Martedì 27 Ottobre 2026 23:10
Piano di ripristino della natura (Pnr), il Governo ha svuotato le misure proposte dall’ISPRA
Il 7 ottobre scorso il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha pubblicato la proposta
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Il 7 ottobre scorso il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha pubblicato la proposta di Piano di ripristino della natura (Pnr) (1) che l’esecutivo ha presentato (2), in ritardo, a Bruxelles. In un articolo
su altreconomia del 13 ottobre
Altro che depavimentare le città: il governo ha asfaltato il Piano di ripristino della natura
l’urbanista Paolo Pileri
riferisce che l’Articolo 8, quello sul ripristino degli ecosistemi urbani , è stato svuotato e che delle 23 misure del Pnr valide per tutti i Comuni e proposte dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) dopo varie consultazioni con un’ampia compagine di associazioni, edilizia-Comuni-ambiente e con esperti di pianificazione urbanistica e di ambiente, ben 15 sono state completamente cancellate, senza nessuna proposta alternativa.Gli obblighi hanno lasciato spazio ai suggerimenti e i tempi fatti slittare. “Una situazione davanti alla quale non dobbiamo tenerci le parole in gola”.Riporta Pileri che “è stata cancellata la misura che prevedeva un registro delle perdite di aree verdi dall’entrata in vigore del Nrr; quella che minimizzava il consumo di suolo; quella che prevedeva di localizzare gli interventi compensativi entro il proprio confine comunale e non altrove; quella che prevedeva oneri urbanistici supplementari per sostenere un po’ gli interventi di ripristino; quella del principio di precauzione per il quale si chiedeva di sospendere le previsioni e gli interventi che generavano riduzione degli spazi verdi fino alla pubblicazione del monitoraggio ufficiale al 2030. Ma anche quella che limitava gli interventi su suoli urbani non artificializzati; quella di integrare i piani urbanistici esistenti con i principi Nrr e Pnr; quella di integrare e aggiornare le valutazioni di impatto ambientale e strategiche con i principi Nrr e Pnr; quella di integrare e aggiornare i regolamenti edilizi comunali (come già fatto da Genova); quella di fare un monitoraggio annuale delle aree verdi legandolo a un rendiconto da pubblicare; quella di depavimentare con contestuale ricostituzione dei suoli ed equipaggiamento ecologico delle superfici. Le misure di depavimentazione che sono rimaste sono state un po’ declassate a deimpermeabilizzazioni e un po’ trasformate in suggerimenti assieme alle poche altre superstiti: non c’è più nulla di praticamente obbligatorio“. E ancora: [nel nuovo piano trasmesso]”Non più indirizzi sfidanti ma “consiglietti” che -lo sappiamo a menadito- in urbanistica sono inutili nel 95% dei casi. Non si impone ma si promuove. Non si richiede ma si favorisce. Non si chiede ma si auspica. Non di deve ma si dovrebbe. I devono sono stati imbavagliati e trasformati in possono. Non si obbliga a usare soluzioni basate sulla natura ma solo viene consigliato (assurdo). Parole scelte per generare degli incompiuti e non cambiare nulla. Perfino gli abbattimenti degli alberi si possono continuare a fare se debitamente documentati (ma da chi? Da chi vuole abbatterli, non mi stupirei). I tempi sono stati fatti slittare attaccandosi ad aggiornamenti tecnici che mai si faranno. Le misure sono state agganciate a non ben chiari meccanismi prestazionali che, a loro volta, richiederanno burocrazia ingessante. Si lasciano sulle spalle dei Comuni censimenti di aree idonee quando sarebbe un compito delle Regioni, visto che queste hanno staff e competenze più adeguate e sarebbero più rapide. Un piano di misure che i Comuni già virtuosi per i fatti loro potranno usare, mentre gli altri potranno largamente disimpegnarsi. Speriamo ovviamente che Bruxelles bocci questa proposta, ma anche questo fa parte del piano “horribilis” che gioca a costruire ritardi a tavolino, consentendo a chi vuole continuare a consumare suolo e aree verdi, di prendere tempo e andare avanti a stendere altro asfalto. E così il nostro Paese si troverà in una situazione sempre più compromessa perché nessuno riuscirà a ripristinare le migliaia di ettari di aree verdi che continueranno a sparire. Non è che quel che scompare prima della approvazione del Pnr non dovrà essere ripristinato. Tutt’altro: il regolamento europeo rimane vigente e vincolante (per fortuna) a partire dal 18 agosto 2024, anche senza il Pnr: è bene ricordarlo al governo, ai Comuni italiani e ai sindaci (…)”.
Rimandiamo alla lettura integrale dell’articolo,
che si conclude con le parole di Hannah Arendt: “Chi sa di poter dissentire sa anche che, in qualche modo, quando non dissente esprime un tacito assenso”. In calce le due versioni dell’art. 8 e i materiali del PNR (AmBm) Art. 8 bozza del PNR – Parti A e B, aggiornato al 15-05-26



Il PNR e l’ISPRA
Il PNR negli interventi
- Art.4 – Ripristino degli ecosistemi terrestri, costieri e di acqua dolce
- Art.5 – Ripristino degli ecosistemi marini
- Art.8 – Ripristino degli ecosistemi urbani
- Art.9 – Ripristino della connettività naturale dei fiumi
- Art.10 – Ripristino delle popolazioni di impollinatori
- Art.11 – Ripristino degli ecosistemi agricoli
- Art.12 – Ripristino degli ecosistemi forestali
- Art.13 – Messa a dimora di tre miliardi di nuovi alberi
In calce la sintesi dei
contenuti della bozza del PNR pubblicata nella sezione informativa del sito dedicato alla Consultazione che si è svolta dal 23 aprile al 1 settebre 2026
scarica la presentazione del Piano predisposto da ISPRA il 15 luglio 2026
vai alla sezione per la
Consultazione sullo studio preliminare elaborato dall’ISPRA per la definizione del PNR
https://www.isprambiente.gov.it/it/ripristino-della-natura/il-pnr-negli-interventi/art-8-ripristino-degli-ecosistemi-urbani
LA BOZZA TRASMESSA A BRUXELLES
Art. 8 bozza del PNR


scarica la bozza del Piano Nazionale di Ripristino della Natura trasmessa alla Commissione europea in data 25/09/2026,e i materiali allegati cliccando sui seguenti link:
- Bozza del Piano Nazionale di Ripristino della Natura – pdf
per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratrocarteinregola@gmail.com
27 OTTOBRE 2026
NOTE
(1)
Il Piano Nazionale di Ripristino è lo strumento programmatic
o previsto dal Regolamento Europeo 2024/1991
per raggiungere gli obiettivi del Regolamento stesso. Si articola in un insieme di azioni, dette “misure”, che l’Italia come gli altri Stati membri si impegna a realizzare per ripristinare gli ecosistemi terrestri, costieri, d’acqua dolce, marini, urbani, agricoli, forestali che risultano degradati nonché per invertire il declino delle popolazioni di impollinatori e migliorarne la diversità e ripristinare la connettività fluviale e le funzioni naturali delle pianure alluvionali. Questo insieme di misure è accompagnato da parti “satellite” non meno importanti delle misure stesse: la descrizione della strategia scelta dall’Italia per individuare le misure più adatte al ripristino; una panoramica sugli impatti e i benefici socioeconomici del piano; un’analisi qualitativa delle relazioni fra il ripristino, i cambiamenti climatici e il degrado del suolo; la stima delle esigenze di finanziamento; la descrizione di come si valuterà l’efficacia delle misure.A maggio 2025 la Commissione Europea ha prodotto un
modello standard
del Piano a cui gli stati membri si devono attenere; grazie a questa standardizzazione la Commissione potrà fare le proprie valutazioni a scala sovranazionale in vista dei traguardi unionali del ripristino di almeno il 20% delle zone terrestri e almeno il 20% delle zone marine entro il 2030 e di tutti gli ecosistemi che necessitino di ripristino entro il 2050.(2) (
DAL SITO DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE)
Il Piano Nazionale di Ripristino (PNR) dell’Italia- Il nostro approccio nazionale
In linea con il Regolamento UE, l’Italia sta sviluppando il proprio
Piano Nazionale di Ripristino (PNR)
. Per la preparazione del Piano è in atto una collaborazione trasversale tra i diversi settori governativi e amministrativi che assicura che le opinioni delle persone maggiormente interessate siano al centro del processo decisionale. La coordinazione avviene in stretta collaborazione tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e altre istituzioni nazionali e regionali. Le misure di ripristino previste dal Piano mireranno a ottimizzare le funzioni ecologiche, economiche e sociali degli ecosistemi, tenendo conto del loro contributo allo sviluppo sostenibile delle regioni e delle comunità interessate.In data 25/09/2026, è stata trasmessa alla Commissione europea la bozza del Piano Nazionale di Ripristino della Natura. È possibile scaricare la bozza di Piano e i materiali allegati cliccando sui seguenti link:
- Bozza del Piano Nazionale di Ripristino della Natura – pdf
- Tabella di sintesi delle misure inserite nel Piano – ods
Si informa che la bozza del PNR pubblicata in questa pagina è coerente nei contenuti con la versione trasmessa alla Commissione europea. Al fine di agevolarne la consultazione e la comprensione da parte di un pubblico più ampio, la presente versione è stata integrata con alcuni testi esplicativi e descrittivi aggiuntivi, non presenti nella documentazione caricata sul portale Reportnet 3 (
https://reportnet.europa.eu/public/dataflow/1906
). Tali integrazioni hanno esclusivamente finalità illustrative e di supporto alla lettura e non modificano i contenuti sostanziali della bozza Piano trasmesso alla Commissione europea. L’inserimento di tali elementi si è reso opportuno in considerazione del carattere particolarmente tecnico di numerose sezioni del documento.La tabella delle misure pubblicata contestualmente rappresenta una sintesi delle informazioni trasmesse alla Commissione europea attraverso l’“Extended Template”, il formato tecnico standard predisposto dalla Commissione per la raccolta e la presentazione delle misure nazionali di ripristino. La tabella ha pertanto finalità divulgative e di consultazione e non sostituisce la documentazione tecnica completa trasmessa secondo le modalità previste dalla normativa europea.
- Governance e attori coinvolti
La Legge di delegazione europea 2024 (L. 91/2025, in particolare, l’articolo 18) ha delegato il Governo a adeguare la normativa nazionale al Regolamento (UE) 2024/1991, individuando le competenze in capo al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF). Nello specifico:
- Il MASE ha il coordinamento generale e la supervisione del Piano. È l’autorità nazionale competente per l’applicazione degli articoli 4 (ecosistemi terrestri, costieri e d’acqua dolce), 5 (ecosistemi marini), 6 (energia da fonti rinnovabili), 8 (ecosistemi urbani), 9 (connettività fluviale), 10 (impollinatori) e 13 (messa a dimora di alberi) del Regolamento.
- Il MASAF è l’autorità nazionale competente per coordinare le attività relative agli articoli 11 (ecosistemi agricoli) e 12 (ecosistemi forestali). Ha inoltre competenza condivisa con il MASE per gli articoli 5, 10 e 13. Entrambi i Ministeri si impegnano a fornire i dati necessari, a garantire la concertazione istituzionale per le parti di rispettiva competenza e a coordinare le attività di ISPRA.
Ruolo dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA)
L’ISPRA svolge il ruolo di responsabile scientifico e tecnico per la redazione del PNR. In base a una convenzione specifica con il MASE, l’ISPRA ha i seguenti compiti principali:
- Predisporre il Piano Nazionale di Ripristino, coordinando la raccolta e l’analisi dei dati, integrando i contributi degli enti competenti e compilando il format richiesto dalla Commissione Europea.
- Elaborare le Linee guida nazionali per le modalità e le tecniche di ripristino degli ecosistemi degradati.
- Fornire la documentazione necessaria per la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del Piano.
- Curare le attività di comunicazione e divulgazione. Per svolgere queste attività, ISPRA si avvarrà di competenze altamente specializzate, anche attraverso collaborazioni con università, centri di ricerca e professionisti del settore.
Altri enti coinvolti
La realizzazione del Piano prevede il coinvolgimento di un’ampia gamma di attori:
- Enti istituzionali: Il MASE garantirà il coinvolgimento di Parchi nazionali, Aree Marine Protette, Regioni e Province autonome, Autorità di distretto e altri enti territoriali.
- Enti tecnico-scientifici: L’ISPRA potrà prevedere il coinvolgimento di diversi interlocutori tecnico-scientifici, quali Enti di Ricerca, come il CREA, Società Scientifiche, Strutture Universitarie e interuniversitarie. Potrà inoltre stipulare accordi di collaborazione specifici con Università, Consorzi interuniversitari, Agenzie per l’ambiente e CUFAA per supportare le tematiche previste dal Regolamento.
- Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-DSSTTA): Esiste un protocollo d’intesa con il MASE per la collaborazione scientifica finalizzata, tra le altre cose, alla realizzazione di attività di ripristino degli ecosistemi con particolare riferimento alle aree degradate di ecosistemi terrestri incluse le foreste, le aree agricole e gli ecosistemi fluviali e lacustri, gli ecosistemi marini, quelli urbani.
- Stakeholder e soggetti con esperienza: Saranno consultati soggetti portatori di interesse e soggetti che hanno coordinato o partecipato a progetti rilevanti di ripristino (es. progetti LIFE).
Strumenti di coordinamento
Per garantire una cooperazione efficace e un coordinamento tra le diverse amministrazioni, sono stati istituiti i seguenti strumenti:
-
Protocollo d’Intesa MASE-MASAF – pdf: Finalizzato a predisporre le forme di coordinamento, raccordo e collaborazione tra i due ministeri per l’attuazione del Regolamento.
- Tavolo di coordinamento: Istituito entro 30 giorni dalla firma del protocollo, è presieduto dal Direttore Generale della Tutela della Biodiversità e del Mare del MASE e composto dai Direttori Generali competenti di MASE e MASAF. Ha il compito di attuare il protocollo, monitorare le attività e risolvere eventuali criticità.
- Gruppi di lavoro tematici: Il Tavolo di coordinamento istituisce otto gruppi di lavoro tecnici, suddivisi per ambiti di competenza del Regolamento (es. ecosistemi terrestri, marini, urbani, agricoli, ecc.). Questi gruppi si interfacciano con i referenti tematici di ISPRA.
