Giovedì 29 Ottobre 2026 13:10
L’Urbaniana, «al servizio della missione universale della Chiesa»


Inaugurato con la prolusione del vicario Reina l'anno accademico dell'ateneo legato al dicastero per l'Evangelizzazione, fondato nel 1627, che conta nei 5 continenti una rete di 90 istituti
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La missione della Chiesa di Roma non è diversa da quella di ogni altra Chiesa particolare, ma è chiamata a viverla con maggiore responsabilità a motivo della sua origine apostolica e del ministero universale del suo vescovo, il Papa. Peculiarità che «non autorizza l’autosufficienza. Espone invece Roma a una responsabilità più esigente: vivere localmente una comunione aperta all’universale, custodire la memoria apostolica come appello alla conversione presente, esercitare la presidenza come servizio, comprendere l’esemplarità non come superiorità, ma come debito di testimonianza». In questa visione «il Vangelo deve incontrare la vita effettiva della città e oggi questa è una grandissima sfida». È il cuore della prolusione “Chiesa di Roma, Chiesa missionaria” tenuta questa mattina, giovedì 29 ottobre, dal cardinale vicario Baldo Reina durante l’inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia Università Urbaniana.
Legato al dicastero per l’Evangelizzazione, l’ateneo è stato fondato il 1° agosto 1627. La sua vocazione è formare gli studenti alla missione “ad gentes” e garantire una formazione continua a sacerdoti, religiosi e laici. L’offerta formativa si articola in quattro facoltà: Teologia, Filosofia, Diritto Canonico e Missiologia. A studenti e docenti il vicario ha proposto un viaggio nella dimensione missionaria della Chiesa, partendo dal Nuovo Testamento fino ai giorni nostri, soffermandosi sul magistero pontificio, evidenziando la continuità da Paolo VI a Leone XIV. Ha quindi sintetizzato l’esemplarità missionaria di Roma in sette tratti fondamentali: uno ricettivo, uno pasquale, uno comunionale, uno battesimale e ministeriale fondato sulla corresponsabilità, un tratto di edificazione urbana a contatto con la città reale, uno sinodale e infine un tratto universale che guarda alla missio ad gentes.
«L’esemplarità della Chiesa di Roma non consiste nel presentarsi come modello compiuto – ha affermato il vicario -, ma nel rendere visibile un processo evangelico permanente: ricevere il Vangelo, ascoltare lo Spirito, ascoltare la città, camminare insieme, discernere, decidere, rendere conto e ripartire per la missione». Roma, sede del successore di Pietro, non è solo «il luogo fisico in cui l’impegno missionario si realizza, ma il centro propulsore da cui tale anelito si muove per raggiungere gli estremi confini del mondo», ha concluso.
La cerimonia è stata introdotta da monsignor Samuele Sangalli segretario per l’amministrazione del dicastero per l’Evangelizzazione sezione per la Prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari. Ha sottolineato che per l’Urbaniana «l’inizio di un nuovo anno accademico assume un significato particolare» perché si rinnova la «vocazione di un’università chiamata a servire la Chiesa nella sua missione universale. L’Urbaniana porta iscritta nella propria identità una duplice dimensione: l’universalità della Chiesa e il servizio alla sua missione. Qui si incontrano popoli, lingue, culture, chiese e tradizioni diverse e la cattolicità della Chiesa non è soltanto un concetto teologico, ma diventa esperienza quotidiana».
L’università ha nei cinque continenti una rete di 90 istituti incorporati, aggregati, affiliati e collegati, con circa 10mila studenti. Quasi 1.200 quelli che frequentano la sede di Roma. Annunciando che è in fase di conclusione la stesura dei nuovi statuti, Vincenzo Buonomo, delegato pontificio con funzione di rettore magnifico, ha auspicato che «l’ateneo sappia essere sempre più uno spazio aperto, plurale, generativo di novità, di idee e di percorsi di formazione, capace di accogliere le differenze e di trasformarle in armonia per un progresso comune».
29 ottobre 2026
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