Giovedì 11 Giugno 2026 19:06
Sanità degli emigrati, riservata a pochi e senza alcun vantaggio
E mentre la politica fa solo propaganda pre-elettorale, liste d’attesa e carenza di medici restano al palo -
#italiani nel mondo
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C’è un nuovo miracolo della politica italiana. Non riduce le liste d’attesa, non assume medici, non apre ospedali, non accorcia i tempi per una visita specialistica e non trova un euro per i pronto soccorso. Però produce una valanga di comunicati stampa pre-elettorali trionfali.
È il nuovo contributo sanitario destinato agli italiani residenti all’estero, presentato da alcuni politici eletti all’estero, improvvisatisi generosi e benèfici risolutori del nostro malato Sistema Sanitario Nazionale, come una conquista epocale per milioni di connazionali sparsi nel mondo. Peccato che, guardando appena sotto la superficie della propaganda, il castello abbia già iniziato a scricchiolare pesantemente.
La narrazione ufficiale parla infatti di milioni di iscritti AIRE potenzialmente interessati. La realtà rischia di essere assai diversa. Una quota significativa degli iscritti è composta da pensionati che, direttamente o indirettamente, mantengono già forme di tutela sanitaria o comunque contribuiscono al sistema fiscale italiano. Un’altra quota è costituita da giovani, studenti o persone che ricorrono molto raramente alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale durante i loro soggiorni in Italia. Altri ancora vivono in Paesi che garantiscono già coperture sanitarie pubbliche o convenzionate.
Alla fine dei conti, la platea effettivamente interessata a versare il nuovo contributo potrebbe restringersi notevolmente. Nessuno oggi è in grado di fornire cifre definitive, ma è ragionevole ipotizzare che solo una consistente minoranza degli oltre sei milioni di iscritti AIRE possa considerare davvero conveniente aderire al nuovo sistema. Forse qualche centinaio di migliaia di persone, forse poco più. Certamente non l’esercito evocato nei comunicati stampa pre elettorali propagandistico-celebrativi.
E qui emerge il vero paradosso.
E qui emerge il vero paradosso.
Per anni si è raccontato che il problema della Sanità italiana fosse la mancanza di risorse. Poi arrivano politici con una studiata norma apposita che, nella migliore delle ipotesi, potrebbe coinvolgere una platea relativamente limitata e generare entrate modeste rispetto ai bisogni enormi del Sistema Sanitario. Eppure viene presentata come una riforma destinata a cambiare tale Sistema ed a risolvere tutto.
Ma c’è di più. Chi pagherà il contributo non riceverà alcun trattamento privilegiato. Nessuna corsia preferenziale. Nessuna prenotazione accelerata. Nessuna riduzione delle liste d’attesa. Nessun canale dedicato. Dopo aver pagato entrerà semplicemente nella stessa fila di tutti gli altri utenti del Servizio Sanitario Nazionale. Italiani residenti, cittadini europei, stranieri regolarmente assistiti e chiunque altro abbia diritto alle prestazioni. In altre parole, si paga per entrare in una sala d’attesa che è già affollata un po’ da tutti, immigrati compresi e tra i più numerosi.
Il vero capolavoro dell’operazione è però un altro. Si chiede a una parte degli italiani all’estero di pagare per ottenere ciò che milioni di altri cittadini già ricevono, senza alcuna garanzia aggiuntiva e senza alcuna priorità. Più che una riforma sanitaria, sembra un abbonamento premium privo dei vantaggi della versione premium. Una tessera da esibire, ma senza la certezza di ottenere qualcosa in più rispetto a chi quella tessera non deve acquistarla.
La situazione appare ancora più discutibile per gli italiani residenti in Paesi economicamente svantaggiati. Per chi vive con pensioni o stipendi che in alcuni casi non superano poche centinaia di euro al mese, il contributo richiesto può rappresentare un sacrificio reale. Un sacrificio che non garantisce alcun vantaggio concreto rispetto agli altri assistiti.
E allora una domanda diventa inevitabile: si tratta davvero di una misura sanitaria o invece di una misura comunicativa di propaganda pre-elettorale? Perché se l’obiettivo era rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale, servivano interventi ben diversi: medici, infermieri, strutture, tecnologie, organizzazione e investimenti. Se invece l’obiettivo era produrre titoli sui media, dare vita a dibattute conferenze stampa ed a dichiarazioni trionfali da spendere nelle comunità italiane all’estero, allora il risultato è stato pienamente raggiunto.
La politica ha così trovato l’ennesima soluzione italiana a un problema italiano: non curare la malattia, ma curare la comunicazione con il comunicato stampa che più gli aggrada e più gli fa comodo sul momento. Peccato che le liste d’attesa continuino a crescere, i pronto soccorso restino congestionati e la carenza di personale non si lasci impressionare dai peana dei parlamentari. Perché, purtroppo, medici e pazienti, oltre alla nostra tanta gente all’estero hanno una cattiva abitudine: pretendono risultati veri invece degli slogan. (Pier Francesco Corso)
