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Mercoledì 4 Novembre 2026 13:11

Altro che soft clubbing: il REF chiude in bellezza con un rave di musica classica

Avete presente quando si dice “chiudere col botto”? Ecco, è quello che sta per fare il Romaeuropa Festival, che dopo oltre due mesi trascorsi con eventi che hanno fatto sentire noi romani un po’ più londinesi o berlinesi, ha deciso di salutarci con un gran finale fuori dagli schemi. E siccome ormai il REF ci […]

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Avete presente quando si dice “chiudere col botto”? Ecco, è quello che sta per fare il Romaeuropa Festival, che dopo oltre due mesi trascorsi con eventi che hanno fatto sentire noi romani un po’ più londinesi o berlinesi, ha deciso di salutarci con un gran finale fuori dagli schemi. E siccome ormai il REF ci ha abituati a tutto, mancava soltanto una cosa: trasformare la musica classica in un rave.

Dimenticate per un attimo l’idea del concerto di musica classica per come l’avete sempre conosciuto o immaginato: seduti composti, e magari cercando di non tossire. Domenica 15 novembre, The Classical Rave Party manderà in pensione qualche vecchia convenzione portando la musica classica fuori dai suoi rituali abituali e trasformandola in un vero e proprio party. L’appuntamento è alle 20 nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica, dove Enrico Melozzi e la sua Orchestra Notturna Clandestina guideranno una formazione che mette insieme musicisti classici, cantautori e artisti contemporanei. 

Per capire da dove nasce questa idea bisogna tornare alla Roma del 2018, quando Enrico Melozzi, compositore e direttore d’orchestra noto anche per i suoi arrangiamenti rock sul palco di Sanremo, decise che forse era arrivato il momento di portare Mozart e compagnia fuori dalle sale da concerto. Nacque così il Rave clandestino di musica classica, un progetto che trasformava spazi occupati e luoghi non convenzionali in palcoscenici per maratone musicali capaci di andare avanti fino all’alba. Nel 2019 l’esperimento si ripeté con oltre cento musicisti e un’intera notte dedicata alla musica, dimostrando che per fare un rave non servono necessariamente un DJ, una cassa techno e qualcuno che abbia perso gli amici alle quattro del mattino. Poi arrivò la pandemia e quella stagione della notte romana si interruppe.

Adesso, a distanza di anni, il progetto torna in una veste più istituzionale, ma con lo stesso spirito. Sul palco, insieme all’Orchestra Notturna Clandestina diretta da Melozzi, ci saranno Giovanni Sollima, Niccolò Fabi e la Banda dell’Esercito Italiano, oltre a musicisti del calibro di Giuseppe Andaloro, Giovanni Antonini, Alessandro Carbonare e Gloria Campaner. E siccome il confine tra i generi è fatto per essere attraversato, sono previste anche le incursioni di Elsa Lila, Anastasio e Fasma, mentre Alessandro Baricco parteciperà con alcune letture. 

Anche il repertorio promette di non annoiare nessuno, attraversando secoli di storia della musica e mettendo insieme Beethoven, Mozart, Paganini, Vivaldi, Verdi, Ravel, Liszt, Poulenc, Gershwin e persino Bernard Herrmann, autore delle musiche di Vertigo di Alfred Hitchcock. Si passerà dal Concerto Imperatore al Totentanz, dall’aria della Regina della Notte al finale del Don Giovanni, fino alla celebre Rhapsody in Blue. E siccome siamo pur sempre a un rave, non mancherà nemmeno un momento di partecipazione collettiva, con il Va’, pensiero di Verdi affidato alle voci dell’intera sala. A completare il programma, anche nuove composizioni di Giovanni Sollima ed Enrico Melozzi, scritte appositamente per l’occasione.

L’evento, realizzato in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, sarà il gran finale della quarantunesima edizione del Romaeuropa Festival. La serata comincerà già alle 19:15 con un’esibizione della Banda dell’Esercito Italiano nella Cavea, prima del concerto delle 20 in Sala Santa Cecilia. I biglietti costano dai 30 ai 40 euro e sono disponibili sul sito ufficiale della manifestazione.

Più che una semplice operazione per avvicinare i giovani alla classica, The Classical Rave Party riprende una domanda che accompagna il progetto fin dagli inizi: e se il problema non fosse la musica, ma il modo in cui siamo abituati ad ascoltarla e a concepirla? Il 15 novembre, la risposta proverà a darla direttamente il palco.

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