Sabato 17 Gennaio 2026 21:01
Intervista a Daniele Mencarelli
Abbiamo incontrato Daniele Mencarelli presso la Libreria Pagina 348 di Roma in occasione della presentazione...
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Abbiamo incontrato Daniele Mencarelli presso la Libreria Pagina 348 di Roma in occasione della presentazione del suo nuovo, intenso romanzo, “Quattro presunti familiari”, in cui lo scrittore fa il suo esordio nel genere noir. L’opera, tuttavia, non si discosta più di tanto dai temi tipici della produzione letteraria precedente dell’autore romano, che lo hanno fatto amare e apprezzare così tanto dai suoi lettori. Infatti, nel romanzo l’elemento centrale non è rappresentato dallo svolgimento delle indagini, ma dall’interiorità dei personaggi, con i loro dubbi, la loro sofferenza e i loro tormenti ai quali, come sempre, Mencarelli guarda con la comprensione e l’umanità che lo contraddistinguono sia come scrittore che come uomo.
Oggi, l’autore ci parla del libro, rispondendo a molte nostre curiosità.
1) Dal 2018 ad oggi ha pubblicato ben sette romanzi. Quanto è importante la scrittura nella sua vita?
Dall’età di 17 anni in poi, la scrittura e la letteratura in qualche modo sono state l’asse portante della mia vita. Ovviamente, ogni scrittore nasce come lettore, individua quello che sente più affine al suo sguardo. Nel corso degli ultimi trent’anni ho avuto poi la fortuna, progressivamente, di scrivere. Ho cominciato con la poesia, che è il genere che, istintivamente e reattivamente, io amo; nel 2018 sono arrivato al romanzo. Oggi, finalmente, sono riuscito a fare quello che un po’ ho sognato da sempre, ossia vivere di scrittura, con tutti i rischi annessi e connessi di chi vive, diciamo così, senza paracadute.
2) Ha detto più volte che per lei conta la qualità della scrittura, non la classificazione in generi. Le chiedo lo stesso di soddisfare la curiosità di noi lettori e di dirci cosa l’ha portata a cimentarsi con il noir per la prima volta.
“Quattro presunti familiari” nasce da una doppia spinta. Da una parte, nel momento in cui si entra in alcuni temi, come quello della scomparsa e del ritrovamento di uno scheletro, è evidente che sia automatico cadere dentro quella grande arena che riguarda i meccanismi giudiziari e l’azione dell’Autorità Giudiziaria, in questo caso specifico dei carabinieri. Però, avevo anche la volontà di fugare una specie di equivoco, un dubbio che io stesso avevo alimentato. Non si è scrittori perché si ha una bella storia da raccontare. Si è scrittori quando si sa scrivere, quando una storia, a prescindere dall’estrazione biografica, immaginifica, onirica, aneddotica, testimoniale, tu la sai raccontare. Quello che voglio dire è che non deve essere vera la storia, deve essere avverata la scrittura. Poi, io resto uno scrittore mimetico, che rimane molto aderente alla realtà, perché dico umilmente e sinceramente che non sono più bravo della realtà a scrivere. Però, evidentemente quella “trascrizione” da realtà a lingua richiede una qualità di scrittura, che è assolutamente soggettiva, ma che poi i lettori percepiscono o meno.
Sicuramente, in “Quattro presunti familiari” racconto una storia nera; poi, il concetto e il valore che diamo a questo aggettivo lo scopriranno i lettori. Certo, quando si ha a che fare con certe dinamiche, come quelle che riguardano il ritrovamento di uno scheletro, si entra in alcuni mondi che appartengono al genere noir, al giallo o al poliziesco. Inoltre, attraverso il romanzo volevo dare al pubblico qualcosa che non fosse per automatismo riconducibile a me. Nel noir non c’è nulla di mio, eppure quello che emerge è che, più dell’indagine, mi interessa quell’elemento insondabile che è il mondo interiore dell’uomo, che uno scrittore dovrebbe indagare sempre, a prescindere dai generi delle scritture.
3) Chi sono i “Quattro presunti familiari” del titolo?
I quattro presunti familiari sono i rappresentanti di tre nuclei familiari: una coppia di coniugi, una signora di cinquant’anni e un ragazzo di ventotto, che vengono invitati a presentarsi presso la Stazione Carabinieri di Latina dal M.llo Damasi, il Comandante. La ragione della convocazione è che in Località Rocchina, comune di Norma, è stato rivenuto uno scheletro di sesso femminile, il cui decesso è databile a circa vent’anni prima, epoca in cui i quattro presunti familiari avevano denunciato la scomparsa di una parente. L’iter è quello, straordinario e ordinario assieme, che in qualche maniera scatta nel momento in cui viene ritrovato uno scheletro; un medico legale è in grado di rilevare il sesso dello scheletro e l’epoca più o meno recente del decesso anche da una prima osservazione.
I quattro presunti familiari della vittima, assieme all’Appuntato Circosta e alla vita della caserma, sono a tutti gli effetti i protagonisti del romanzo. La grande domanda, e invito tutti i lettori ad immedesimarsi con quello che sto per dire, è: come vive un familiare, un genitore, un figlio, una moglie, un marito, un fratello, un amico, che da un momento all’altro vede un proprio congiunto, o comunque un affetto vivo, sparire nel nulla? In Italia scompaiono mediamente tra le 70 e le 80 persone al giorno, è un esercito. Molti, in seguito, danno notizia di sé, quindi si tratta di allontanamento volontario; tanti, però, spariscono, punto. I quattro presunti familiari vengono convocati a Latina quando sono passati vent’anni dalla scomparsa della loro parente, quando è stata emessa una sentenza di morte presunta. Richiamarli a Latina significa accendere da capo la loro speranza, ma anche la disillusione; infatti, i quattro presunti familiari sono composti da tre nuclei familiari, e solo un nucleo uscirà vincente da questa lotteria, mentre gli altri due torneranno a casa con un dolore che è stato riesumato e che non ha portato a nessun passo avanti rispetto alla sofferenza vissuta tanti anni prima.
4) Leggendo i suoi romanzi si impara un po’ a conoscerla. C’è un personaggio del libro con cui si identifica, o che per lo meno le somiglia?
Tutto ciò che noi consideriamo riflessione, elaborazione, e che quindi ci attribuiamo in termini di invenzione, arriva nel nostro cervello attraverso tutto ciò che abbiamo di sensoriale, che catturiamo dalla realtà. Attraverso i neuroni a specchio, qualcosa può riaccendere in noi tutto quello che abbiamo magnificamente nel nostro corpo, rievocando un ricordo magari anche lontano, che da noi viene erroneamente considerato come inedito e nuovo. Quindi, il vissuto dello scrittore compare anche a sua insaputa. Io qui credo di stare un po’ in tutti i personaggi del romanzo, ce ne sono un paio soprattutto, non dico quali, che rimandano a degli aspetti molto precisi della mia vita presente e passata.
5) Il tema centrale del romanzo è la sofferenza straziante causata dalla sparizione di una persona cara. Come si sopravvive all’incertezza sulla sorte di qualcuno che si ama?
Nel noir ho tentato di illustrare questa sofferenza attraverso quella capacità di immedesimazione che appartiene a chi si intesta delle realtà che non ha vissuto. In questo, c’è il grande scarto rispetto agli altri miei libri. Come in ogni romanzo, e lo dico con umiltà anche per rispetto a chi certe vicende le vive davvero, ho tentato di declinare il dolore anche attraverso vicende personali molto particolari, che prendono forme molto diverse. Io posso solo immaginare, ma la sola fantasia non basta a comprendere un certo tipo di tormento interiore; non è così. Io ho una figlia di quindici anni, che adoro. Immaginiamo che, una mattina, esca per andare a scuola e non ritorni più. Che sia passato un anno, due anni, vent’anni, certi dolori rimarginano? Il tempo, rispetto a certi dolori, quanto si dilata? Non c’è niente di più soggettivo della percezione del tempo rispetto alle esperienze che viviamo. Quello che racconto nel romanzo è la vicenda di questi presunti familiari, che sono scappati da Latina, chi a Vicenza, chi a Savona, chi addirittura alle Canarie. Ritornare in quei luoghi, rivivere tutto da capo e poi riavvolgere il nastro rispetto a certi dolori secondo me è un’esperienza che fa parte dell’essere umani.
6) Altri temi centrali del romanzo sono l’abuso di potere da parte dell’autorità e il disagio psichico; il primo è rappresentato dal Vice Brigadiere Liberati, il secondo dalla signorina Parrino. Vuole dirci qualcosa su questi personaggi?
Qui faccio un invito ai lettori a non approcciarsi in maniera moralistica alla letteratura. Nel romanzo, dentro la Stazione dei Carabinieri convivono, come in ogni luogo, il bene insieme al male. Nella vita c’è chi tenta più o meno silenziosamente, più o meno coscienziosamente, di fare il suo dovere, che sia un postino o un carabiniere. Certo, un carabiniere vive un elemento eccezionale: il fatto di portare una divisa. Quindi, ha delle tutele, in qualche maniera rappresenta l’ordine, rappresenta lo Stato, rappresenta il potere. Questo elemento può giocare brutti scherzi su menti fragili, che possono vivere la divisa come un elemento di autoesaltazione, di megalomania, come fa il Vice Brigadiere Liberati, che la vive come una specie di corazza, come un’armatura da cavaliere che gli permette qualsiasi cosa, qualsiasi immunità. Mentre dico questo non posso non pensare a quello che sta accadendo in America con l’ICE, la forza di antimmigrazione che Trump ha rafforzato, a cui ha dato immunità assoluta, come è successo in passato con la Gestapo! Quindi, siamo in un periodo in cui tanti scatti della storia, tante conquiste che davamo per assodate, sono in pericolo, come accade ciclicamente. La signorina Parrino, invece, è una dei quattro presunti familiari; nel caso specifico, è quella che vive la scomparsa della sorella con un surplus, che è appunto un problema psichiatrico, che è stato alimentato a dismisura dalla scomparsa della sorella. Tutti i quattro presunti familiari non si sono mai perdonati rispetto a qualcosa. Ecco, anche in questo caso il tempo purtroppo gioca dei brutti scherzi.
7) Ci può dare qualche anticipazione sui suoi progetti futuri?
Preferirei di no, nel senso che “Quattro presunti familiari” in questo momento occupa veramente ogni mio pensiero, naturalmente dopo i miei affetti familiari. Il libro è uscito tre giorni fa, in questo momento è come un figlio appena nato che si vuole accompagnare, se non fino alla maggiore età, almeno per un tratto di strada importante.
Federica Focà
