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Giovedì 12 Marzo 2026 18:03

Intervista ad Alice Basso

Finalmente il momento è arrivato. Dopo “Le ventisette sveglie di Atena Ferraris”, Alice Basso è...

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Finalmente il momento è arrivato. Dopo “Le ventisette sveglie di Atena Ferraris”, Alice Basso è tornata a raccontare le avventure di Atena, la sua nuova, deliziosa, tenerissima eroina, nel romanzo “Le ottanta domande di Atena Ferraris”, uscito il 27 gennaio. Chi si appresta a leggerlo sappia che, se ha amato Atena nel primo libro della saga a lei dedicata, ne verrà conquistato definitivamente.  Merito della simpaticissima madre letteraria di Atena, Alice Basso, che oggi ci parla del suo nuovo romanzo, affrontando anche argomenti estremamente importanti.

1) I suoi romanzi sono frutto di un’accuratissima preparazione, indispensabile per ricostruire, tanto per dirne una, l’ambientazione storica degli Anni Trenta per Anita Bo, per non parlare di un tema tecnico e delicato come la neurodivergenza di Atena Ferraris. Trova più difficile scrivere o documentarsi?

Uh, la cosa più difficile è… rispondere a questa domanda! Vediamo: sono entrambe fasi difficili e per una ragione molto simile: il rischio di perdersi. Documentarsi è difficile perché è… troppo interessante: rischi di farti prendere, di passare di argomento ad argomento collegato, di imparare un sacco di cose, e nel frattempo di dimenticarti che c’era un focus al quale ti eri ripromessa di attenerti. Ti ritrovi con una miriade di informazioni disparate, interessantissime e tutte da riordinare e collocare al posto giusto. E poi c’è il problema del tenersi aggiornati: questo è un argomento sul quale si fa una nuova fondamentale scoperta o esce un nuovo imperdibile articolo ogni settimana. Scrivere è difficile perché devi mantenere il polso della storia. Soluzione a entrambi i problemi? Scalette accuratissime, preparate in largo anticipo.

2) I suoi romanzi ci hanno fatto affezionare follemente prima a Vani Sarca, secchiona che odia il mondo, poi ad Anita Bo, allegra a solare ma decisamente allergica ai libri. Vuole dirci qualcosa su Atena Ferraris, che rischia di entrare ancora di più nel cuore dei suoi lettori?
 
Atena è la più “tenerona” di tutte! Ha i suoi problemi e non li nasconde – e sono i problemi dell’essere neurodivergente in un mondo di neurotipici. Uno dei tratti più universali dell’autismo di livello 1 (quello più “mimetizzabile”, che non dà problemi cognitivi e che, come nel caso di Atena, spesso viene diagnosticato molto tardi) è la sensazione che tutti abbiano ricevuto a casa il Manuale di Istruzioni su Come Funziona il Mondo, nel giorno in cui tu dovevi essere fuori. Cose che sembrano venire spontanee a tutti, a te risultano guidate da logiche astruse. Quindi Atena si fa un sacco di domande e di problemi rispetto a faccende della quotidianità che per la maggior parte della gente sono lisce come l’olio.

3) I romanzi su Atena affrontano in modo divertente e moderno temi serissimi come la neurodivergenza e l’autismo, che finora sono stati sistematicamente evitati in letteratura, tranne che in qualche sporadica eccezione. Cosa l’ha portata a decidere di affrontare questi argomenti?

Aver conosciuto la comunità neurodivergente e avere deciso che il modo in cui veniva ancora rappresentata era ormai inaccettabile. La fiction, letteraria, televisiva o cinematografica, è ancora piena di personaggi neurodivergenti visti come “strani”, osservati dall’esterno con l’interesse un po’ morboso di un entomologo che scruta un insetto esotico con la sua lente. Si ride di loro e non con loro. Sono modellati su uno stereotipo che ormai la scienza ha del tutto smontato: il modello “Rain Man”, per cui devono essere tutti dei mezzi geni (o geni interi) e allo stesso tempo privi di empatia e di senso dell’umorismo. Tutte cose false! Con Atena, invece, siamo nella sua testa (perché racconta in prima persona): siamo lei, e ci viene facile capire cosa prova, perché la verità è che immedesimarsi in lei non è poi tanto difficile.
 
4) Nel romanzo un altro tema centrale è il disagio sul posto di lavoro, causato non solo dalla competizione tra colleghi, ma anche dai pregiudizi che si instaurano nei confronti di chi ha qualche caratteristica che lo distingue dalla massa. Perché ha scelto di parlarne?

Credo che veramente pochissimi ultrafortunati non abbiano sperimentato almeno una volta nella vita tutte le storture che si verificano in un ufficio! Il codice di facciata (“siamo come una famiglia”; “stai male? Non ti preoccupare, vai a casa!”, eccetera) e il sottotesto reale (“siamo pronti a farti le scarpe, nessuno è indispensabile”): cose che, quando ci vivi dentro, ti fanno venire voglia di trasformarti in Jack lo Squartatore di Colleghi e Capi, quando puoi vederle con un filo di distacco fanno anche ridere, e venire molta voglia di farci del sarcasmo sopra…

5) Nei suoi romanzi non manca mai la storia d’amore. Vuole dirci qualcosa sul personaggio di Jacopo?

Oh, Jacopo, tesoro. Jacopo in realtà è il portatore di un messaggio molto serio, sapete? In un libro su una protagonista neurodivergente, c’è il fortissimo rischio che si creda che il cervello neurodivergente venga considerato interessante e “colorato”, a fronte del grigiume noioso delle teste neurotipiche. Ma non è così. Le persone sono persone, neurodivergenti o tipiche, e possono essere sempre molto interessanti, sensibili, profonde. Jacopo è un neurotipico, ma che ha problemi molto “romantici”, in senso Ottocentesco: è un artista, un animo sensibile, che è arrivato a un punto della vita in cui teme che i suoi sogni gli stiano sfuggendo di mano. Lui e Atena si trovano reciprocamente molto interessanti, degli universi da scoprire. E questa comunicazione e apertura fra neurodivergenti e neurotipici è assolutamente possibile!

6) Ha già dichiarato di non stimare molto il personaggio di Febo, il fratello gemello di Atena. Quale è il suo problema nei confronti della sorella?

Ah ah, povero Febo! In realtà quello che succede molto spesso, quando incontro le lettrici, è che molte mi dicano che Febo a loro piace, “è carino e simpatico e un po’ matto”… e io strillo: “ma è un cretino! E’ inaffidabile! Non prendetevi una cotta letteraria per Febo!”. Ridiamo un sacco della cosa! Il fatto è che Febo, palesemente ADHD, è una scheggia impazzita, un po’ genio e molta sregolatezza, e però, siccome fa un mestiere creativo (lo scrittore), può permetterselo, anzi, addirittura vantarsene un po’. Dunque non capisce i problemi della sorella, a cui la neurodivergenza causa delle “difficoltà d’incastro” col resto del mondo. E quando Atena scopre che esiste un nome per “quello che lei è” (ossia AuDHD, autistica di livello 1 con anche ADHD) e vuole saperne di più per capirsi meglio, Febo la considera, come minimo, una perdita di tempo.
 
7) Adesso le chiedo di dare una speranza ai lettori. Possiamo aspettarci altre storie su Atena Ferraris? Il suo percorso non si conclude mica qui, giusto?

Cavolo, no! Almeno spero: sapete, in queste cose non si sa mai. Ma, se riesco ad attenermi ai miei piani, la serie di Atena dovrebbe avere cinque libri, come quelle di Vani Sarca e di Anita Bo. Non appena avrò finito questa intervista mi metto sotto a scrivere il terzo!

Federica Focà

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