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Lunedì 2 Novembre 2026 13:11

Il ritratto di Dorian Gray torna a teatro: Federica Luna Vincenti protagonista del nuovo adattamento di Giancarlo Nicoletti

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Il capolavoro di Oscar Wilde rivive in una versione contemporanea che esplora bellezza, identità e ossessione per la giovinezza. Alessio Vassallo interpreta Lord Henry Wotton. Dopo il debutto a Lucca, lo spettacolo prosegue la tournée italiana ed europea.

Il ritratto di Dorian Gray torna sul palcoscenico con una nuova identità. È Federica Luna Vincenti a interpretare il protagonista del celebre romanzo di Oscar Wilde, nel nuovo adattamento teatrale scritto e diretto da Giancarlo Nicoletti, che porta in scena una riflessione contemporanea sul rapporto tra bellezza, desiderio e costruzione dell’immagine di sé.

Accanto a lei, Alessio Vassallo veste i panni di Lord Henry Wotton, figura affascinante e manipolatoria che conduce Dorian verso una vita dominata dalla ricerca del piacere e dall’ossessione per l’eterna giovinezza.

Lo spettacolo, prodotto da Goldenart Production, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Teatro Biondo di Palermo, rilegge il capolavoro di Wilde attraverso un linguaggio scenico che unisce recitazione, musica, immagini e tecnologie audiovisive.

Una delle principali novità dell’adattamento è la scelta di affidare il ruolo di Dorian Gray a un’interprete femminile.

Non si tratta semplicemente di un’inversione di genere, ma di una precisa scelta drammaturgica che intende approfondire il rapporto tra identità personale e percezione sociale.

Nella visione di Nicoletti, Dorian è un individuo la cui esistenza viene continuamente definita dallo sguardo degli altri. La bellezza diventa una forma di potere, ma anche una condizione dalla quale è difficile liberarsi.

Attraverso l’interpretazione di Federica Luna Vincenti, lo spettacolo mette in evidenza le pressioni esercitate sui corpi e la necessità, sempre più diffusa nella società contemporanea, di apparire giovani, desiderabili e perfetti.

Il protagonista diventa così il simbolo di un’identità costruita attraverso aspettative esterne, in cui il confine tra autenticità e rappresentazione si fa sempre più fragile.

Accanto a Dorian, Alessio Vassallo interpreta Lord Henry Wotton, personaggio centrale nell’opera di Oscar Wilde.

Brillante, ironico e provocatorio, Lord Henry esercita un’influenza decisiva sul giovane protagonista, convincendolo a considerare la bellezza e il piacere come valori assoluti.

Nella nuova versione teatrale, i celebri aforismi del personaggio assumono una dimensione contemporanea, diventando formule capaci di diffondersi e influenzare il comportamento altrui.

A interpretare il pittore Basil Hallward, autore del ritratto destinato a custodire i segni del tempo e delle colpe di Dorian, è Giulio Forges Davanzati.

Completano il cast Brunella Platania, Matteo Milani, Gianluigi Rodrigues e Francesca Bruni Ercole.

La regia di Giancarlo Nicoletti abbandona la tradizionale ambientazione vittoriana per trasportare la vicenda in un universo scenico vicino alla sensibilità contemporanea.

Il ritratto non è più soltanto un dipinto, ma diventa uno strumento di osservazione e memoria.

Telecamere, proiezioni, immagini frammentate e cornici luminose contribuiscono a costruire uno spazio teatrale in cui ogni gesto può essere registrato, riprodotto e giudicato.

Il confronto tra ciò che appare e ciò che viene nascosto assume così un significato particolarmente attuale.

Come nel romanzo originale, Dorian conserva intatta la propria bellezza mentre il ritratto subisce le conseguenze delle sue azioni. Ma nell’adattamento di Nicoletti questa separazione diventa anche una metafora del rapporto tra identità reale e immagine pubblica.

L’opera richiama inevitabilmente una società caratterizzata dall’esposizione continua, dalla ricerca di approvazione e dalla costruzione di rappresentazioni idealizzate di sé.

Al centro della rilettura teatrale si trova una domanda: quanto della nostra identità ci appartiene realmente e quanto dipende dall’immagine che gli altri costruiscono di noi?

La vicenda di Dorian Gray diventa un’occasione per interrogarsi sull’ossessione per la giovinezza e sulle conseguenze di una vita dominata dall’apparenza.

Nelle note di regia, Giancarlo Nicoletti spiega di non aver voluto ricostruire semplicemente il mondo vittoriano, ma mostrare come le dinamiche raccontate da Wilde continuino a manifestarsi nella società attuale.

Il rapporto tra bellezza e responsabilità, tra desiderio e conseguenze delle proprie scelte, rappresenta il nucleo della messinscena.

Anche l’ensemble di attori-performer assume un ruolo centrale, dando corpo alla società, alla coscienza collettiva e allo sguardo che osserva e condiziona il protagonista.

Musiche e interventi sonori contribuiscono a costruire un’atmosfera sospesa tra seduzione e inquietudine.

La regia e la drammaturgia sono firmate da Giancarlo Nicoletti.

Le scene sono di Emanuele Salamanca, mentre i costumi portano la firma di Nicoletta Ercole, in collaborazione con Alessandra Carta.

Le musiche sono composte da Umberto Iervolino e il disegno luci è curato da Giuseppe Filipponio.

La produzione è affidata a Goldenart Production, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Teatro Biondo di Palermo.

La produzione esecutiva è di Daniela Piccolo, l’organizzazione generale di Valentina Taddei e la responsabilità di produzione di Antonella Lepore.

Dopo il debutto nazionale al Teatro del Giglio di Lucca, dal 16 al 18 ottobre 2026, e le successive tappe di Torino e Ferrara, lo spettacolo prosegue la tournée con appuntamenti in Italia e in Svizzera.

Le prossime date annunciate sono:

  • 10 e 11 novembre 2026: Bellinzona, Teatro Sociale
  • 26 novembre 2026: San Severino, Teatro Feronia
  • 27, 28 e 29 novembre 2026: Pistoia, Piccolo Teatro Mauro Bolognini
  • 10, 11, 12 e 13 dicembre 2026: Trieste, Politeama Rossetti
  • Dal 15 al 20 dicembre 2026: Catania, Teatro Stabile
  • 14 gennaio 2027: Lecce, Teatro Apollo
Al momento, nel calendario comunicato dalla produzione, non figurano date romane.

Con questa nuova messinscena, Il ritratto di Dorian Gray torna a interrogare il pubblico su temi che attraversano il tempo: il desiderio di restare giovani, la paura di invecchiare e il prezzo da pagare quando l’apparenza diventa più importante della propria identità.

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