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Venerdì 12 Febbraio 2021 16:02

Il Next Generation EU per un parlamento migliore (NGEPM), terzo tentativo

L’elenco dei ministri è pronto, ma solo tra qualche ora conosceremo la loro identità e potremo farci un’idea sulla loro 
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L’elenco dei ministri è pronto, ma solo tra qualche ora conosceremo la loro identità e potremo farci un’idea sulla loro capacità di capire gli “algoritmi” del Regolamento approvato 2 giorni fa dal Parlamento Europeo e firmato stamane solennemente davanti a Ursula von der Leyen dal Presidente di Turno Portoghese e dal nostro Sassoli, Presidente dell’Assemblea.

Oggi vorrei fare qualche considerazione su Quali sono le attese in Italia con l’applicazione del Next Generation EU.
Tanti economisti di valore e lo stesso dott Fabrizio Balassone della Banca D’Italia, davanti alle Commissioni Riunite di Camera e Senato, si sono cimentati su questo difficile argomento e hanno fatto del tutto per tirare fuori qualche coniglio dal cappello.
Ma i grandi economisti, come i migliori esperti in ogni campo, non possono fare previsioni attendibili, in assenza di certezza di scenari politici, normativi, organizzativi ancora da avviare.

SENZA LE “RIFORME DI SOSTEGNO” (GIUSTIZIA, LAVORO, PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, etc) E SENZA UNA PROGETTAZIONE DEL PIANO ED UNA ESECUZIONE DELLE ATTIVITÀ MAI VISTE PRIMA IN ITALIA NON SI VA DA NESSUNA PARTE!
È opinione diffusa che, bene che vada, analizzando gli effetti “di domanda”, immediati o quasi, e quelli “di offerta”, su spazi temporali più ampi, degli interventi PREFIGURATI DAI DOCUMENTI UE, potremmo arrivare all’aumento dai 2 ai 3 punti percentuali di PIL entro il 2025. Nel periodo successivo è difficilissimo prevedere effetti attendibili.

Quanto sopra è vero e la produttività ci guadagna, se:
1. Immediatamente (entro 50 giorni) riusciremo a progettare in modo puntuale, rigoroso e scientificamente misurabile un piano coerente con le missioni strategiche fissate dal Consiglio Europeo;
2. Contemporaneamente avviamo le cosiddette “Riforme di Sostegno”, nelle quali i mondi della Giustizia, del Lavoro, dell’Efficienza della Pubblica Amministrazione (informatizzazione, semplificazione, acquisizione e gestione meritocratica del personale), del Sistema Fiscale, degli Investimenti pubblici e del Capitale Umano recitano una centralità fondamentale, in Italia;
3. Individuiamo una Struttura Organizzativa (Governo, Ministeri, Gruppi di Tecnici qualificatissimi, Regioni, Responsabili nel Territorio), in cui siano definite le precise responsabilità sulla conduzione delle attività, sul controllo delle stesse, sulla verifica gestionale nel raggiungimento degli obiettivi e nei pagamenti, sulla proposta di azioni correttive locali e verso le Autorità Governative, sulla periodicità dei controlli e sulle penalità in caso di fallimenti, sulle interfacce nei Coordinamenti tra Responsabili nel territorio e quelli Centrali, sulla periodicità dei Report in scala gerarchica: semplici, numerici, misurati, senza chiacchiere e aggettivi inutili.

QUANTO SOPRA IN ITALIA, CON QUESTA QUANTITÀ DI OBIETTIVI STRATEGICI FONDAMENTALI E DI RISORSE-FINANZIARIE E UMANE. NON E’ STATO MAI FATTO!
È necessaria una fortissima discontinuità col passato nell’efficienza e nell’efficacia, altrimenti non miglioreremo la nostra economia, ma la peggioreremo, aumentando il nostro indebitamento e preparandoci a restituire alla UE le risorse male impiegate.
Quanti si sono resi conto di questa situazione? Quanti parlamentari continuano a parlare di Ministeri con portafoglio più pieno di risorse di altri, senza riflettere minimamente del programma che devono studiare per questo esame di maturità?

TUTTI I MINISTERI DOVRANNO LAVORARE BENE E IN COORDINAMENTO, TUTTI SARANNO RESPONSABILI DELLA RIUSCITA DI QUESTO IMMANE PROGETTO, NON SOLO QUELLI CON 40% DELLE RISORSE!
Cominciamo SUBITO, senza aspettare martedì per la fiducia del Parlamento italiano, a studiare e a definire i programmi e le riforme necessari per poter chiedere le risorse aggiuntive, rispetto al 13% di acconto, che avremo all’approvazione del Piano da parte del Consiglio Europeo.

Draghi ha capito, non parla ai microfoni, lavora in silenzio e va avanti, senza perdere minuti preziosi. Lui lo sa quanto c’è da fare e quanto sia difficile acquisire il restante 87%, impegnare più del 40-45% che normalmente facciamo in Italia e, soprattutto spendere, bene legittimamente ed efficacemente, il fatidico 30-35% “degli operatori pubblici italiani”.

Buon lavoro, in silenzio.

Il Next Generation EU per un parlamento migliore (NGEPM), secondo tentativo


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