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Venerdì 6 Novembre 2026 15:11

Lorenzo Cuneo e il servizio come «scelta concreta di vita»



Aperta dal cardinale Reina nell'Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense l'inchiesta diocesana per la causa di beatificazione del giovane capo scout e volontario, morto a 28 anni nel 1998. Presenti i genitori Claudio e Teodora

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Si è aperta questa mattina, 6 novembre, la causa di beatificazione di Lorenzo Cuneo, il giovane romano – capo scout Agesci e volontario della Caritas diocesana – morto ventottenne nel 1998 dopo una vita segnata dalla capacità di vivere il Vangelo nelle molteplici dimensioni della vita quotidiana. Nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense si è tenuta la sessione di apertura dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù eroiche e la fama di santità del servo di Dio, durante la quale i membri del Tribunale hanno prestato il dovuto giuramento e formalmente ammesso la lista dei testimoni che saranno chiamati prossimamente per rendere le loro dichiarazioni.

Un «momento significativo per la Chiesa di Roma», lo ha definito il cardinale vicario Baldassare Reina, non tanto per «ricordare una persona che ha lasciato una testimonianza significativa», né per «celebrare anticipatamente una santità che dovrà essere oggetto di attento discernimento», ma per «intraprendere un cammino di ricerca della verità», verificando con «rigore, prudenza e obiettività» se in Lorenzo «le virtù teologali, cardinali e morali siano state esercitate in grado eroico», accertando anche «la consistenza e la continuità della fama di santità».

Con il cardinale vicario, hanno giurato di adempiere fedelmente all’incarico loro affidato anche il delegato episcopale don Giorgio Ciucci, il promotore di giustizia padre Gerardo Gallo, il notaio attuario Marcello Terramani e il notaio aggiunto Francesco Allegrini, oltre al postulatore della causa, Paolo Vilotta. Alla prima sessione hanno assistito anche Claudio Cuneo e Teodora Ciampa, i genitori del servo di Dio, oltre a un folto numero di amici e conoscenti che conobbero Lorenzo in vita e ne ricordano il grande impegno civile e umano animato da una fede sempre viva.

Ripercorrendo la vita del giovane, il cardinale vicario ha ricordato la nascita in una famiglia «profondamente legata alla fede cattolica» con i fratelli Eugenio e Tommaso e l’esperienza di formazione umana e spirituale negli scout dell’Agesci, dove apprese «il valore della responsabilità, della fraternità, del rispetto della natura e soprattutto del servizio», che in lui «non rimase un’idea astratta, ma divenne progressivamente una scelta concreta di vita».

Educatore scout, volontario alla mensa della Caritas diocesana, Lorenzo promosse nella parrocchia di San Giovanni Battista de Rossi il cosiddetto “giro del giovedì” per portare aiuto, ascolto e umanità ai senza dimora nelle stazioni romane. Un’attenzione che lo spinse anche a partecipare a missioni in Bosnia, Ucraina e Romania a favore di bambini e persone vulnerabili. Reina ha sottolineato come questa sua intensa attività caritativa e sociale – che poi sfociò anche, poco prima della sua morte, nella decisione di impegnarsi attivamente in politica, venendo eletto come consigliere municipale – era «alimentata da una profonda vita contemplativa» basata sulla partecipazione quotidiana alla Messa, sui sacramenti e sulla preghiera. Lorenzo non separava la fede dagli impegni quotidiani. Dopo la sua tragica morte, travolto da un veicolo pesante mentre soccorreva un automobilista in difficoltà sulla corsia di emergenza in autostrada, il suo ricordo è stato accompagnato da quella fama di santità che ora la Chiesa si dispone ad esaminare. Una figura, ha concluso il cardinale, che «unisce l’impegno civile e politico inteso come servizio al bene comune, la sensibilità ecologica per la custodia del creato e l’unità inscindibile tra preghiera e carità cristiana», e testimonia che «»la chiamata alla santità non ha limiti di età».

Ora si parte con l’ascolto dei primi testimoni. «L’iter canonico – afferma il postulatore, Paolo Vilotta – ci permetterà di conoscere meglio la figura di Lorenzo grazie alla generosità di tutti coloro che doneranno frammenti di conoscenza, tempo e convivenza vissuti con lui». Comprensibilmente emozionati i due genitori: «Non sappiamo dove porterà tutto questo, noi abbiamo una certa età ormai, siamo abbandonati a Dio. Lorenzo – dicono – era un bravo ragazzo, il suo impegno nasceva dalla fede e dalla famiglia, anche i nonni per lui sono stati molti importanti». E pensava sempre a fare del bene a qualcuno: «Mamma – mi diceva – c’ho da fare!», ricorda sorridendo la signora Teodora, che poi aggiunge. «Dopo la sua morte, l’ho sognato e mi ha detto: “Mamma, c’ho tanto da fare!”. Pure lassù ha tanto da fare, pensa alle anime delle tante persone morte in incidenti stradali».

6 novembre 2026

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