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Martedì 27 Ottobre 2026 16:10

“Zustissia”, «un atto politico e poetico»



Nel film di Francesco Piras, la frattura profonda tra cittadino e istituzioni e la vulnerabilità dell'individuo di fronte al potere. Un cammino di resilienza e riconquista della verità

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La storia prende il via a Cagliari nel 2017, quando l’avvocato Mauro Trogu viene contattato dalla famiglia Zuncheddu per studiare le carte del caso che riguarda il fratello Beniamino, condannato all’ergastolo nel 1991 con l’accusa di triplice omicidio. Trogu scopre che l’iter processuale presenta errori e superficialità investigative, conferma la sua intenzione di assumere la difesa dell’uomo e chiede la revisione del processo.

Da qui comincia una battaglia legale che durerà 33 anni, oggi alla base del film Zustissia (Giustizia) di Francesco Piras in sala dall’8 ottobre. A partire dal 2016, Mauro Trogu inizia a lavorare per dimostrare l’innocenza di Zuncheddu, anni nei quali la burocrazia si è insinuata come un nemico beffardo e inafferrabile. Ogni volta che una soluzione positiva sembrava vicina, succedeva qualcosa che faceva tornare Zuncheddu a dubitare di poter mai tornare a casa.

«Questo film – sottolinea Piras – è un atto politico perché indaga la frattura profonda tra cittadino e istituzioni, mettendo a nudo la vulnerabilità dell’individuo di fronte al potere. Allo stesso tempo è un atto poetico perché affonda lo sguardo nell’uomo, nella fragilità dello spirito e del corpo, e dei luoghi, che diventano testimoni silenziosi di una ingiustizia durata troppi anni». Nato a Cagliari nel 1978, Francesco Piras ha lavorato per alcuni anni nel mondo della fotografia pubblicitaria e commerciale, con attenzione al mondo delle macchine e dei motori. Assistente del regista Salvatore Mereu, ha diretto inoltre alcuni corti visti alla Mostra di Venezia. Zustissia (Giustizia in sardo) è il suo esordio nel lungometraggio.

Un primo film, va detto, di notevole livello e di alta qualità morale. Grazie al supporto della sceneggiatura solida e incalzante di Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili, lo spettatore si indigna di fronte all’amara e clamorosa ingiustizia subita da un uomo solo, semplice e indifeso, e il film diventa un appassionato racconto di riscatto. Attraverso i protagonisti, siamo chiamati a sperimentare un cammino di resilienza e riconquista della verità. Una rinascita che nasce anche dalla convincente prestazione dei protagonisti: Michele Riondino, l’avvocato Trogu all’inizio incerto e poi via via sempre più consapevole della strada intrapresa; Fabrizio Ferracane, memorabile per la forza con cui restituisce il ritratto di Zuncheddu, tra momenti di tristezza, il sentirsi venire meno nel fisico e nella tentazione di cedere di fronte alla mancanza di respiro. Sono prestazioni che danno valore al film, cui bisogna aggiungere per completezza Paola Giannini e Geppi Cucciari.

Film dai molti sbalzi emotivi, che ricorda, per la rabbia che suscita e la voglia di protesta che provoca, un altro grande film degli anni ‘70 ugualmente carico di dolore e di rabbia repressa: Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo.

27 ottobre 2026

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