Venerdì 6 Novembre 2026 16:11
Romaeuropa Festival con Teatro dell’Opera di Roma. Tre grandi coreografi per Opera Ballet Vlaanderen il 10 e l’11 novembre al Teatro dell’Opera di Roma
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ROMAEUROPA FESTIVAL 2026
In corealizzazione con Teatro dell’Opera di Roma
Con il sostegno di Dance Reflections by Van Cleef & Arpels e di Flanders State of the Art
presenta
prima nazionale
Opera Ballet Vlaanderen
Jan Martens | On Speed
Anne Teresa De Keersmaeker | Grosse Fuge
Christos Papadopoulos | Opus
10 – 11 novembre 2026
TEATRO DELL’OPERA DI ROMA – TEATRO COSTANZI
Ore 20
Tre generazioni della coreografia contemporanea europea, tre differenti visioni del corpo e del movimento, un unico grande dialogo tra danza e musica. La quarantunesima edizione del Romaeuropa Festival avvia la sua ultima settimana in dialogo con il Teatro dell’Opera di Roma per presentare Opera Ballet Vlaanderen, una delle più prestigiose compagnie europee, protagonista di un trittico coreografico in prima nazionale, il 10 e 11 novembre al Teatro Costanzi.
Presentata con il sostegno di Dance Reflections by Van Cleef & Arpels e Flanders State of the Arts, la serata si compone di tre opere firmate da Jan Martens, Anne Teresa De Keersmaeker e Christos Papadopoulos, autori che, attraverso linguaggi e sensibilità differenti, indagano il rapporto tra corpo, ritmo, spazio e composizione musicale. Un programma che attraversa quasi quattro secoli di storia della musica, dal Novecento di Stephen Montague all’Ottocento di Beethoven, fino al contrappunto barocco di Johann Sebastian Bach, mettendo in relazione il patrimonio della danza fiamminga con alcune delle più interessanti esperienze della coreografia internazionale.
Ad aprire la serata è On Speed di Jan Martens, coreografo belga più volte ospite del Romaeuropa Festival, che rimodella per Opera Ballet Vlaanderen una creazione nata nel 2021. Costruita sulla composizione Phrygian Tucket (1994) di Stephen Montague, nell’esecuzione della clavicembalista polacca Elisabeth Chojnacka, la coreografia si sviluppa come una sfida tra il corpo e la musica, una corsa in continua accelerazione che mette alla prova resistenza, precisione e capacità di controllo dell’interprete. Attraverso una scrittura fisica serrata e reiterata, il movimento si trasforma in un esercizio di energia e tensione, dove la ripetizione diventa motore di una progressiva intensificazione fino a sfiorare la saturazione e la perdita di controllo.
La serata prosegue con Grosse Fuge / Beethoven, una delle creazioni emblematiche di Anne Teresa De Keersmaeker, figura centrale della danza europea e fondatrice della compagnia Rosas. Realizzata nel 1992 per la produzione ERT e successivamente entrata nel repertorio di Opera Ballet Vlaanderen, la coreografia prende le mosse dalla monumentale Grande Fuga in Si bemolle maggiore op. 133 di Ludwig van Beethoven, traducendone la complessità musicale in una costruzione coreografica rigorosa e vibrante. Otto danzatori si confrontano con la struttura contrappuntistica della partitura, trasformando le linee musicali in traiettorie, geometrie e relazioni tra i corpi. Il risultato è una composizione di grande energia fisica, nella quale la precisione del gesto e la continua tensione tra individualità e insieme restituiscono visivamente la complessità della scrittura beethoveniana.
A chiudere il trittico è Opus, tra le prime creazioni del coreografo greco Christos Papadopoulos, presentata in una nuova versione per dodici danzatori della compagnia fiamminga. Ispirato a Die Kunst der Fuge di Johann Sebastian Bach, il lavoro esplora le possibilità del movimento attraverso una ricerca di precisione quasi microscopica. La partitura, rielaborata musicalmente da Kornilios Selamsis, viene scomposta nei suoi elementi minimi per essere progressivamente ricostruita attraverso il corpo dei danzatori. Gesti impercettibili, oscillazioni, variazioni ritmiche e minime modificazioni del movimento diventano materia di una composizione collettiva, in cui ogni interprete sembra trasformarsi in uno strumento musicale. Il corpo si fa così una sorta di partitura visiva, capace di rendere percepibili le strutture e le relazioni interne alla musica, invitando lo spettatore a un’esperienza di ascolto che passa anche attraverso lo sguardo.
Istituzione belga nata dall’incontro tra Opera Vlaanderen e Ballet Vlaanderen, Opera Ballet Vlaanderen, dal 2014 sviluppa un progetto artistico che mette in dialogo opera, balletto e danza contemporanea. Sotto la direzione artistica generale di Jan Vandenhouwe, l’istituzione persegue una linea di ricerca fondata sulla flessibilità stilistica, sulla trasmissione del patrimonio coreografico fiammingo alle nuove generazioni e sull’apertura ai linguaggi internazionali. La compagnia si distingue inoltre per un’organizzazione collettiva e priva di gerarchie tra i danzatori, valorizzando la collaborazione e la ricerca condivisa come elementi centrali del proprio processo creativo.
Biografie:
Opera Ballet Vlaanderen è una delle principali istituzioni belghe dedicate all’opera e alla danza. Nata nel 2014 dalla fusione tra Opera Vlaanderen e Ballet Vlaanderen, fondato nel 1969 ad Anversa dalla coreografa Jeanne Brabants, ha sede ad Anversa e Gand, dove sviluppa una programmazione che intreccia opera, balletto, teatro-danza e creazione contemporanea. Nel corso della sua storia la compagnia è stata guidata da importanti direttori artistici, tra cui Valery Panov, Robert Denvers, Kathryn Bennetts, Assis Carreiro e Sidi Larbi Cherkaoui. Dal 2021 la direzione artistica generale è affidata a Jan Vandenhouwe, che promuove un progetto fondato sull’apertura stilistica, sul dialogo tra repertorio e nuove creazioni e sulla trasmissione della tradizione coreografica fiamminga. La compagnia ha collaborato con alcuni dei più importanti autori della scena internazionale, presentando lavori di Anne Teresa De Keersmaeker, Pina Bausch, Wim Vandekeybus, Jan Martens, Alain Platel, Marcos Morau ed Ella Rothschild. Il gruppo dei danzatori opera come un ensemble collettivo senza gerarchie, attraverso una pratica che integra balletto, Countertechnique® e differenti metodologie del movimento. La sua identità artistica si fonda sull’equilibrio tra tradizione e innovazione e sulla ricerca di nuove modalità per rileggere il grande repertorio della danza.
Jan Martens è un coreografo belga che sviluppa una ricerca sul corpo e sul movimento attraverso la ripetizione, la resistenza e la relazione tra gesto individuale e dimensione collettiva. Formatosi al Royal Conservatoire di Anversa, ha fondato la propria compagnia GRIP e si è affermato sulla scena internazionale con creazioni che esplorano i limiti fisici e percettivi della danza. Tra i suoi lavori figurano The Dog Days Are Over (2014), Rule of Three (2017), Any Attempt Will End in Crushed Bodies and Shattered Bones (2021) e FUTUR PROCHE (2021). Nel 2021 ha creato On Speed, inizialmente concepito come assolo, successivamente adattato per Opera Ballet Vlaanderen.
Anne Teresa De Keersmaeker è una delle figure più influenti della danza contemporanea europea. Coreografa e fondatrice della compagnia Rosas, ha sviluppato un linguaggio coreografico riconoscibile per il rapporto rigoroso tra movimento, musica, geometria e spazio. Nel 1982 ha fondato Rosas, compagnia con cui ha realizzato opere fondamentali come Fase, Four Movements to the Music of Steve Reich (1982), Rosas danst Rosas (1983) ed Achterland(1990). La sua ricerca attraversa repertori musicali differenti, da Bach a Beethoven, da Mozart a Schönberg, indagando le strutture compositive della musica attraverso il corpo. Grosse Fuge, creata nel 1992, è tra i lavori più rappresentativi del suo percorso artistico.
Christos Papadopoulos è un coreografo greco la cui ricerca si concentra sulle relazioni tra movimento, ritmo, percezione e composizione collettiva. Formatosi alla Greek National School of Dance di Atene e alla SNDO di Amsterdam, ha sviluppato un linguaggio coreografico essenziale e rigoroso, in cui minime variazioni del gesto generano strutture di grande complessità visiva. Tra le sue creazioni figurano Elvedon (2015), Opus (2016), Ion(2018), Larsen C (2021) e My Fierce Ignorant Step (2023). Con Opus, ispirato a Die Kunst der Fuge di Bach, Papadopoulos esplora il rapporto tra corpo e partitura, trasformando il movimento in uno strumento per osservare e percepire la struttura musicale.
