Venerdì 6 Novembre 2026 11:11
Il Papa in Uruguay: viaggio dove la Chiesa costruisce un futuro per i ragazzi delle periferie


Nei quartieri di Montevideo segnati da povertà e violenza, l’attesa di Leone XIV accende i riflettori sulle opere educative della comunità cattolica. Il Movimento Tacurú coinvolge 1.400 persone, mentre il Liceo Jubilar offre istruzione gratuita ai ragazzi della zona
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Casavalle e Borro sono luoghi noti a Montevideo, capitale dell’Uruguay. Casavalle una vasta area della zona settentrionale della metropoli, Borro uno dei quartieri nei quali si divide la zona. Luoghi noti, ma per starci alla larga. I quartieri dei poveri, dei “senza futuro”, della droga. A entrarci, di solito, sono guardie e ladri, poliziotti e spacciatori. Ma domani, 7 novembre, accadrà un evento “storico”. A percorrere le vie del quartiere di Borro sarà Papa Leone XIV, in visita nel Paese. Una scelta dirompente, ma carica di speranza, che dà seguito all’azione della Chiesa, la “piccola” e minoritaria Chiesa dell’Uruguay, che da decenni ormai ha investito i propri talenti in questa parte della città, così dimenticata. Ha avviato progetti per i giovani, realtà sociali ora consolidate, perfino un liceo unico nel suo genere: privato, eppure gratuito, destinato ai ragazzi che, altrimenti, sarebbero costretti a interrompere gli studi.
Le iniziative dei salesiani nel quartiere della droga. È l’altro lato, quello luminoso, di Borro e Casavalle che, grazie al Papa, tutto l’Uruguay e tutto il mondo potranno vedere. «Padre Pablo Coimbra, parroco a Borro, ha paragonato il quartiere a una vetrata: quando la si guarda dall’esterno, senza entrarci, appare buia e non si distingue la figura, ma quando si entra nella chiesa e la si guarda dall’interno, la vetrata si illumina e rivela tutta la sua bellezza. Il Papa farà guardare questa vetrata dall’interno, mostrando quanta meravigliosa solidarietà, resilienza e voglia di felicità vi siano nelle madri e nei lavoratori che vivono qui. Siamo nel conto alla rovescia, con il cuore pieno di gratitudine». Il racconto è di padre Hugo Espinosa, sacerdote salesiano, direttore del movimento Tacurú, una realtà che ha avviato numerose opere e iniziative sociali ed educative, rivolte soprattutto ai ragazzi e ai giovani, a nome dell’arcidiocesi di Montevideo. La sede principale del movimento è a la Valleja, quartiere che si trova a due isolati a sud di Borro, ma Tacurú è un punto di riferimento per tutta Casavalle e per altri quartieri limitrofi.
Padre Hugo è la persona giusta, dunque, per farci conoscere le luci e le ombre del quartiere dove sta per arrivare il Papa. «In mezzo a questa moltitudine di uomini e donne meravigliosi per il loro desiderio di felicità, la vita è segnata da una violenza e da un’insicurezza costanti – spiega -. Molto spesso, si tratta di violenza armata: si sentono sparatorie non solo di notte, ma anche al mattino e a mezzogiorno. Molti devono nascondersi nelle proprie case, chiudere la porta e, data la fragilità delle abitazioni, i proiettili attraversano i muri e penetrano all’interno. Alcune famiglie sono state costrette a lasciare la propria casa perché criminali arrivano e dicono “Domani vogliamo questa casa, ne abbiamo bisogno”. Minacciati, finiscono in strada senza un posto dove andare. Dopo una certa ora, i taxi e persino le ambulanze non arrivano più nel quartiere». A Casavalle, spesso, mancano i servizi essenziali: «Mancano elettricità, servizi idrici, abitazioni dignitose. Soltanto due giorni fa la gente bruciava pneumatici e accendeva fuochi in strada per protestare perché era rimasta al buio. Quando piove, l’acqua porta via tutto e rimangono solo fango e acqua stagnante».
Tacurú coinvolge 1.400 persone, con 300 operatori. Eppure, in questo contesto, i Salesiani portano avanti le iniziative del Movimento Tacurú, articolate in tre grandi settori, come spiega il sacerdote: «Il primo è la scuola professionale Don Bosco, situata nel cuore del quartiere Marconi, non lontano da Casavalle, dove si registra uno dei livelli di violenza più alti di Montevideo. Un’altra struttura accoglie 200 adolescenti in diversi laboratori: imparano estetica, cucina, arte, tappezzeria e falegnameria, grazie a un accordo con le scuole. Il terzo settore riguarda i minori da 0 a 17 anni e si sviluppa, in accordo con lo Stato, tramite club per bambini, aree pedagogiche, completamento del ciclo di base e formazione nei centri giovanili, sportivi e sociali. Inoltre, circa 300 giovani tra i 18 e i 30 anni partecipano a progetti educativo-lavorativi». In totale il Movimento Tacurú conta circa 1.400 beneficiari e circa 300 operatori. «A Casavalle e quartieri limitrofi – spiega ancora padre Espinosa – c’è una fortissima presenza della Chiesa cattolica con parrocchie, opere sociali, scuole e centri educativi che vivono a fianco dei più poveri. In Uruguay c’è un tema che molti giovani non vogliono affrontare: il suicidio, la disperazione e il vuoto esistenziale. Nella proposta della Chiesa vediamo l’offerta di un senso della vita». I giovani dimostrano che si può andare avanti e che, partendo dal poco che si possiede, si può essere solidali: «Attraverso l’iniziativa “Huesas” (“Ossa”), i ragazzi si ritrovano ogni settimana per preparare cibo da distribuire alle persone senza fissa dimora. Nonostante la società li emargini, la visita di Papa Leone li renderà visibili e valorizzati. La gente comincerà a guardare la nostra zona in modo diverso, vedendo le buone notizie che qui accadono ogni giorno».
Un liceo gratuito per i ragazzi del quartiere. E le opere avviate dalla Chiesa di Montevideo sarebbero state incomplete, senza l’istituzione di una scuola di alta qualità. Ed è stato così creato, quasi 25 anni fa, il Liceo Jubilar Juan Pablo II, una scuola secondaria, che ha per destinatari ragazzi tra i 12 e i 14 anni. Ne parla, con orgoglio, la direttrice, Majo García Pintos: «La nostra fondazione è nata 24 anni fa, per rispondere a un bisogno molto sentito dalla popolazione di questo quartiere periferico. Spesso, i ragazzi dovevano abbandonare gli studi: non avevano le risorse e avrebbero dovuto spostarsi verso il centro per frequentare la scuola secondaria. L’arcivescovo Nicola Cotugno Fanizzi (salesiano, originario di Sesto San Giovanni, ndr) venne in visita al santuario della grotta di Lourdes, nel quartiere Borro. In quell’occasione, fu proprio la gente del quartiere a chiedere al vescovo di adoperarsi perché sorgesse una scuola in quella zona periferica. E l’arcidiocesi rispose, elaborando un progetto e dando vita a un liceo, che venne chiamato “giubilare” perché costruito nell’ambito dei progetti per il Giubileo, e venne intitolato a Giovanni Paolo II. Nel 2002 la struttura venne inaugurata. Davvero, è stato un miracolo, reso possibile da numerose donazioni, che prosegue anche ora. Parliamo dell’unica scuola superiore privata totalmente gratuita. In un quartiere dove molti giovani rischiano di entrare nella spirale della droga e, spesso, di morire in modo tragico, è importante dare pari opportunità a tutti». Prosegue la direttrice: «Domani, per l’arrivo del Papa, saremo in 180 persone della scuola. Visiterà la parrocchia di Santa Maria di Guadalupe, che si trova nei pressi del liceo, a Borro. Molti parrocchiani lo hanno frequentato, ci saranno anche giovani che hanno potuto seguire gli studi universitari grazie al nostro programma di borse di studio, altri diventati campioni nello sport». (Bruno Desidera)
6 novembre 2026
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