Domenica 8 Novembre 2026 11:11
Le pillole di Polly: recensione di “Le sorelle in giallo” di Mieko Kawakami
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A quindici anni, Hana si sente già delusa dalla vita.
Il suo disagio è cominciato anni prima, quando il padre se ne è andato di casa senza dare più notizie; da allora, alla ragazzina non è rimasta che la madre, Ai. La donna guadagna un modesto stipendio, che almeno permette a madre e figlia di non dover lasciare l’appartamento fatiscente nella periferia di Tōkyō in cui vivono.
Ma la vita con Ai, per Hana, è insopportabile; e non potrebbe essere altrimenti, visto che la donna non si fa scrupoli di invitare a casa gente di malaffare tutte le volte che le pare.
La ragazzina va a scuola, certo; frequenta l’ultimo anno delle scuole medie. Tuttavia, anche lì le cose vanno male: Hana è un’alunna svogliata, e le compagne di classe la snobbano a causa della cattiva reputazione della madre.
Così, la ragazzina si sente sempre più sola e depressa.
Un bel giorno, però, la vita si decide a regalare anche a lei un raggio di luce. Una mattina, Hana si sveglia e al posto della madre si trova accanto una donna che non conosce, che dice di chiamarsi Kimiko; anche se ha l’aria molto svagata, la ragazzina con lei si trova subito a suo agio.
La sconosciuta torna a trovarla, e a poco a poco tra le due nasce una forte amicizia, che in breve tempo per Hana diventa indispensabile come l’acqua.
Ma le circostanze della vita, a volte, ci portano dove non avremmo mai voluto.
E così, lo strano legame tra Hana e Kimiko finirà per essere messo a dura prova.
Mieko Kawakami è una scrittrice giapponese nota soprattutto per “Seni e uova”, uno dei migliori romanzi del 2020 per Time. Con “Le sorelle in giallo” l’autrice nel 2024 ha vinto lo Yomiuri Prize for Literature; nonostante tale importante riconoscimento, tuttavia, il romanzo lascia piuttosto delusi.
Nell’opera, Kawakami ha voluto affrontare un tema importante come quello del potere distruttivo dei soldi, e lo ha fatto attraverso il personaggio di Hana; scorrendo le pagine del libro, il lettore assiste al lento declino provocato in lei dall’avidità. Da ragazzina in cerca d’amore, si trasforma in una sorta di delinquente priva di scrupoli, odiosa al punto da rendere difficile la lettura del romanzo; del resto, il fine della scrittrice giapponese non era quello di divertire, ma di mostrare l’effetto diabolico che la sete di soldi produce su alcune persone.
Tuttavia, se l’intento di Kawakami è lodevole, il modo in cui sviluppa il tema non convince. La narrazione è lenta, piena di ripetizioni, appesantita da almeno un centinaio di pagine superflue e ridondanti.
Certo, il romanzo ha anche dei pregi, come la trama accattivante in alcuni punti. Sarà il lettore a decidere se questo basterà a fargli intraprendere la lettura di un’opera che risulta complessivamente molto pesante.
Federica Focà
