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Domenica 5 Aprile 2026 08:04

Le pillole di Polly: recensione di “L’incartatrice di arance” di Barbara Bellomo

I meridionali possiedono un talento tutto speciale. Fin da quando sono piccoli, la vita li...

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I meridionali possiedono un talento tutto speciale. Fin da quando sono piccoli, la vita li mette duramente alla prova; così, imparano ad aguzzare l’ingegno e a resistere alle avversità.

Di certo, questa capacità ce l’ha Rosetta, che l’arte di arrangiarsi la conosce bene. Aveva solo quindici anni quando l’amatissima madre Angela le ha confidato un terribile segreto, e subito dopo è morta tra le sue braccia.

Nonostante il lutto che le appesantisce il cuore come un macigno, tuttavia, Rosetta non si è persa d’animo. Continua ad avere il sorriso sulle labbra e non salta un giorno di lavoro alla bancarella di Don Mauro, al mercato del pesce, dove seleziona le olive per ore e ore. A volte, percorre le strade di Catania, la sua meravigliosa città, per portare le uova alle famiglie facoltose; così, può ammirare i palazzi signorili dove vive quella gente tanto potente.

Ma tanto, a lei, la ricchezza non interessa affatto; tutto quello che vorrebbe è stare con Michele, il ragazzo dagli occhi verdi che le ha rubato il cuore.

Quello che Rosetta non sa è che il destino ha deciso di metterla di nuovo alla prova. Ben presto, si ritrova senza un soldo e con due bocche da sfamare, la sua e quella di Salvatore, suo padre.

La giovane, tuttavia, non si spezza nemmeno questa volta.

Sarà perché è soddisfatta di come è andato l’incontro con Concetta Campione, la proprietaria di una famosa tipografia, che ha lodato le sue qualità.

E poi, Rosetta è felice perché ha avuto un’idea per aiutare Michele a vendere le sue arance. Non è detto che sia buona, certo.
Ma sognare, si sa, non costa nulla. Quindi perché non farlo?

“L’incantatrice di arance” è il nuovo romanzo di Barbara Bellomo, presente sugli scaffali delle librerie italiane dal 31 marzo.

La scrittrice siciliana è rimasta fedele al genere del romanzo storico, che le riesce straordinariamente bene grazie alla sua raffinata preparazione in materia: è stata dottoressa di ricerca in Storia antica all’Università di Catania e attualmente insegna italiano in un liceo di quella città.

Tuttavia, il grande pregio dell’opera non è solo la ricostruzione accurata della Catania dei primi del Novecento, con le sue bellezze artistiche, ma anche gli odori, perfino i rumori del vento e del mare.

Una caratteristica del tutto peculiare della narrativa di Bellomo, infatti, è la sapiente miscela tra vero e verosimile. Così nel romanzo, accanto a figure di pura fantasia come Rosetta, la coraggiosa protagonista, compaiono personaggi realmente esistiti, come Concetta

Campione, che fu la titolare di una tipografia dove lavoravano solamente donne.

Rosetta e Concetta hanno il compito di introdurre uno dei temi più importanti dell’opera, quello dell’emancipazione femminile, che nella Sicilia dell’inizio del Novecento sarebbe stata un miraggio, se non fosse stato per la tenacia di donne che, come loro, hanno lottato per il diritto ad essere se stesse.

Così, “L’incantatrice di arance” diventa una storia di riscatto tutta al femminile.

E mentre gli eventi della trama si susseguono, sullo sfondo c’è sempre lei: la Sicilia, che osserva i suoi figli mentre si affannano e li conforta con il dono del frutto dell’arancia, che diventa fonte di nutrimento e di guadagno, nonché simbolo di una terra che è la vera protagonista del romanzo.

“L’incartatrice di arance”, dunque, è un romanzo struggente, emozionante e ben scritto, che conferma ancora di più Bellomo come una straordinaria realtà del panorama letterario italiano.

Federica Focà
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