Martedì 27 Ottobre 2026 09:10
Riaperta la chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza


Tra i monumenti più importanti della storia dell'architettura, è stata oggetto di un lungo restauro. Gandolfi (Archivio di Stato): «Monumento che è e resterà sempre un luogo di culto, un punto di riferimento culturale ma anche e soprattutto spirituale»
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Si torna a celebrare Messa nella chiesa Sant’Ivo alla Sapienza. Unanimemente considerata uno dei capolavori dell’arte barocca, l’opus magna di Francesco Borromini riapre al pubblico da oggi, 27 ottobre, grazie all’accordo tra l’Archivio di Stato, la diocesi di Roma e il Touring Club Italiano, i cui volontari garantiranno l’accoglienza dei visitatori dal lunedì al venerdì, dalle 930 alle 13.30, grazie al progetto “Aperti per voi”. Parte integrante del complesso di Sant’Ivo alla Sapienza, è stata oggetto di un lungo intervento di restauro curato dalla Soprintendenza speciale di Roma finanziato con i fondi del Pnrr. E da oggi anche la Messa, anziché nella sala della rettoria, sarà celebrata in chiesa tutti i giorni alle 9, escluso il sabato, e la domenica alle 11. Ad annunciarlo è stato il rettore monsignor Rosario Matera, che nel corso della conferenza stampa svoltasi ieri mattina, lunedì 26 ottobre, nella Sala Alessandrina, altro capolavoro borrominiano, ha auspicato che all’ingresso si possa realizzare quanto prima «una vela di cristallo per proteggere la chiesa dalle intemperie quando il portone è aperto». Oltre a un appello per la costruzione dell’organo, il sacerdote ha anticipato che «da dicembre due volte al mese saranno ospitati anche dei concerti». L’augurio di monsignor Matera è che chiunque entri nella chiesa di Sant’Ivo «sia capace di andare oltre la bellezza estetica e tentare di comprendere la bellezza interiore di Borromini, la sua vita spirituale».

(foto: diocesi di Roma/Gennari)
Per la sua ricercatezza artistica, tecnica e simbolica, Sant’Ivo alla Sapienza figura tra i monumenti più importanti della storia dell’architettura. Dedicata a sant’Ivo Hélory, presbitero francese canonizzato da Clemente VI nel 1347, la chiesa, costruita tra il 1642 e il 1660, sorge in fondo al cortile del Palazzo della Sapienza, oggi sede dell’Archivio di Stato, un tempo dello Studium Urbis, l’università di Roma fondata nel 1303 da Papa Bonifacio VIII. Nacque come cappella dell’ateneo e fu consacrata nel 1660 da Alessandro VII. Ciò che rende la chiesa a due passi da piazza Navona unica al mondo è la sua concezione spaziale. Fino ad allora le chiese venivano costruite basandosi su forme geometriche semplici e tradizionali, come il cerchio o la croce. Il genio Borromini, invece, osò tanto che la pianta della chiesa è ricavata dall’intersezione di due triangoli equilateri che formano una stella a sei punte. Le rientranze e le sporgenze che caratterizzano le pareti perimetrali danno la percezione di un movimento continuo fino alla cupola. È proprio sopra di essa che si trova il dettaglio più celebre ed eccezionale visibile dall’esterno: sulla lanterna Borromini realizzò una struttura a spirale che sale verso il cielo. Sull’altare maggiore si trova la pala d’altare dedicata a Sant’Ivo, iniziata da Pietro da Cortona e completata da Giovanni Ventura Borghesi nel 1683, anch’essa oggetto di restauro.
«Non si tratta semplicemente di riaprire una porta o di aggiungere un nuovo tassello all’offerta turistica di Roma – ha affermato il direttore dell’Archivio di Stato di Roma Riccardo Gandolfi -. È molto di più: è il compimento di una promessa, è la riconnessione di un luogo con la realtà urbana che lo circonda. Sant’Ivo è un luogo che sfugge alla musealizzazione a tutti i costi, è un monumento che resta e resterà sempre un luogo di culto, un punto di riferimento culturale, ma anche soprattutto spirituale». L’auspicio del direttore generale Archivi Antonio Tarasco è «che in un futuro prossimo possano essere ampliati giorni e orari di apertura della chiesa al pubblico». Per il capo dipartimento per la Tutela del patrimonio culturale Luigi La Rocca, la riapertura di Sant’Ivo alla Sapienza «concretizza l’articolo 3 del Codice dei Beni culturali, coniugando sinergicamente il restauro del monumento con la conservazione archivistica e la fruizione pubblica della chiesa. La riapertura al pubblico e la diffusione della conoscenza rendono visibile l’impegno quotidiano di funzionari e tecnici, restituendo un senso concreto alle attività di tutela e avvicinando le istituzioni alla comunità e ai visitatori».

(foto: diocesi di Roma/Gennari)
La soprintendente speciale archeologia, belle arti e paesaggio di Roma Daniela Porro ha parlato «di un lavoro impegnativo che ha comportato due anni di intervento» sia all’interno che all’esterno dell’edificio e che non si concluderà con la riapertura. «A breve – ha annunciato – sarà anche rifatto tutto l’apparato illuminotecnico della chiesa». Il vicepresidente del Touring Club Italiano Giuseppe Roma ha ricordato che grazie al progetto “Aperti per voi” è possibile visitare anche il Quirinale, la collezione di arte contemporanea del ministero degli Affari esteri e Palazzo Borromeo, sede dell’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. «Luoghi che hanno un significato culturale, artistico, architettonico, ma anche civile», ha sottolineato.
27 ottobre 2026
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