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Venerdì 13 Marzo 2026 12:03

Le prime parole romane quando ti trasferisci a Roma

Roma ti accoglie e ti abbraccia sin dal tuo arrivo, non ci riesce proprio a farti sentire uno straniero e tu, che abbia vissuto 20 o 40 anni nella tua città d’origine, ti ritrovi, senza neanche rendertene conto, a parlare mezzo romano. La prima volta accade per caso, spesso per strada, è un attimo. Un […]

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Roma ti accoglie e ti abbraccia sin dal tuo arrivo, non ci riesce proprio a farti sentire uno straniero e tu, che abbia vissuto 20 o 40 anni nella tua città d’origine, ti ritrovi, senza neanche rendertene conto, a parlare mezzo romano.

La prima volta accade per caso, spesso per strada, è un attimo. Un motorino ti sfreccia ad un palmo mentre stai attraversando le strisce e per lo spavento ti esce istintivo  un – AO’ . Inizia tutto così, che sul momento resti frastornato, hai appena perso dieci anni di vita per la paura ma insieme a questo ti risuona in testa il verso che hai appena emesso. Tu in queste occasioni avevi sempre detto “OH!” , eppure ti è uscita quella A che ha modificato radicalmente lo spartito. Sarà stato un caso, sono qui da pochi mesi. Non può essere…

Ma la stessa sera, a casa di amici, dopo che qualcuno ha raccontato una storia particolarmente drammatica, ricca di colpi di scena, talmente intensa da lasciare tutti senza parole per qualche secondo alla fine del racconto, tu interrompi quel silenzio, stavi per dire “CHE BRUTTA STORIA” e invece dalla tua bocca esce un “…GREVE!” . E subito dopo ti guardi intorno per cercare chi ha parlato. Ma l’hai detto tu! Corri in bagno, ti guardi le mani, ti guardi allo specchio, ti sciacqui la faccia con acqua gelida. Cerchi di tornare in te, ma è troppo tardi.

I giorni a seguire sono sempre peggio, non provi nemmeno più a fermarti. Saluti dicendo BELLA, al telefono, quando ti dicono che faranno venti minuti di ritardo, replichi AH VABBÈ SCIALLA.  Senza indugio, pilota automatico. Racconti all’amica della tua vecchia città la serata appena trascorsa –  CI SIAMO TAJATE UN SACCO – e di fronte al suo sopracciglio alzato capisci che se non gliela spieghi quella pensa che avete trascorso la serata in ospedale. 

Ormai è una valanga. Ad entrare per prime nello slang sono sempre le espressioni più popolari. Dirle è un attimo. Dirle bene è un’altra cosa. Re incontrastato, autentica cartina tornasole della romanità acquisita è il MORTACCI TUA. Così, per esteso, isolato, senza un “MA LI…” come prefisso, lo dicono solo i turisti e i romani che prendono in giro i turisti. Dopo un anno capisci che devi contrarre, è lì la chiave, e allora impari a dire più brevemente ‘TACCI TUA. Oggi però che sei diventato bilingue e che hai quasi raggiunto il C1, hai imparato una verità assoluta, che il romano doc è maestro di sintesi, un po’ per genio, un po’ per pigrizia. Cinque lettere sono più che sufficienti: ‘CITUA! 

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