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Venerdì 30 Aprile 2021 08:04

Scuola in estate, per i presidi «tempi stretti e necessità di rivolgersi a cooperative»



Intervista a Giannelli (Anp): «Valido supporto per soddisfare i bisogni degli studenti con diverse fragilità. Ma ci sono ostacoli per la realizzazione del Piano»

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Non chiudere le scuole in estate ma tenerle aperte, con risorse dedicate, per offrire agli studenti di ogni ordine e grado la possibilità di recuperare le carenze didattiche prima, la socialità sacrificata poi. È questo, in sintesi, l’obiettivo del
Piano estate
del ministro Bianchi, atterrato due giorni fa sulle scrivanie dei dirigenti scolastici insieme alla nota in cui se ne definiscono i contorni e i dettagli. Le risorse arriveranno presto ma i dirigenti più solerti sono già al lavoro, per valutare insieme ai collegi docenti il bisogno e le possibili risposte. Ma quanto sarà difficile mettere in campo queste risorse e trasformarle in progetti concreti, il tutto nel giro di un mese e poco più? Lo abbiamo chiesto ad Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi (Anp), visto che in capo a loro andrà la gestione delle risorse e l’organizzazione delle attività, tramite il coinvolgimento – previsto dal Piano – delle organizzazioni del terzo settore.

L’idea delle scuole aperte in estate sta prendendo concretezza. In generale, cosa ne pensate? Credete che sia realizzabile?
Sicuramente va colta la positività di questo robusto stanziamento che, specie nelle aree del Paese in cui la rete di aiuto intessuta dalla scuola e dal territorio risulta particolarmente sfilacciata e inefficace, può rappresentare un valido supporto per soddisfare i bisogni degli studenti che hanno sperimentato forme differenti di fragilità, con particolare attenzione agli alunni con disabilità, e delle loro famiglie. Non possiamo, però, non rilevare degli ostacoli per la realizzazione del Piano scuola estate.

Quali ostacoli?
I tempi brevi per l’organizzazione e la comunicazione alle famiglie delle attività, ad esempio, tenuto conto della necessità di approntare procedure che richiedono a loro volta scadenze temporali specifiche. Ma anche, aggiungerei, il fatto che il Piano richieda un notevole impegno da parte del personale scolastico, già messo a dura prova dalla gestione di questo turbolento e complesso anno scolastico.

Quale pensate che sarà la risposta da parte dell’utenza? Ci saranno molte adesioni da parte degli studenti o si rischia il “flop”?
Non crediamo che si corra il rischio “flop”, certo però la risposta non sarà uniforme in tutto il territorio nazionale. Le scuole organizzeranno le attività anche sulla base dei bisogni e delle richieste che perverranno dall’utenza.

Che ruolo avrà il terzo settore e in che modo potrà essere coinvolto?
Per una serie di difficoltà (svolgimento esami, ferie del personale e adempimenti vari in vista del prossimo anno scolastico) ci si dovrà necessariamente rivolgere a cooperative o società di servizi. Il rischio, però, è che, pur coinvolgendo personale esterno valido, non si realizzino il collegamento e la continuità effettiva con quanto nella scuola si svolge.

È possibile che si creino delle diseguaglianze tra scuole più attrezzate, che riusciranno a mettere in campo queste risorse, e altre che invece non riusciranno a utilizzarle e quindi non realizzeranno progetti estivi?
Le scuole, nella loro autonomia e sulla base della valutazione dei bisogni reali, potranno aderire o meno al Piano. La scelta di realizzarlo, dunque, è legata alle singole situazioni di contesto.

Perché il progetto risponda alle esigenze delle famiglie, non è già troppo tardi?
Le scuole dovranno muoversi il più rapidamente possibile perché, come si è detto, uno degli ostacoli alla realizzazione e alla riuscita delle attività estive è la brevità estrema dei tempi per progettarle e organizzarle.

Quale consiglio darete ai dirigenti, perché possano cogliere e valorizzare questa opportunità e queste risorse?
Cogliamo il significato politico e il valore sociale del Piano estate 2021, specie con riferimento ai soggetti meno tutelati e, quindi, più colpiti dai nefasti effetti della pandemia. I dirigenti scolastici, se le loro scuole aderiranno al Piano in tutte le sue declinazioni, si faranno carico dell’organizzazione di una macchina molto complessa, per la quale sarebbe necessario l’ausilio di una tecnostruttura stabile – rappresentata dal middle management – della quale, da tempo, chiediamo l’introduzione. (Chiara Ludovisi)

30 aprile 2021

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