Domenica 1 Novembre 2026 10:11
Favola della domenica – Il piccione Moretto
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C’era una volta un piccione marroncino di nome Moretto che viveva, felice e beato, nella casa di Luisa e del suo cane Leo.
La ragazza, giorni prima, l’aveva sorpreso sul davanzale della finestra e l’aveva invitato ad entrare. Da allora, faceva parte della famiglia.
Moretto e Leo andavano d’amore e d’accordo. Mangiavano gli stessi biscotti e giocavano insieme.
A entrambi, piaceva la musica.
Moretto muoveva il corpo cicciottello e Leo lo imitava, scodinzolando.
Un giorno, i tre amici si recarono ai giardini pubblici. Luisa tolse il guinzaglio al suo barboncino, e il piccione, saltellando e volando, lo seguì nella sua corsa tra l’erba.
Si avvicinarono alcuni piccioni. Lo interpellarono: “Che cosa fai in compagnia di un’umana e di un barboncino?”
“Loro sono la mia famiglia” .
“Sei sicuro che se lo meritino? Gli umani sembrano gentili ma poi ti catturano e ti arrostiscono”.
“Impossibile! I miei familiari mi amano”.
“Non ti fidare…”
“Insomma, io sono un piccione domestico, punto e basta!”
Gli altri tentennarono il capo. Non potevano credere a ciò che vedevano.
“Riuniamoci in consiglio” propose il più autorevole del gruppo.
Dieci volatili, grigi e bianchi, grandi e piccoli, si spostarono volando su un muretto, al riparo da Leo che voleva disperderli.
“Io direi di dare una bella lezione al piccione domestico” disse uno.
“Io punirei la sua padrona. Per chi ci ha preso? Per animali da compagnia? protestò un altro.
“Calmatevi!” tubò il loro capo. “Ascoltate invece la mia proposta. Invadiamo il balcone della ragazza”.
“A che pro?”
“Per dimostrare a lei e al suo cane che siamo volatili liberi e selvatici”.
“Siamo d’accordo!”
“A meno che….”
“A meno che?” chiesero tutti in coro.
“A meno che Luisa non si prenda cura anche di noi”.
“Bravo!”
“Ma… in che senso?” domandò un piccione giovane.
“Nel senso che ci assicuri cibo tutti i giorni, ci dia un riparo per la notte e tante attenzioni”.
“Sì, sì, ci stiamo”.
Qualcuno, per l’entusiasmo, svolazzò sulle aiuole del giardino, altri si diedero una beccatina di solidarietà, altri ancora girarono in tondo, felici.
Il giorno dopo, il balcone di Luisa venne invaso da uno stormo schiamazzante di volatili.
“Che succede? Che volete? Andate via! Sciò, sciò!”
Moretto, che conosceva i suoi simili, spiegò alla ragazza il significato di quella invasione.
Fu così che Luisa liberò il capanno degli attrezzi del suo cortile da tante inutili cianfrusaglie, vi riparò lo stormo ribelle, assicurando, per il futuro, tante briciole di biscotti e tante coccole.
Leo, all’inizio, protestò, ma poi si adeguò alla situazione e si divertì un mondo, insieme a Moretto, a giocare con loro.
Maria Rosaria Fortini
