Domenica 1 Novembre 2026 12:11
LUCCA60 – Quando il Robot ha un’anima umana: la lezione di Go Nagai nel dialogo tra scuole con Claudio Castellini
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LUCCA – Come si trasforma una gabbia di metallo alta venti metri in un personaggio capace di emozionare? E come si fa sposare il tratto rinascimentale europeo con il linguaggio visivo del manga? A queste e altre domande ha risposto Go Nagai nell’ultima parte del suo incontro lucchese all’Auditorium San Romano, che lo ha visto protagonista di un serrato ed emozionante confronto con Claudio Castellini, celebre disegnatore italiano e autore del manifesto di Lucca60.
Castellini – visibilmente emozionato per trovarsi a tu per tu con l’autore di Goldrake, opera con cui ha subito dichiarato di essere cresciuto – ha aperto il dibattito chiedendo al maestro giapponese come sia riuscito a infondere dinamismo e plasticità muscolare a delle rigide macchine d’acciaio.
Go Nagai ha subito chiarito:
«Per me sono sempre stati combattimenti tra esseri umani, con i robot a fare da rappresentazione estetica. L’anima del personaggio è l’uomo al suo interno e quello che visualizzavo era il combattimento tra due esseri umani».
Nagai ha spiegato la genesi di questa intuizione: fino a quel momento esistevano robot slegati dall’uomo, come Astro Boy (un robot con le fattezze da uomo ma fatto interamente di metallo) e Tetsujin 28 (un gigante robot guidato a distanza da un bambino grazie al suo un radiocomando). La sua idea fu quella di fondere i due concetti, mettendo il pilota in carne ed ossa dentro la macchina così da portare l’essere umano sul campo di battaglia insieme al robot.
E la stazza di 20 metri? Un puro calcolo di proporzioni anatomiche: immaginando che il pilota risiedesse nella testa del robot – come fosse il cervello della struttura – Nagai ha costruito il corpo attorno per garantire uno spazio vitale proporzionato all’uomo, arrivando alla misura canonica di 20 metri per i suoi mecha.
Diversa e singolare fu invece la nascita di Jeeg Robot d’acciaio. In quel caso, come ha ricordato il maestro, il condizionamento arrivò dall’industria del giocattolo: la casa produttrice chiedeva un personaggio con giunture magnetiche per lanciare una nuovo prodotto composto da moduli combinabili. Inizialmente il design estetico cambiò per evitare problemi legali e cause di plagio con la ditta che produceva Mazinga, ironicamente però alla fine anche Jeeg Robot finì per essere pubblicato dalla stessa casa di produzione che già si era occupata di Mazinga.
Una dimostrazione pratica – come ha sottolineato Castellini – di come spesso gli eroi più iconici della storia del fumetto nascano da esigenze di mercato apparentemente banali trasformate in colpi di genio.
Il dialogo tra i due autori si è poi spostato sul tema della Legacy (parola chiave di questa sessantesima edizione di Lucca Comics) e sul superamento dei confini artistici.
Nagai si è detto felice dell’occasione di chiedere a Castellini come sia stato possibile per un disegnatore italiano, negli anni ’90, lavorare contemporaneamente per i due colossi rivali americani Marvel e DC. Castellini ha raccontato come la sua formazione, capace di attingere sia dalla scuola europea che da quella americana, abbia contribuito ad abbattere le barriere culturali tra i diversi linguaggi del fumetto portandolo fino ad un traguardo inimmaginabile.
Parlando di confini superati Castellini ha quindi chiesto dell’opera in cui Nagai ha realizzato la più grande sintesi tra Occidente e Oriente: la sua personale interpretazione della Divina Commedia.
Il maestro giapponese ha svelato di essere partito da un’idea molto semplice: era affascinato dalle storiche incisioni di Gustave Doré dedicate all’opera di Dante e sognava con di “farle muovere”. Un’ispirazione che l’ha portato alla sua Divina Commedia a fumetti, creando illustrazioni ponte per raccordare la drammaticità classica con il proprio stile e per far comunicare le illustrazioni originali di Doré.
Emblematico il caso di Beatrice, trasformata da figura angelica dantesca a personaggio femmiline fortissimo e vicinissimo alle storiche eroine dei suoi manga. Un ponte ideale tra due mondi che oggi, a Lucca, si sono ritrovati ancora una volta uniti.
L’incontro si è chiuso con uno scambio di opere originali che i due maestri del fumetto hanno realizzato l’uno per l’altro, portando ad una conclusione emozionata per l’evento di Lucca60.
