Mercoledì 28 Ottobre 2026 09:10
Torna visibile la cripta della chiesa delle Sacre Stimmate


Conclusi i restauri curati dalla Soprintendenza speciale. Il maestro d'arte Civetta: «Il restauro è sempre un atto di cura che porta a chinarsi sull'opera per farla parlare di nuovo». Frate Ranieri: la reliquia del santo di Assisi e l'invito a «tenere insieme le differenze»
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Un luogo non solo di devozione ma anche di memoria. È la cripta-cimitero della chiesa delle Sacre Stimmate, nel rione Pigna, a due passi da Torre Argentina, ora nuovamente aperta e visitabile dopo i lunghi lavori di restauro finanziati con fondi Pnrr e curati dalla Soprintendenza speciale archeologia, belle arti e paesaggio di Roma da aprile 2025 a maggio 2026. In coincidenza dell’inaugurazione ufficiale, ieri sera, 27 ottobre, ha avuto luogo nella sacrestia del complesso che custodisce la reliquia delle Sacre Stimmate del santo di Assisi una conferenza dal titolo “Va’, Francesco, e ripara la mia casa”, alla presenza, tra gli altri, del vicegerente Renato Tarantelli Baccari, ausiliare per il settore Centro, che ha espresso la sua riconoscenza per un restauro che «fino a un anno fa sembrava impossibile».
Ad aprire i lavori, moderati dal rettore padre Salvatore Sessa, Daniela Porro, soprintendente speciale di Roma, che nel suo saluto ha sottolineato il valore «di un patrimonio storico che ha subito l’oblio ma che è inserito nel tessuto della città e che dialoga con la cultura contemporanea» perché «è ancora vivo, proprio nell’anno francescano, e va tutelato per trasmettere tradizione e devozione alle future generazioni». Restaurare e riparare, infatti, «non vanno intesi solo in senso materiale, per dare bellezza a quello che il tempo ha danneggiato – ha sottolineato padre Sessa – ma, come fu per Francesco dopo l’incontro con il crocifisso di San Damiano che lo invitava a riparare la Sua casa, si tratta di riparare e restaurare il corpo di Cristo che è la Chiesa e quindi le relazioni e la fraternità».
Anche Roberto Civetta, restauratore di beni culturali e maestro d’arte, che ha seguito i lavori della cripta, ha messo in luce come «attorno al patrimonio comune nascono comunità più unite», convinto inoltre che «la bellezza parla un linguaggio universale», portando il messaggio che «ciò che è ferito ha un valore e ciò che sembra nascosto e perduto nell’oscurità può tornare a brillare». L’esperto ha inoltre sottolineato che «l’arte sacra è stata pensata non solo come un oggetto da esposizione ma come il modo per dare una forma visibile a una realtà invisibile, di un Dio che si fa carne ed entra nella storia»; per questo, «il danno che porta al necessario restauro non è mai solo materiale – ha continuato – ma ha anche a che fare con il rigenerare nuove relazioni che si sono create nel tempo attorno ad un luogo», a dire che «la cura di un luogo può guarire anche le relazioni».
Ancora, Civetta ha spiegato come la cripta «rappresenta un unicum a Roma per la caratteristica delle ossa de defunti usate per costruire le decorazioni della volta e sulle quali si è intervenuti con micro-calamite che tengono insieme senza alterare», laddove «il restauro è sempre un atto di cura che porta a chinarsi sull’opera per farla parlare di nuovo, in segno di rispetto per la storia che ci ha preceduto affinché non vada perduta». Ad entrare nei dettagli più tecnici, illustrando dapprima i danni subiti dagli ambienti della cripta «a causa delle condizioni microclimatiche estreme», è stata Marta Baumgartner, archeologa della Soprintendenza speciale di Roma. «Negli anni ’80 c’era stato un tentativo di bonifica per l’umidità ma poi per tanti anni non è stato fatto alcun intervento – ha detto -: gli scavi erano stati lasciati aperti, mancava l’illuminazione, non c’era il pavimento e in generale gli ambienti erano in un avanzato stato di degrado» quindi «il recupero di oggi è un vero dono alla città».
Affidate a frate Carmine Ranieri, dell’ordine dei frati Minori Cappuccini, le conclusioni. «Se Francesco ha interpretato inizialmente le parole del crocifisso di San Damiano concretamente, attrezzandosi con impalcature, pietre e strumentazioni – ha detto il religioso -, poi ha inteso che quello che era necessario davvero fare era tenere insieme le differenze» per restaurare la Chiesa del tempo. Ranieri ha inoltre guardato alla preziosa reliquia delle Sacre Stimmate, notando come «per amare l’altro è necessario destrutturarsi come ha fatto Cristo, rivivendo anche la sua sofferenza», a dire che «non è facile accogliere l’altro» e che «soltanto la perseveranza del bene porterà all’incontro».
28 ottobre 2026
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