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Mercoledì 23 Ottobre 2024 10:10

Autonomia differenziata e unità: le voci della società civile



Il convegno nella sede delle Acli con esponenti del mondo sindacale, politico e associativo. L'obiettivo: mobilitare i cittadini in vista del referendum abrogativo. Rosy Bindi: «Ricostruire il senso di appartenenza alla comunità democratica»

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I rischi dell’autonomia differenziata e le sue conseguenze sulla stabilità del Paese. Se ne è parlato ieri, 22 ottobre, nella sede nazionale delle Acli,  nel convegno su “Un referendum per l’Italia: quale idea di unità”, che ha riunito esponenti del mondo sindacale, politico e associativo. L’obiettivo: mobilitare i cittadini in vista del referendum abrogativo per cancellare una riforma che «minaccia di amplificare le disuguaglianze e spezzare l’unità nazionale», dichiarano gli organizzatori.

«Noi delle Acli siamo convintamente schierati contro questa legge che riteniamo dannosa per le ricadute che potrà produrre qualora trovasse applicazione, modificando la forma di Stato così come era stata pensata dai nostri padri costituenti – ha dichiarato aprendo i lavori il vicepresidente nazionale Antonio Russo -. Riteniamo che siano le cittadine e i cittadini a dover decidere se il Paese debba trasformarsi in 21 stati-regione, a cui verrebbero trasferite competenze legislative esclusive in materie fondamentali come scuola, sanità, infrastrutture e trasporti. Il nostro appello è chiaro – ha aggiunto -: dobbiamo fermare questo progetto di autonomismo esasperato e divisivo che rischia di creare un regionalismo competitivo e frammentario».

Per Ivana Veronese, vicepresidente del Comitato per il Sì al Referendum per l’abrogazione della legge sull’autonomia differenziata, oltre che segretaria confederale Uil, si tratta di una battaglia da affrontare uniti, «concentrandoci sull’obiettivo comune. Il lavoro – ha detto – è ciò che ci caratterizza e ci accomuna e deve essere sicuro, remunerato il giusto e stabile. Purtroppo, questa legge mette a rischio proprio diritti fondamentali come il lavoro, la salute, e l’istruzione, aprendo la strada a ulteriori disuguaglianze. Il referendum non è uno strumento che spacca il Paese – ha assicurato – ma è questa legge che presto lo farà».

Anche il segretario generale Cgil Maurizio Landini ha sottolineato la necessità di un nuovo modello sociale e di sviluppo. «Ci troviamo di fronte a un disegno del governo che mette in discussione la democrazia. Questo governo vuole cambiare la Costituzione. Ha vinto le elezioni, ha una maggioranza in Parlamento e pensa di poter comandare invece di governare, rifiutando il confronto con le parti sociali. Serve – ha rimarcato – un nuovo modello sociale e di sviluppo, che metta al centro il lavoro, e la piena applicazione della nostra Costituzione. A rischio c’è la democrazia nel nostro Paese – è la tesi -. Dobbiamo contrastare questo disegno, mettendo in campo non solo i referendum ma tutti gli strumenti democratici che abbiamo a disposizione. Il migliore modo per difendere la democrazia è praticarla».

A lanciare uno sguardo sul futuro del Paese, se la legge dovesse entrare in vigore, il presidente nazionale Arci Walter Massa. «Da una parte – ha detto – c’è chi vuole sostanzialmente indebolire lo stato di diritto e i principi costituzionali a colpi di maggioranza, avendo in testa un disegno che la storia ha già giudicato eversivo. La legge Calderoli, la riforma della giustizia e la proposta di premierato fanno parte di un disegno strategico per riformare completamente il senso democratico delle nostre istituzioni e i principi cardine della nostra convivenza democratica. Dall’altra – ha continuato – ci siamo noi che ci ostiniamo a voler vedere compiuta e attuata la Costituzione italiana che sostanzia, attualizzandolo, quel principio imprescindibile di giustizia sociale e uguaglianza. Per costruire un altro Paese e per essere credibili agli occhi dei cittadini bisogna ancorarsi a queste poche certezze».

Preoccupazione per l’erosione dei valori della democrazia anche nelle parole di Rosy Bindi, già ministro della Sanità e presidente del comitato promotore del Referendum sull’autonomia differenziata. «Viviamo una mutazione genetica della democrazia, giorno dopo giorno – ha rilevato -. Attraverso leggi che snaturano la nostra Costituzione, stiamo assistendo alla distruzione di quel tessuto democratico che i nostri padri costituenti hanno costruito. Il mondo cattolico ha una responsabilità storica in questa battaglia – ha ricordato -. Non possiamo rifugiarci in una cultura concordataria: dobbiamo essere protagonisti e ricostruire il senso di appartenenza alla comunità democratica. Dobbiamo mobilitare verso il voto milioni di persone. Vorrei che questo fosse l’inizio di un percorso quotidiano attraverso cui si possa davvero fare la differenza», l’auspicio.

Di un impegno costante a favore della coesione nazionale si è fatto garante il presidente nazionale delle Acli Emiliano Manfredonia, che ha chiuso l’incontro, parlando di una democrazia che è «fragile» quando ›non riesce a sostenere i territori e le persone più deboli. L’autonomia differenziata rischia di dividere ulteriormente il Paese – ha proseguito -, creando un’Italia in cui i più forti prevalgono sui più deboli. Il nostro compito è quello di costruire una democrazia dal basso, usando tutti gli strumenti possibili come il referendum e come le nostre due proposte di legge popolare su trasparenza dei partiti e assemblee partecipative perché la partecipazione sia sempre di più il vero antidoto al populismo».

Per Manfredonia, «portare 25 milioni di persone a votare al referendum non è solo una sfida politica, ma una sfida per la democrazia. Dobbiamo far capire che questa legge riguarda tutti e che la democrazia è una cosa seria, non un gioco da cambiare secondo le convenienze di chi governa», ha chiosato.

23 ottobre 2024

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