Domenica 1 Febbraio 2026 10:02
Museo delle Civiltà Pigorini Roma
nIlLaboratorio Neanderthal La scoperta della grotta Guattari Nel 1939 veniva scoperta sul Monte Circeo, promontorio situato sulla costa tirrenica a circa 100 km da Roma, un importante testimonianza legata alla presenza dell’uomo di Neanderthal del tardo pleistocene risalente tra i 100.000 e i 65.000 anni fa. La grotta restituisce una ventina di fossili umani studiati [...]
L'articolo
Museo delle Civiltà Pigorini Roma
proviene da VIVIROMA
.leggi la notizia su VIVIROMA®
Nel 1939 veniva scoperta sul Monte Circeo, promontorio situato sulla costa tirrenica a circa 100 km da Roma, un importante testimonianza legata alla presenza dell’uomo di Neanderthal del tardo pleistocene risalente tra i 100.000 e i 65.000 anni fa.
La grotta restituisce una ventina di fossili umani studiati dalla paleantropologia attraverso metodi scientifici e analisi moderne piuttosto sofisticate.
A dispetto della storia classica che si rifà a documenti scritti e orali, questa si basa esclusivamente sullo studio scientifico dei reperti, anche questi veri e propri documenti che finiscono per restituirci grazie a nuove tecniche di analisi, una realtà quotidiana molto lontana da noi.






A seguito della divergenza evolutiva con gli antenati delle attuali scimmie antropomorfe africane, la rivoluzione umana ha visto avvicendarsi almeno venti specie diverse sviluppatesi in Africa Orientale e in Africa del Sud risalente a circa due milioni di anni fa.
Gli ultimi rami di questa evoluzione sono rappresentati dall’uomo di Neanderthal, derivato probabilmente da quello di Heidelbergensis, antenato comune ai Denisova e dall’uomo Sapiens.
L’uomo neanderthaliano si distingue per la volta cranica bassa e allungata, con la parte posteriore occipitale molto sporgente.
La fronte mostra arcate sopraccigliari particolarmente pronunciate e le orbite oculari ampie; la regione nasale risulta proiettata in avanti.
Fisicamente basso e robusto, aveva una corporatura possente, spalle larghe, torace ampio dalla forma a botte allargata leggermente verso il basso, gli arti inferiori risultavano relativamente corti.
Le ossa erano particolarmente spesse, si osservano su quelle lunghe delle estremità rigonfie, dove si inserivano possenti fasce muscolari.
I Neanderthal vissero nel tardo pleistocene, fra i 300.000 e i 40.000 anni fa, periodo in cui si estinsero.
Pur essendo molto simili a noi, erano anche molto diversi.
Seguirono infatti strade evolutive diverse dall’uomo più moderni. Intorno a 500.000 anni fa, i discendenti di quell’antenato cominciarono a separarsi e l’evoluzione del Neanderthal continuò in Europa.
Intanto in Africa 250.000 anni fa, compariva la specie umana moderna.
Dopo centinaia di millenni, i due ceppi si incontrarono di nuovo, prima in Oriente, poi in Europa.
L’uomo Sapiens si era espanso, dall’Africa aveva iniziato ad occupare i territori già abitati dal Neanderthal.

Così per un lungo periodo le due specie coabitarono, entrando però in competizione sul piano ecologico.
L’uomo Sapiens cresceva di numero, mentre quello di Neanderthal si riduceva drasticamente fino ad estinguersi.
L’uomo di Neanderthal venne scoperto in Germania nell’omonima valle nel 1856. Nel 1908 venne rinvenuto un altro esemplare a La Chapelle aux Saint in Francia.
Finalmente nel 1939 venne scoperta la Grotta Guattari con all’interno importanti resti di questa specie, poi nello stesso luogo del 1950, ancora altri resti.
Il 1993 fu la volta della grotta di Lamalunga ad Altamura in Puglia, dove venne rinvenuto finalmente uno scheletro completo di un Neanderthal. Nel 1994 a Ceprano nel Lazio spuntò fuori un altro cranio, poi riferito all’uomo di Heidelbergensis.

Nel 2019 riprendono gli scavi nella grotta Guattari che portano alla scoperta di nuovi importanti campioni.
Nel Museo delle Civiltà Pigorini, dal 18 dicembre del 2025 si può visitare un allestimento con reperti archeologici, tra cui i resti di animali e di uomini provenienti
Si può poi assistere alla visita virtuale della grotta mediante un piano di sequenza continuo, che accompagna il visitatore dall’esterno e per tutto l’interno della grotta, che per 50 millenni è rimasta ostruita da una frana.
Si arriva alle sale più interne e si attraversano otto punti di interesse archeologico indicati perché qui sono state effettuate le scoperte più significative con i resti umani ed animali, portati all’interno dalle iene (antro dell’uomo e antro del lago).
Poi si entra nella grotta dove si trova una foto che risale al 1939 con i tre studiosi che guidano le ricerche: Carlo Blanc, Luigi Gardini e Alessandro Guattari.
Durante i periodi più caldi come quello attuale, il mare si alzava, come dimostra la presenza di conchiglie che si trovano al di sopra dell’attuale livello del mare, mentre nei periodi glaciali, il mare si ritirava anche per molti chilometri.
In questi periodi le aree costiere rappresentavano luoghi di caccia e di acquisizione delle materie prime per i loro abitanti.
I Neanderthal erano altamente socializzati, si adattarono all’ambiente in cui vissero sviluppando abilità fisiche e culturali.
È possibile che seppellissero il corpo dei loro defunti, ma in mancanza di corredi funebri questa tesi non può trovare conferma.
Altri materiali rinvenuti fanno capire la varietà della loro dieta e l’uso del fuoco, sia per cucinare gli alimenti, che per produrre pece di betulla usata come mastice.
Spicca una variegata produzione di oggetti anche complessi e non solo funzionali alla sopravvivenza. Non erano dunque forme umane regredite o gretti uomini scimmia.
La grotta fu frequentata tra i 60.000 e 65.000 anni fa dall’uomo di Neanderthal, in seguito abbandonata venne utilizzata come tana delle iene finché una frana la chiuse.
Vi erano pendii scoscesi e ampi boschi intervallati da radure e aree paludose. Successivamente il clima si fece ancora più rigido e arido. Nel Pleistocene è accertato che vi furono diverse glaciazioni seguite da periodi interglaciali.
La mostra permette di avvicinarsi a queste interessanti tematiche ben approfondite grazie ad un linguaggio semplice ed alla portata di tutti.
L'articolo
Museo delle Civiltà Pigorini Roma
proviene da VIVIROMA
.