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Giovedì 29 Ottobre 2026 11:10

“ALL IN”, il cinema racconta il dramma della ludopatia: Adelmo Togliani «Una dipendenza che coinvolge anche gli affetti»

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Presentato a Roma il cortometraggio diretto da Adelmo Togliani, un’opera di 15 minuti che affronta le conseguenze del gioco d’azzardo patologico. Il regista: «L’audiovisivo è lo strumento migliore per diffondere determinati messaggi, soprattutto tra i giovani».

Il cinema come strumento di sensibilizzazione per raccontare le conseguenze della dipendenza dal gioco d’azzardo e stimolare una riflessione su un fenomeno che coinvolge non soltanto chi ne soffre, ma anche famiglie e intere comunità. È questo il messaggio al centro di “ALL IN”, il cortometraggio diretto da Adelmo Togliani, presentato il 28 ottobre 2026 presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, nell’ambito di un’iniziativa dedicata alla prevenzione e al contrasto della ludopatia attraverso lo sport e la cultura.

Un progetto realizzato in collaborazione con OPES Italia, che punta a raggiungere soprattutto le nuove generazioni attraverso un linguaggio immediato e coinvolgente, capace di trasformare una problematica sociale in una storia cinematografica.

«L’audiovisivo è lo strumento migliore per diffondere determinati messaggi. È un volano incredibile, soprattutto per i giovani», ha spiegato il regista Adelmo Togliani, sottolineando l’importanza delle immagini come mezzo di comunicazione e sensibilizzazione.

La realizzazione del cortometraggio è stata preceduta da un lavoro di approfondimento sul fenomeno della ludopatia, attraverso lo studio dei dati e l’osservazione di alcune realtà territoriali della Capitale. Come raccontato dal regista, parte del lavoro si è svolta in un quartiere romano caratterizzato da particolari fragilità sociali, un contesto nel quale situazioni legate alla dipendenza potrebbero manifestarsi con maggiore facilità.

Quindici minuti di racconto, senza risposte definitive. È questa una delle scelte narrative che caratterizzano “ALL IN”: lasciare allo spettatore il compito di interrogarsi sulle conseguenze della dipendenza, senza proporre soluzioni semplicistiche a un problema complesso.

«Lanciamo un messaggio doloroso, che non dà effettivamente risposte, lascia tutto sospeso», ha dichiarato Togliani, evidenziando come il cortometraggio voglia rappresentare anche il senso di incertezza e sofferenza che accompagna le situazioni di dipendenza.

Al centro della narrazione emerge infatti un aspetto spesso sottovalutato della ludopatia: le conseguenze non si limitano alle perdite economiche del giocatore, ma si estendono alle persone che lo circondano. La ricerca continua di una vincita capace di recuperare il denaro perso può alimentare un circolo vizioso, compromettendo rapporti familiari, amicizie e stabilità personale.

«Non è solo una questione del giocatore che perde o pensa di poter con una vittoria riprendere tutto», ha spiegato il regista, ricordando come il problema finisca per coinvolgere «tutto il suo mondo, un mondo fatto di affetti, fatto di figli, parenti, amici».

Nei casi più gravi, inoltre, la dipendenza può spingere alcune persone verso comportamenti illegali nel tentativo di procurarsi il denaro necessario per continuare a giocare. Una dimensione che rende il fenomeno non soltanto una questione individuale, ma anche una problematica di rilevanza sociale.

all in premiere
In questo scenario, lo sport può rappresentare un importante strumento di prevenzione, offrendo soprattutto ai giovani occasioni di aggregazione, crescita personale e costruzione di relazioni positive. Attraverso la disciplina, il rispetto delle regole e la capacità di affrontare vittorie e sconfitte, l’attività sportiva può contribuire a promuovere modelli di comportamento alternativi alla ricerca della vincita immediata, pur non sostituendo i percorsi di cura e sostegno necessari nei casi di dipendenza.

Il cortometraggio si inserisce proprio in questa prospettiva, utilizzando la forza narrativa del cinema per portare all’attenzione del pubblico una realtà che spesso rimane nascosta dietro le difficoltà economiche e il silenzio delle famiglie.

Togliani ha infine sottolineato il contributo degli interpreti, della sceneggiatura e della collaborazione con OPES Italia, elementi che hanno permesso di costruire un’opera pensata per essere efficace e incisiva.

“ALL IN” diventa così non soltanto un racconto cinematografico, ma un invito alla consapevolezza: perché contrastare la ludopatia significa anche riconoscerne le conseguenze sulle relazioni umane, promuovere la prevenzione e offrire alle nuove generazioni strumenti concreti per costruire il proprio futuro.

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