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Lunedì 16 Novembre 2020 19:11

Addio all’on. Giuseppe Zurlo

La sera del 29 ottobre 2020, all’ospedale Gemelli di Roma, terminava la sua vicenda terrena a 94 anni l’on Giuseppe 
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#cronaca #politica
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La sera del 29 ottobre 2020, all’ospedale Gemelli di Roma, terminava la sua vicenda terrena a 94 anni l’on Giuseppe Zurlo di Ostuni dove era nato il 1° ottobre 1926. E non è stata una serena dipartita, almeno per i familiari e per chi gli ha voluto bene. È morto nella più completa solitudine, a parte la dedizione dei medici e degli infermieri, a causa del Covid 19. Non hanno potuto vederlo le sue figlie né il suo fido Ider Castillo ecuadoregno che l’ha accompagnato nei suoi ultimi 14 anni non solo come “badante” ma come vero sostegno fisico e morale.

Ma Zurlo non morirà del tutto, né sarà dimenticato. Lo ricorda il libro “Giuseppe Zurlo, scritti politici” con sottotitolo “L’Europa nella mente, il Sud nel cuore” a cura di Luigi Matteo. 2013, Youcanprint editore. Nell’opera scorrono i sessant’anni dedicati alla politica da Giuseppe Zurlo raccontati attraverso i suoi scritti. Freschi e attuali, come stilati appena ieri. Una bella storia nella storia della Democrazia Cristiana. Ne esce il fermento, la preparazione, la passione che animava i suoi uomini migliori, a cominciare dalla vita nelle sezioni fino ai più alti livelli in Parlamento, in Italia e in Europa. E tutto rendicontato al proprio elettorato.

Giuseppe Zurlo ha ricoperto incarichi importanti: componente della Commissione Centrale dei Probiviri della D.C. dal 1957 al 1967, Consigliere Nazionale della D.C. dal 1967, eletto alla Camera dei Deputati nel 1972, rieletto Deputato nella settima, ottava e nona Legislatura fino al 1987, componente della Commissione Agricoltura della Camera, Sottosegretario alla Sanità (III Governo Andreotti), Sottosegretario all’Agricoltura e Foreste (III, IV e V Governo Andreotti e I Governo Craxi) con mille deleghe, componente della Commissione Parlamentare di inchiesta sulla Loggia P2, Commissario prima e Presidente poi dell’UNIRE.

Un gladiatore della riforma fondiaria. Dirà al suo amico Bartolo Ciccardini: “La riforma era una rivoluzione di testa, doveva sparire la borghesia agraria e dovevano nascere i piccoli proprietari se volevamo che sparisse la servitù dei cuori. Ai latifondisti non abbiamo fatto del male. Le terre espropriate le abbiamo pagate anche troppo bene per quei tempi… ma gli abbiamo strappato di mano la proprietà delle anime, il ricatto della fame, il possesso politico della gente. Questa sì, è stata una rivoluzione” (Bartolo Ciccardini “Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia. Ed. Guida 2009, cap. IX dal titolo “Gli incontri della memoria”).

Dagli scritti emerge l’amicizia e la stima ricevuta da Moro, Rumor, Marcora, Andreotti, Galloni, Zaccagnini, Goria, Ciccardini, Martinazzoli. Furono amici sinceri – pur in un partito dilaniato dalle correnti – semplicemente perché si fidavano di lui; sapevano che avevano a che fare con una persona leale, onesta, proba. Ed affiora il percorso politico di un uomo inserito perfettamente nel suo difficile contesto storico, legato profondamente al suo partito, ai problemi e ai valori della sua terra, al suo Sud come il marinaio alla stella polare. Il suo concetto e il suo progetto di politica, democratico e cristiano, inteso come esclusivo e squisito spirito di servizio. Un grande carattere, dotato di una forza e di un’energia spirituale straordinaria che ha messo sempre al primo posto l’onestà, l’integrità, la trasparenza come garanzia presso i suoi elettori ma specialmente come scudo nei confronti della malavita organizzata, sempre in agguato, e contro la quale ha sempre combattuto.

 

L. M.

 

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