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Mercoledì 4 Novembre 2026 13:11

Il tram sui luoghi storici di via IV Novembre? Meglio il bus elettrico del Tva

In occasione della giornata dell'Unità Nazionale, torniamo sulla contestata tranvia Termini-Vaticano-Aurelio. Un progetto che non convince e che per fortuna non si farà

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In occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Giornata delle Forze Armate (4 novembre), il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si sposta dal Palazzo del Quirinale a Piazza Venezia per la deposizione della corona d’alloro sulla Tomba del Milite Ignoto all’Altare della Patria.

L’itinerario si snoda nel cuore storico di Roma attraverso la seguente successione stradale 1) Via del Quirinale: la via lineare che costeggia il palazzo presidenziale. 2) Via XXIV Maggio: la prosecuzione che scende verso la parte bassa del Colle. 3) Largo Magnanapoli / Via IV Novembre: l’area della caratteristica rotonda con la palma al centro 4) Rampa di Via IV Novembre: la suggestiva discesa che conduce direttamente in Piazza Venezia. Vi ricorda qualcosa?



 



 



 



L’area dove sarebbe sorto il tram TVA (Termini-Vaticano-Aurelio), il controverso progetto frutto delle pressioni di gruppi pro-tram, blog e i centri studi di area legati al centrosinistra che si muovono attorno all’eredità intellettuale e politica della “Cura del Ferro”, promossa negli anni Novanta da Walter Tocci (storico assessore alla Mobilità e vicesindaco delle giunte Rutelli), e sostenuta attivamente da Legambiente.

Un progetto folle e insensato, dai costi esorbitanti, 273 milioni di euro in parte erogati dai finanziamenti europei (120) ed in parte dal Fondo Nazionale per il Trasporto Rapido di Massa del MIT. Una storia così incredibile, quella del TVA (fortunatamente bloccato dalla soprintendenza) da superare qualsiasi trama inventata da un romanziere. Una delle più assurde e tragicomiche della storia politica recente. Un breve riassunto: il progetto della linea TVA venne delineato e promosso a metà degli anni Novanta dall’allora assessore alla Mobilità Walter Tocci e dall’urbanista Italo Insolera, suo mentore. L’opera fu aspramente osteggiata dai commercianti del centro (che non sempre hanno ragione ma stavolta sì), da una parte della politica e dai sostenitori del trasporto sotterraneo (e della tutela estetica del centro storico). Le forti resistenze e i timori sui cantieri portarono la giunta dell’epoca ad accantonare e “bocciare” di fatto l’intervento, preferendo puntare su altre opere (come il Tram 8). Dopo circa vent’anni passati nei cassetti del dipartimento mobilità, il progetto è riemerso ufficialmente nel PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), infilato nottetempo da una “manina” riconducibile alla lobby filo tram (che esiste, eccome se esiste..centri studi – Roma Ricerca Roma -, comitati rossoverdi e blog specializzati con in testa Odissea Quotidiana/Salviamo il tram e Comitato MetroxRoma).

La giunta 5 stelle ha quindi ripescato il tracciato della TVA, inserendolo tra le “invarianti” e le opere portanti del nuovo piano dei trasporti (PUMS). Scegliendo di puntare su un’opera di vecchia concezione, fortemente impattante e ridondante poiché ricalca una parte del tracciato già coperto dalle linee della metropolitana (in particolare la Metro A tratta Battistini e la futura Metro C).

Come sapete Diarioromano ha assunto una posizione fortemente critica e controcorrente rispetto ai piani di sviluppo della rete tranviaria. Ad accendere il dibattito è stato un dossier firmato dal blogger Mercurio Viaggiatore, intitolato
“Tram: il grande abbaglio”
,  (
qui
la 2° puntata) in cui si contesta la vulgata politica e associazionistica secondo cui il tram rappresenti la panacea per la mobilità romana. Le principali critiche sollevate dal nostro dossier includono: preferibilità dei bus elettrici (o Bus Rapid Transit BRT), costi e (in)efficienza delle infrastrutture e problemi storici di manutenzione della rete – binari, armamenti, linea aerea e sottostazioni elettriche – e della flotta, portando a lunghi blocchi delle linee esistenti.

Ma, tornando al caso di specie, la Tva, sorprende il silenzio della comunità scientifica degli urbanisti e le associazioni di tutela del patrimonio storico. Nulla da dire sull’impatto visivo dei pali e dei binari di fronte a monumenti millenari, palazzi storici e sedi istituzionali?



 



 

L’associazione Italia Nostra, solitamente su posizioni così intransigenti contro le opere pubbliche da sfociare in una parodia del “cedernismo” (dal nome del fondatore Antonio Cederna), cioè l’ideologia del NO a prescindere, si è prodotta in un’assurda giravolta dal sapore ideologico riabilitando le brutte ragnatele di cavi elettrici sui cieli di Roma. Sentite un po’ cos’hanno scritto:

“Appare incomprensibile (…) Infine, per irrazionali motivazioni estetiche, si prevede di eliminare la linea aerea di contatto lungo alcune delle nuove tratte, con la conseguenza di dover acquistare nuovo materiale rotabile a batteria molto più costoso e inquinante a causa dei processi di smaltimento delle sue batterie una volta esauste. È peraltro arcinoto che presto le batterie andranno anche fuori mercato a causa dell’uso delle “terre rare” (…) al riguardo, Italia Nostra ritiene che, a fronte dell’inquinamento ottico “da filo elettrico” di nuove linee tranviarie, la soluzione di adottare tram con batterie chimico-elettriche sia di gran lunga peggiore per l’ambiente e comunque uno spreco ingiustificato. Meglio i fili dei vecchi tram della Roma novecentesca piuttosto che queste discutibili nuove tecnologie da cui traggono vantaggio quasi esclusivamente i rispettivi fornitori”

E invece i costruttori di tram sono del tutto esenti da pressioni tramite i lobbisti che seguono la visione dell’area rossoverde che critica le ingerenze del gruppo Caltagirone?

Siamo all’assurdo. La più nota associazione italiana dedita alla conservazione intransigente del patrimonio storico, artistico e naturale,
SOSTIENE I FILI AEREI DEL TRAM
, reputandoli un’alternativa pulita alle automobili e alle batterie degli autobus elettrici (ma le hanno anche i tram!!) oltre che alle grandi infrastrutture sotterranee invasive (come alcune fermate della metropolitana). E qui siamo al delirio più totale: a febbraio di quest’anno,
Italia Nostra (insieme ad altre associazioni) ha chiesto lo stop alla realizzazione della stazione Chiesa Nuova
(prevista con sei livelli interrati e una profondità di oltre 40 metri lungo Corso Vittorio Emanuele II). Meglio un tranvetto che la metro C! Un’ipotesi, quella del tram a Corso Vittorio, l’altro boulevard interessato dal TVA con via Nazionale, avversata fortemente da Raffaele Ranucci, imprenditore ed ex senatore del Partito Democratico, nonché attuale AD della Fondazione Musica per Roma, che ha espresso una ferma contrarietà al progetto, definendo l’idea come “un’assurdità” e una “follia” sulle pagine del Messaggero.

Torniamo al discorso che stavamo facendo sul percorso del presidente Mattarella in occasione della festa del 4 novembre (Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate), partendo dal Quirinale per giungere all’Altare della Patria. Concentriamoci sulla più bella rotonda di Roma, Largo Magnanapoli, un’aiuola verde con una caratteristica palma e resti storici delle antiche Mura Serviane con monumenti e architetture nei dintorni (la Chiesa di Santa Caterina da Siena a Magnanapoli, Villa Aldobrandini con il suo giardino pensile, la Torre delle Milizie e l’accesso ai Mercati di Traiano).



A nessuno è balenato il fatto che l’installazione di binari, banchine e soprattutto della linea aerea di alimentazione (i fili sospesi) potrebbe alterare il cono visivo di assi viari storici come via Nazionale, via IV Novembre e largo Magnanapoli? Senza contare le polemiche tecniche e ingegneristiche.I problemi tecnici sollevati dai critici al progetto riguardano tre aspetti:

  1. La pendenza elevata: Via IV Novembre presenta una pendenza massima del 7,8%.
  2.  Il “collo di bottiglia” e le curve a gomito: la conformazione di via IV Novembre, caratterizzata da un tracciato stretto e da due curve a gomito consecutive , col rischio di bloccare l’intera viabilità in caso di guasto o intralcio automobilistico (come nel caso del recente incidente a Oslo).
  3. La sede promiscua con il traffico privato




E insomma il cono visivo incantevole di Largo Magnanapoli che rischia di essere sfregiato. E non solo la rotatoria con la palma e i resti delle Mura Serviane sullo sfondo della barocca chiesa di Santa Caterina da Siena e la Torre delle Milizie, il monumentale palazzo sede storica del Palazzo INAIL, situato in via IV Novembre, proprio a ridosso di Largo Magnanapoli. L’edificio funge da imponente quinta monumentale per via IV Novembre con la facciata ricca di decori scultorei classici. Un gioiello architettonico che rischia di essere oscurato dal via vai del tram (che ripetiamo fortunatamente non si farà, almeno per il momento, vista la perdita dei fondi PNRR e le modifiche del tracciato e vincoli della soprintendenza).



 



 



Riguardo l’impatto visivo dell'(eventuale) opera ci permettiamo di citare il blog Metrovia (dapprima contrario poi favorevole al TVA: noi siamo di diverso avviso). Sull’altro progetto del tram dei Fori – altra genialata del guru degli urbanisti rossoverdi (lo stesso che definì due delle strade più belle di Roma Via Nazionale e Corso Vittorio incerta “hausmanizzazione” e appunto i Fori un fondale di imperialismo straccione, salvo ritrattare per diventarne il curatore della riqualificazione) sul tram dei Fori gli esperti di Metrovia scrissero che non rappresentava solo “un intervento superfluo ed evitabile, ma anche un pregiudizio alla possibilità di offrire un valore aggiunto alla fruizione del patrimonio storico e monumentale della città. Che inserisce per contro un’infrastruttura permanente per il transito massivo e impattante della modernità sullo sfondo delle antiche vestigia, alterando in modo sgradevole il panorama archeologico. A questo si aggiunge l’insensibilità di estendere questo viavai tranviario giusto ai piedi dell’Altare della Patria, luogo simbolo celebrativo dell’unità nazionale, quasi si trattasse di un edificio qualunque. E, come se non bastasse, la trasformazione di piazza Venezia in una rotatoria tranviaria: una sorta di nuova piazza di Porta Maggiore, riproposta nel cuore della città.”

Ecco, alle antiche vestigia e all’Altare della Patria sostituite la pregevole rotonda di Largo Magnanapoli coi resti delle Mura Serviane e la Chiesa di Santa Caterina e la Torre delle Milizie e il Palazzo INAIL oltre, naturalmente, al QUIRINALE, e il discorso non cambia, la trasformazione dello storico e monumentale snodo viario nel centro di Roma, situato tra i rioni Monti e Trevi, che segna il punto di arrivo della direttrice di Via Nazionale (proveniente da Piazza della Repubblica) e il collegamento con l’area del Quirinale e l’Altare della Patria, in una rotonda tranviaria, come in uno sperduto angolo di periferia.

La nostra posizione, espressa attraverso i contributi del blogger Mercurio Viaggiatore (e dell’associazione Tutraps) sostiene con forza che il tram (e nello specifico il progetto della TVA – Termini Vaticano Aurelio) sia un’opera superata, costosa e impattante, preferendo nettamente l’adozione di moderni autobus elettrici Bus rapid transit (BRT)

Oggi celebriamo l’Italia unita…Viva la Repubblica e Buon 4 Novembre!

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