Venerdì 30 Ottobre 2026 13:10
ActionAid: Hebron sotto blocco da una settimana


La denuncia dell'organizzazione: quasi 4mila palestinesi costretti a lasciare le proprie case, chiuso l'accesso ai quartieri. Persone isolate da scuole, luoghi di lavoro, ospedali e luoghi di culto
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ActionAid: Hebron sotto blocco da una settimana
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«Da una settimana Hebron è sotto blocco e l’operazione militare ha costretto quasi 4mila palestinesi a lasciare le proprie case. Gli accessi ai quartieri sono stati chiusi, limitando gravemente gli spostamenti e isolando le persone da scuole, luoghi di lavoro, ospedali e luoghi di culto». La denuncia arriva da ActionAid, che condanna con forza l’incursione. I soldati, riiferiscono, hanno fatto irruzione nelle abitazioni, fermato decine di persone e ordinato la demolizione di alcune case. Hiba, insegnante in una scuola dell’infanzia di Hebron, ha raccontato: «La situazione è estremamente pericolosa e spaventosa. Diverse persone sono state picchiate, tra cui una coppia anziana, aggredita nella propria casa. I soldati hanno persino inseguito le bambine della scuola, dove ci stavamo nascondendo».
L’incursione a Hebron avviene mentre i palestinesi della Cisgiordania sono già esposti a livelli record di violenza da parte dei soldati e dei coloni israeliani, ricordano dall’organizzazione. Basti pensare che dall’inizio della stagione della raccolta delle olive sono stati registrati 272 attacchi dei coloni legati alla raccolta: più di quelli registrati nell’intera stagione del 2024 o in quella del 2025.
«L’esercito israeliano sta attuando a Hebron una strategia di sfollamento forzato di massa, la stessa già perseguita nei campi profughi del nord della Cisgiordania all’inizio del 2025. Allora – si ricorda nella nota diffusa da ActionAid -, oltre 33mila palestinesi furono costretti a lasciare le proprie case. Sono ancora sfollati e non sanno quando potranno tornare».
«L’esercito israeliano sta attuando a Hebron una strategia di sfollamento forzato di massa, la stessa già perseguita nei campi profughi del nord della Cisgiordania all’inizio del 2025. Allora – si ricorda nella nota diffusa da ActionAid -, oltre 33mila palestinesi furono costretti a lasciare le proprie case. Sono ancora sfollati e non sanno quando potranno tornare».
Nelle parole del responsabile di progetto di ActionAid a Hebron Bashaer Shawar, «è molto doloroso vedere la paura, le difficoltà e l’incertezza crescere tra le famiglie palestinesi costrette a lasciare le proprie case a Hebron. Hanno dovuto andarsene con pochissimo preavviso, spesso con meno di un’ora per raccogliere le proprie cose, lasciandosi alle spalle i mezzi di sostentamento e la sicurezza di luoghi che chiamavano casa. Questi atti costituiscono una punizione collettiva. Siamo particolarmente preoccupati – aggiunge – per l’impatto su donne e bambini: lo sfollamento, la separazione delle famiglie, le difficoltà economiche e la perdita di condizioni abitative sicure aumentano la loro esposizione alla violenza e al disagio psicologico. Le famiglie hanno bisogno di più dei soli aiuti d’emergenza. Hanno bisogno di sicurezza, dignità, protezione e della certezza che i loro diritti saranno rispettati».
ActionAid chiede che la violenza cessi immediatamente, che tutte le restrizioni alla libertà di movimento siano revocate e che tutti i palestinesi possano tornare nelle proprie case. «L’occupazione illegale e brutale della Cisgiordania da parte del governo israeliano, in corso da decenni, deve terminare, come stabilito dalla Corte internazionale di giustizia».
30 ottobre 2026
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