce più a gestire.
Riccardo Bàrbera è antipatico, subdolo, prevaricatore, arrivista e prepotente; si fa odiare dallo spettatore ma è anche capace di lasciar intendere che anche il suo personaggio è una pedina nel gioco dei poteri forti.
Giuseppe Renzo palesa un atteggiamento remissivo e timoroso di agente teatrale, che si muove nell’ombra comportandosi come un vero e sincero amico che cerca di salvare la situazione, finendo per cadere nella ragnatela dei potenti che vogliono ricattarlo per zittire il suo amico comico.
Francesca Cita si mostra come una perfetta e spigliata presentatrice professionista in grado di muoversi tra le intemperanze e le difficoltà, stanca di lavorare con i due artisti turbolenti che presenta in scena continua con professionalità il suo compito.
Flaminia Fegarotti, ammaliatrice e sensuale, canta divinamente strappando la scena agli altri due divi con la sua presenza.
Un bellissimo spettacolo assolutamente coinvolgente, ispirato alla storia di Bruce e al film “Lenny” interpretato da Dustin Hoffman.
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