Giovedì 5 Novembre 2026 17:11
Cripta di Sant’Agnese presso la chiesa di Sant’Agnese in Agone a Roma
La storia della cripta e dello stadio di Domiziano Per visitare la cripta si deve entrare all’interno dell’omonima chiesa e poi scendere nei sotterranei, in quelle che erano le strutture dello stadio di Domiziano, costruito nella seconda metà del I secolo d.C. Nello stadio si svolgevano competizioni atletiche chiamate agones, la parola “agones” è il [...]
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Cripta di Sant’Agnese presso la chiesa di Sant’Agnese in Agone a Roma
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Per visitare la cripta si deve entrare all’interno dell’omonima chiesa e poi scendere nei sotterranei, in quelle che erano le strutture dello stadio di Domiziano, costruito nella seconda metà del I secolo d.C.
Nello stadio si svolgevano competizioni atletiche chiamate agones, la parola “agones” è il plurale del termine latino “agon” (a sua volta derivato dal greco agón, ἀγών), che significa “gara”, “disputa”, “certame”, “combattimento”. Da qui il nome della chiesa.
Sant’Agnese subì Il martirio nel 305 d.C., durante il periodo di Diocleziano.
Scendendo per le scale incontriamo posto in alto, un affresco del XVII secolo coronato dalle palme del martirio, mostra Agnese vestita di bianco e affiancata da un angelo. In basso si trova invece una riproduzione di un testo redatto da papa Damaso (366-384).
Grazie alle testimonianze da lui raccolte dalla famiglia della ragazza, abbiamo notizie sulla vita della giovane.
L’ epigrafe recita infatti: “Fama refert sanctos dudum retulisse parents”, ovvero “Si racconta che i santi genitori (di Agnese), tempo fa mi riferirono che…”




Trascritto su marmo da Dionisio Filocalo proprio su incarico di Damaso I, questo marmo era collocato accanto alla tomba di sant’Agnese sita sulla via Nomentana,
proprio vicino al prospicente mausoleo di santa Costanza, dove venne recuperato nel 1728 dopo che era stato smarrito e riutilizzato come parte di un pavimento. Il rinvenimento venne fatto dal sacerdote archeologo Giovanni Marangoni.
Un’altra epigrafe presente sempre nella cripta recita: “Ingressa Agnes hunc turpitudinis locum angelum domini, preparatum invenit”, ovvero: “Entrata Agnese nel luogo di turpitudine, ritrovò l’Angelo del Signore pronto ad accoglierla”.
Lo stesso invito al silenzio e alla meditazione lo troviamo scritto dal Borromini nel tamburo della cupola della chiesa barocca che ospita la cripta.
Sant’Agnese si era consacrata a Dio, e rifiutò le attenzioni del figlio di un prefetto, venne allora denunciata come cristiana e condannata ad essere esposta nuda proprio all’interno dello stadio domizianeo. Essendo vergine non poteva essere mandata a morte.
Miracolosamente alla donna crebbero dei lunghissimi capelli che coprirono interamente le sue nudità. Poi, quando un uomo si avvicinò per offenderla, questo cadde morto.
Grazie alle sue preghiere però, l’uomo tornò in vita, allora Agnese fu accusata di stregoneria e condannata al rogo. Le fiamme che dovevano arderla però si separarono e si spensero, segno della protezione Divina. I carnefici allora come ultima soluzione, decisero di ucciderla con un colpo di spada.
La cripta, conosciuta come Sacellum infimum, nasce proprio nel luogo del martirio della santa. Si tratta dell’unica parte rimasta della chiesa originale. Fu Borromini nel 1654 che si occupò di risanarla.
Divisa in tre ambienti, il primo è molto ampio e presenta un grande vano con due pilastri che sorreggono tre arcate; gli altri due sono orientati verso la piazza e corrispondono alla cripta della chiesa medievale. Sulla parete della scala che scende alla cripta, troviamo il già citato affresco Seicentesco raffigurante Sant’Agnese sostenuta dall’angelo, sotto il dipinto la lastra marmorea di Dionisio Filocalo.
L’altare marmoreo è incorniciato da una struttura a forma di tabernacolo con due angioletti in preghiera, alla sua base è presente un alto rilievo che raffigura Sant’Agnese portata al martirio. Questo fu realizzato da Giovanni Buratti su disegno di Alessandro Algardi (1661 e 1663).
La cripta ha subito diversi allagamenti e fu restaurata nel 1885 dall’architetto Andrea Busirici Vivi che intervenne anche sul pavimento utilizzando la tecnica dell’opus sectile.
Infine troviamo l’antico oratorio medievaleggiante composto da due colonne con capitelli ionici che sostengono le volte. Sul pavimento rimangono resti della decorazione cosmatesca.
Nella prima cappella, sant’Agnese viene condotta al martirio da due soldati, la santa appare ricoperta dai lunghi capelli miracolosamente cresciuti per proteggerla dagli oltraggi mentre avanza incrollabile nella sua Fede. Sulle volte troviamo raffigurati dei Serafini.
Accedendo da una scala interna, possiamo arrivare ai resti dei fornici dello stadio di Domiziano, questi consentivano agli spettatori di accedere ai posti a sedere sugli spalti.
Nell’antico oratorio, il pavimento è formato da lastre in marmo con preziosi riquadri eseguiti a mosaico in opus sectile che risale a papa Callisto II (XII secolo).
Di quest’opera restano due grandi pannelli quadrati, ciascuno con un fiore inscritto a otto petali con dischetto marmoreo centrale. Nella volta affrescata troviamo Cristo nella mandorla seduto sul trono che tiene dei fiori bianchi con cerchi rossi nella mano destra circondato da quattro personaggi.
Le figure che lo circondano non sono umane, ma sono quattro esseri viventi (il tetramorfo) della visione del profeta Ezechiele e dell’Apocalisse, tradizionalmente associati ai quattro Evangelisti: l’Uomo (o l’angelo), simbolo di San Matteo; il Leone, simbolo di San Marco, il Bue (o vitello), simbolo di San Luca, l’Aquila, simbolo di San Giovanni
La visita è molto suggestiva, non si può non rimanere colpiti dai dipinti ispirati allo stile antico.
Anche la chiesa da cui si deve necessariamente passare per scendere nella cripta, è ricca di stupende opere d’arte che meritano di essere ammirate.
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