Martedì 3 Novembre 2026 09:11
Il Festival della Divina Sapienza, per «costruire pensiero tra le macerie»


La rassegna aperta dal colloquio con Sandro Veronesi sul tema della caducità, «sempre centrale per uno scrittore». Il cappellano don Vecchione: «Abbiamo bisogno di testimoni per non rassegnarci al nichilismo». La masterclass per i ragazzi delle superiori
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“C’è ancora qualcosa per cui vivere?”. È una domanda profonda quella che orienta il Festival della Divina Sapienza che si è aperto ieri, 2 novembre, nell’ateneo più grande d’Europa e che con un ricco calendario di eventi interesserà tutta la settimana, fino a domenica 8 novembre. «Abbiamo bisogno dell’arte per dare parole al dolore», ha spiegato don Gabriele Vecchione, cappellano della Sapienza e ideatore di questo progetto, aprendo il primo colloquio serale con un ospite d’eccezione che ieri è stato lo scrittore e sceneggiatore Sandro Veronesi. Nei prossimi giorni sono attesi, tra gli altri, la scrittrice Viola Ardone, l’attore Kim Rossi Stuart e il giornalista Marco Damilano.
Constatando che «ogni ideale è crollato su se stesso, lasciando spazio a un ego senza misura», e come «lo spettro suicidario si aggira tra i giovani», don Vecchione ha sostenuto con forza che «abbiamo bisogno di testimoni per non rassegnarci al nichilismo» e, anzi, «costruiremo pensiero tra le macerie perché non possiamo più rinunciare al fuoco dei giovani e ai loro desideri profondi». Dell’importanza di «porsi domande di valore» che hanno «bisogno di una pluralità di sguardi e di competenze» ha parlato anche la rettrice uscente Antonella Polimeni, osservando come «le grandi domande attraversano tutte le discipline». Ancora, nel suo saluto, Polimeni ha riconosciuto nella cappella universitaria, sede degli eventi del Festival, «il cuore della nostra città universitaria e un luogo di incontro e di ascolto reciproco», quello che «richiede di ampliare lo sguardo e di esercitare il pensiero critico». Pure don Maurizio Mirilli, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale universitaria che ha curato il Festival, nel portare il saluto del cardinale vicario Baldo Reina ha voluto augurare «una buona settimana di appuntamenti con la Divina Sapienza».
Al centro del dialogo con Sandro Veronesi, guidato da don Vecchione con Fabrizia Sabbatini, autrice e traduttrice, il tema della caducità. È proprio questa condizione esistenziale «in bilico tra dolore, nichilismo e lutto» a dare il titolo all’ultimo libro del due volte Premio Strega – Caducità. Tutti i racconti -, che ha spiegato di essersi ispirato per questa opera edita da La nave di Teseo «al breve saggio Caducità di Freud». Pubblicato nel 1916, lo scritto dello psicanalista « nacque da una conversazione estiva del 1913 durante una passeggiata in montagna con il poeta Rainer Maria Rilke – ha detto Veronesi -. Freud vuole revocare al poeta il diritto di poetare sulla caducità della vita» poiché il vuoto della morte e della perdita è per il padre della psicanalisi «spazio che si libera per riversarvi quella vitalità destinata a tornare, come le foglie che tornano a sbocciare in primavera». Questo tema, ha continuato Veronesi, «per uno scrittore è sempre centrale», specie di fronte ai «momenti più brutti dell’esistenza, sia personale che collettiva», nei quali e per i quali, tuttavia, «vale ancora la pena – ha sostenuto -, fosse anche solo per imparare e riscattarci dalla storia per poi tramandarla».
Il Festival della Divina Sapienza aveva preso avvio la mattina con la prima delle masterclass in programma nella settimana insieme ad attività di approfondimento e riflessione aperte a tutti gli studenti delle scuole secondarie di Roma. Erano 230 quelli riuniti nell’Auditorium sottostante la Cappella universitaria per seguire gli interventi su “Dall’arte della guerra all’arte della pace” di Alessandro Zuccari, già docente di Storia dell’arte alla Sapienza, e di Gaetano Lettieri, ordinario di Storia del cristianesimo dell’ateneo di piazzale Aldo Moro. Il primo ha osservato che viviamo in «un mondo in guerra, riabilitata come mezzo per risolvere questioni politiche, economiche e militari, ma questo è inaccettabile». Constatando dapprima come «tutte le civiltà si sono servite delle produzioni artistiche per affermare la propria cultura», Zuccari ha notato come «con Francesco d’Assisi c’è una totale rivoluzione» e che «sono i grandi umanisti a dare forma all’idea di una pace globale», fino ad Erasmo da Rotterdam che «denuncia la follia della guerra». Da parte sua, Lettieri ha sottolineato quanto il cristianesimo «abbia riconosciuto la pace come valore imprescindibile e nello stesso tempo come sia un approdo difficile». In particolare, l’esperto ha evidenziato che per «fondare una politica della pace dobbiamo recuperare il paradosso di Socrate e di Gesù», ossia «non opporsi al nemico per sconfiggerlo ma accoglierlo per amarlo».
3 novembre 2026
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