Martedì 27 Ottobre 2026 13:10
Peggiora la condizione dei cristiani in gran parte del mondo


I dati nel nuovo rapporto della fondazione Acs, che prende in esame 18 Paesi da agosto 2024 a giugno 2026. Violenza estremista, governi autoritari e nazionalismo religioso i fattori più incisivi
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Sono 18 i Paesi presi in esame in
Perseguitati e dimenticati? Rapporto sui cristiani oppressi a causa della loro fede 2024-2026
, pubblicato dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs). Quelli in cui le violazioni della libertà religiosa ai danni dei cristiani sono considerate particolarmente preoccupanti. Il risultato: un peggioramento delle condizioni dei cristiani nel 55% dei casi, mentre nessuno dei Paesi analizzati ha registrato un miglioramento complessivo. Negli ultimi due anni, insomma, «la persecuzione e l’oppressione dei cristiani si sono aggravate a causa della violenza estremista, dei governi autoritari e del nazionalismo religioso, fattori che esercitano una pressione crescente sulle comunità cristiane», rimarcano dalla fondazione.Lo studio copre il periodo compreso tra agosto 2024 e giugno 2026, rilevando in molti casi un’intensificazione della persecuzione in specifiche regioni, anziché su scala nazionale. E individua un grave motivo di preoccupazione negli spostamenti forzati della popolazione un grave motivo di preoccupazione: i cristiani infatti sono parte di un più ampio esodo di persone costrette ad abbandonare le proprie case a causa dei conflitti in Africa e in Asia, in parte alimentati da motivazioni religiose. Basti pensare che nella sola Nigeria tra gli sfollati interni si contano milioni di cristiani, mentre il perdurare della violenza estremista in diverse aree dell’Africa subsahariana fa temere che tali spostamenti possano determinare cambiamenti duraturi nella composizione religiosa delle regioni colpite.
Secondo gli ultimi dati forniti da Acs, 413 milioni di cristiani vivono in Paesi in cui si verificano gravi violazioni della libertà religiosa; di questi, circa 220 milioni sono direttamente esposti alla persecuzione. Tra le aree teatro di gravi violazioni, l’Africa subsahariana, dove i gruppi militanti islamisti hanno esteso il proprio raggio d’azione a vaste porzioni del continente. Sei dei dieci Paesi più colpiti dal terrorismo, citati nell’Indice globale del terrorismo 2026, si trovano in Africa. Nel Mozambico settentrionale, dove dal 2017 un’insurrezione islamista affligge le comunità della provincia di Cabo Delgado, le fonti citate indicano che sono stati uccisi circa mille cristiani. Gli attacchi hanno incluso decapitazioni, rapimenti e la distruzione di chiese e abitazioni.
In Burkina Faso e in Mali, dove, secondo il rapporto, i gruppi islamisti controllano ampie porzioni di territorio o vi operano, alcune comunità cristiane sono state costrette a conformarsi alle prescrizioni islamiche in materia di abbigliamento e comportamento sociale, mentre altre hanno subito uccisioni e spostamenti forzati.
In Burkina Faso e in Mali, dove, secondo il rapporto, i gruppi islamisti controllano ampie porzioni di territorio o vi operano, alcune comunità cristiane sono state costrette a conformarsi alle prescrizioni islamiche in materia di abbigliamento e comportamento sociale, mentre altre hanno subito uccisioni e spostamenti forzati.
In altri angoli del mondo, la pressione assume forme diverse. In Iran, ad esempio, gli arresti di cristiani sono quasi raddoppiati nell’arco di dodici mesi, si legge nel rapporto. In Nicaragua è proseguito lo scontro del governo con la Chiesa cattolica, che ha portato all’arresto e all’esilio di membri del clero, a restrizioni sulle ordinazioni e al sequestro di istituzioni ecclesiastiche. Le autorità hanno inoltre impedito l’ingresso nel Paese a persone che portavano con sé Bibbie.
Significativa anche la crescente influenza del nazionalismo religioso, soprattutto in alcune aree dell’Asia. In India nel 2025 sono stati registrati oltre 700 episodi di violenza anticristiana. Il rapporto collega questo aumento alla crescente ostilità sociale e alla diffusione delle cosiddette leggi anticonversione che, secondo le organizzazioni cristiane, vengono utilizzate sempre più spesso per reprimere le comunità minoritarie. Ma l’indagine di Acs mette in guardia dall’attribuire tutte queste violenze esclusivamente alla religione. «L’appartenenza etnica, l’instabilità politica, la povertà e la competizione per la terra e altre risorse si intrecciano spesso con l’identità religiosa», si legge nel rapporto. Da Acs sottolineano, tuttavia, che anche la dimensione religiosa viene spesso sottovalutata, soprattutto al di fuori dei Paesi colpiti.
All’analisi nazionale e regionale nella ricerca si affiancano lo studio di casi specifici e le testimonianze raccolte nelle comunità cristiane colpite dalla violenza e dalla discriminazione. Come quella di Solomon Ako, cristiano di 33 anni della Nigeria settentrionale, rapito durante un attacco di miliziani al suo villaggio. I rapitori pretendevano che gli ostaggi si convertissero e li picchiavano quando si rifiutavano: «Ci frustavano. Ci incatenavano le gambe», ha ricordato.
27 ottobre 2026
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