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Giovedì 5 Febbraio 2026 15:02

Lavoro: Cgil, nel Lazio +57 per cento la cassa integrazione, 37,6 milioni di ore nel 2025

Nel 2025, la Cassa integrazione guadagni nel Lazio segna un incremento significativo. Scopri i dettagli e le cause di questa situazione.

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Nel 2025, le ore di Cassa integrazione guadagni (Cig) autorizzate nella regione Lazio hanno raggiunto un totale di 37.610.778, segnando un incremento del 57,2 per cento rispetto al 2024, quando le ore autorizzate erano 23.930.761, e superando anche il 2023, in cui ammontavano a 34.470.610. Questi dati emergono da un’elaborazione condotta dall’osservatorio Inps sulla cassa integrazione, effettuata dalla Cgil di Roma e Lazio.

Nel terzo trimestre del 2025, tra luglio e settembre, le ore autorizzate sono state 16.233.946, pari a circa il 43 per cento del totale annuale. In particolare, a settembre, le 10.427.094 ore autorizzate in un solo mese sono quasi interamente riconducibili a interventi di solidarietà. Sempre nel terzo trimestre del 2025, oltre l’82 per cento delle ore di Cig autorizzate è stato collegato a due settori produttivi principali: le poste e telecomunicazioni, con 9.162.302 ore nel trimestre, e la fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi, che ha registrato 4.205.228 ore nel trimestre. Se si considerano i dati complessivi del 2025, i settori delle poste e telecomunicazioni e automotive insieme superano il 53 per cento delle ore autorizzate.

A livello territoriale, nel 2025, la maggior parte delle ore di Cig autorizzate si concentra su Roma, con una percentuale del 59,1 per cento, seguita da Frosinone con 33,6 per cento. A Latina, sono state autorizzate 1.363.028 ore, a Viterbo 947.824 ore e a Rieti 446.614 ore.

Nel complesso dello scorso anno, si evidenzia un forte ricorso a strumenti straordinari per riorganizzazioni e crisi aziendali, con quasi 33 milioni di ore, rappresentando circa l’87,5 per cento del totale annuale. La cassa integrazione ordinaria si è fermata a 4.705.222 ore, mentre la deroga è risultata ormai marginale, con appena 14.076 ore. Nell’ultimo triennio, dal 2023 al 2025, i settori automotive, poste e telecomunicazioni, supporto ai trasporti, trasporto aereo e costruzioni hanno rappresentato complessivamente oltre il 62 per cento delle ore di Cig autorizzate. Questo fenomeno, come spiega il segretario della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, conferma non solo la difficoltà di uscire dalla crisi per alcuni settori, ma anche la tendenza a scaricare sui lavoratori i processi di ristrutturazione a livello aziendale e settoriale.

“Dietro questi numeri – aggiunge Di Cola – ci sono molte realtà: dalla Stellantis di Cassino, dove il ricorso alla cassa integrazione avviene anche nella filiera degli appalti e nell’indotto, al polo di Civitavecchia. A Pomezia, continua la vertenza nello stabilimento della Crik Crok, mentre nel corso del 2025 anche alla Esseti Farmaceutica si è fatto ricorso alla cassa integrazione straordinaria per 130 lavoratrici e lavoratori. A Roma, il 2026 è iniziato con la richiesta di cassa integrazione all’ippodromo di Capannelle. Nel Reatino, proseguono le vertenze della Imr ex Lombardini, della BDtronic, Ritel, Gala-Solsonica, Aartee e Tubi Spa. Nel commercio, i casi più recenti sono Emme Piu’ e Maiorana, dove è scattata la cassa integrazione straordinaria, in scadenza a maggio 2026, e dove risultano a rischio cento lavoratrici e lavoratori.”

“In quest’ultimo settore, il commercio, tuttavia – sottolinea il segretario della Cgil di Roma e Lazio – il ricorso alla cassa integrazione non è legato solo a crisi, ma anche a processi di ristrutturazione aziendale con cessioni ad operatori economici instabili, che rapidamente procedono ad aprire crisi aziendali, lasciando seri dubbi sulla vera finalità di tali operazioni. Tutto ciò non è solo sintomo di un indebolimento dell’economia regionale, ma si traduce in una sensibile contrazione dei redditi per molte lavoratrici e lavoratori coinvolti dalle crisi e dai processi di ristrutturazione. È fondamentale adottare scelte e investimenti coerenti di politica industriale e di gestione delle transizioni – conclude Di Cola – capaci di prevenire nuove crisi e di accompagnare riorganizzazioni e cambiamenti produttivi senza scaricare il costo su lavoratrici e lavoratori.”

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