Giovedì 29 Ottobre 2026 12:10
Piazze di spaccio, Cioffredi: «Servono interventi di welfare»


Per il referente per il Lazio e membro della presidenza nazionale di Libera «la politica deve rendersi conto che non può più delegare la lotta ai narcotrafficanti alla magistratura e alla polizia»
L'articolo
Piazze di spaccio, Cioffredi: «Servono interventi di welfare»
proviene da RomaSette
.
#in città #direzione distrettuale antimafia #francesco lo voi #gianpiero cioffredi #guglielo muntoni #libera #vetrina #welfare mafioso
leggi la notizia su RomaSette


«Se sovrapponiamo le mappe delle piazze di spaccio con le mappe del disagio sociale troviamo un’equivalenza inquietante. La politica deve rendersi conto che non può più delegare la lotta ai narcotrafficanti alla magistratura e alle forze di polizia perché le piazze di spaccio oggi svolgono anche un ruolo di welfare». È la forte denuncia di Gianpiero Cioffredi, referente per il Lazio e membro dell’ufficio di presidenza nazionale dell’associazione Libera.
Come intervenire?
Intervenire nei quartieri dove sono presenti le piazze di spaccio significa che dopo l’azione di magistratura e forze dell’ordine che le “svuotano”, bisogna agire con interventi di welfare, di aggregazione giovanile, di educativa di strada, perché quello che ci preoccupa è che attorno alle piazze di spaccio cresce un consenso anche giovanile. Un mondo giovanile privo in alcuni quartieri di punti di riferimento trova l’affermazione di sé dentro un gruppo che è legato alla criminalità organizzata.
Intervenire nei quartieri dove sono presenti le piazze di spaccio significa che dopo l’azione di magistratura e forze dell’ordine che le “svuotano”, bisogna agire con interventi di welfare, di aggregazione giovanile, di educativa di strada, perché quello che ci preoccupa è che attorno alle piazze di spaccio cresce un consenso anche giovanile. Un mondo giovanile privo in alcuni quartieri di punti di riferimento trova l’affermazione di sé dentro un gruppo che è legato alla criminalità organizzata.
Cosa intende per welfare mafioso?
Ogni piazza di spaccio è piena di famiglie con gravi disagi sociali che in cambio della custodia di piccoli quantitativi di droga ricevono da 400 a 600 euro al mese che per un pensionato o per un “lavoratore povero” rappresentano un’integrazione al reddito. Con l’abolizione del reddito di cittadinanza sono aumentate le famiglie disponibili per questa operazione che in gergo si chiama “la retta”. E questo crea consenso.
Ogni piazza di spaccio è piena di famiglie con gravi disagi sociali che in cambio della custodia di piccoli quantitativi di droga ricevono da 400 a 600 euro al mese che per un pensionato o per un “lavoratore povero” rappresentano un’integrazione al reddito. Con l’abolizione del reddito di cittadinanza sono aumentate le famiglie disponibili per questa operazione che in gergo si chiama “la retta”. E questo crea consenso.
Come contrastare il livello superiore, quello delle grandi mafie?
Servirebbe una presa di consapevolezza da parte della politica e del mondo delle imprese. Ci sono le iniziative lodevoli della Camera di commercio di Roma con l’Osservatorio presieduto da Guglielmo Muntoni, ma non c’è ancora la consapevolezza che il sistema economico romano ormai convive con la criminalità organizzata. E questo vale anche per le associazioni dei professionisti. Avvertiamo un silenzio da parte degli ordini degli avvocati, dei commercialisti e dei notai. Servirebbero anche codici etici che funzionino. Se la mafia a Roma è diventata potente dal punto di vista economico e del mercato legale è perché ha trovato pochi argini, pochi anticorpi che non possono essere delegati alla magistratura e alla polizia giudiziaria, ma devono crescere dentro gli organismi di rappresentanza romani e laziali.
Servirebbe una presa di consapevolezza da parte della politica e del mondo delle imprese. Ci sono le iniziative lodevoli della Camera di commercio di Roma con l’Osservatorio presieduto da Guglielmo Muntoni, ma non c’è ancora la consapevolezza che il sistema economico romano ormai convive con la criminalità organizzata. E questo vale anche per le associazioni dei professionisti. Avvertiamo un silenzio da parte degli ordini degli avvocati, dei commercialisti e dei notai. Servirebbero anche codici etici che funzionino. Se la mafia a Roma è diventata potente dal punto di vista economico e del mercato legale è perché ha trovato pochi argini, pochi anticorpi che non possono essere delegati alla magistratura e alla polizia giudiziaria, ma devono crescere dentro gli organismi di rappresentanza romani e laziali.
Sul fronte della repressione ci sono carenze?
Faccio una premessa. Roma e il Lazio si affermano sempre di più come laboratorio unico in Italia. A Roma, diversamente dalle altre città del centro-nord, c’è una
Faccio una premessa. Roma e il Lazio si affermano sempre di più come laboratorio unico in Italia. A Roma, diversamente dalle altre città del centro-nord, c’è una
compresenza di mafie
tradizionali, clan autoctoni riconosciuti mafie da sentenze di Cassazione, mafie straniere, gruppi autoctoni che non sono mafia, ma che gestiscono le piazze di spaccio. Questo richiederebbe un rafforzamento della Direzione distrettuale antimafia di Roma che per legge dovrebbe avere 24 sostituti procuratori ma a oggi, come ha denunciato due anni fa il procuratore Francesco Lo Voi, ce ne sono 12 e solo il 30% del personale amministrativo. Il suo allarme purtroppo non è stato raccolto.Che ruolo deve avere invece la politica?
È fondamentale che rispetto alle relazioni opache della mafia ci sia un discrimine netto perché un conto sono i reati e per quelli c’è la magistratura, ma la politica dovrebbe rispondere all’articolo 54 della Costituzione che parla di “disciplina e onore”. È evidente che segnali opachi danno un messaggio pericoloso e devastante alla cittadinanza. Significa far perdere la fiducia nei confronti delle istituzioni, un colpo mortale. Noi andiamo in giro a dire alle vittime di usura “denunciate”, riceviamo telefonate di mamme che vogliono denunciare i pusher per salvare i propri figli, ma come possono avere fiducia se vedono un esponente politico frequentare ambienti mafiosi? Lo ripeto, tutto questo non ha nulla a che fare con i reati ma con la credibilità di una classe dirigente che con nettezza dice ai cittadini “noi siamo di qua e dobbiamo combattere insieme”.
È fondamentale che rispetto alle relazioni opache della mafia ci sia un discrimine netto perché un conto sono i reati e per quelli c’è la magistratura, ma la politica dovrebbe rispondere all’articolo 54 della Costituzione che parla di “disciplina e onore”. È evidente che segnali opachi danno un messaggio pericoloso e devastante alla cittadinanza. Significa far perdere la fiducia nei confronti delle istituzioni, un colpo mortale. Noi andiamo in giro a dire alle vittime di usura “denunciate”, riceviamo telefonate di mamme che vogliono denunciare i pusher per salvare i propri figli, ma come possono avere fiducia se vedono un esponente politico frequentare ambienti mafiosi? Lo ripeto, tutto questo non ha nulla a che fare con i reati ma con la credibilità di una classe dirigente che con nettezza dice ai cittadini “noi siamo di qua e dobbiamo combattere insieme”.
29 ottobre 2026
L'articolo
Piazze di spaccio, Cioffredi: «Servono interventi di welfare»
proviene da RomaSette
.