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Venerdì 12 Giugno 2026 10:06

Il Vangelo, scuola di comunità inclusiva. Anche per Roma

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Nella Città Etera, la stanchezza ha i volti degli anziani soli, dei giovani fragili, delle persone senza casa.  Guarire significa comprendere questi squilibri e mettersi in ascolto. È la condivisione fraterna che combatte l'isolamento

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Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 9,36 – 10,8

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Tutti siamo chiamati ad annunciare il Vangelo! Gesù guardava le folle e ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Cosa vedrebbe oggi Gesù per le strade di Roma? La nostra città vive nuove stanchezze che richiedono cura. Le sue ferite cambiano continuamente, ma accanto al dolore fioriscono anche nuovi segni di speranza.

A Roma la stanchezza ha i volti delle disuguaglianze, a partire dagli anziani abbandonati che vivono spesso isolati nei quartieri periferici. Accanto a loro ci sono i giovani in difficoltà, ragazzi iperconnessi dal punto di vista digitale ma profondamente fragili dentro. E ancora, la povertà nascosta colpisce moltissime persone rimaste senza una casa o private delle necessarie cure mediche. Di fronte all’impietosa analisi della realtà, il rischio più grande oggi è l’indifferenza. Rischiamo il peccato di tralasciare e di omettere, dimenticando la nostra responsabilità verso gli altri.

Quale compassione è necessaria oggi? Serve uno sguardo che sappia fermarsi e vedere l’altro non come un peso, un nemico, un avversario … ma come un essere umano. «La messe è abbondante, ma gli operai sono pochi». Dobbiamo scoraggiarci? Oppure è il caso di guardare al Maestro che chiama la sua Chiesa? Oltre tutto, l’invito a lavorare nella messe non è soltanto rivolto agli apostoli, ma a tutti noi. Dobbiamo condividere questa chiamata con la preghiera: per la fedeltà e la costanza di quanti sono presenti, e per vivificare il cuore di altri che vorranno seguire Gesù come discepoli.

Questo forte richiamo risuona anche nelle parole di Leone XIV. Il Papa ci invita a usare un «linguaggio della speranza». Ci chiede di prenderci cura del cuore altrui e di non lasciare nessuno indietro. Dobbiamo poi riscontrare che la risposta a Roma è già in atto ed è una risposta piena di luce. Abbiamo pastori che danno la vita e si consumano ogni giorno nel silenzio delle parrocchie. Ci sono persone che ascoltano la Parola e accolgono il Vangelo spezzato sull’altare, per poi condividere la propria vita con gli altri e spezzare il loro tempo con generosità. Tanti cittadini, di tante età, che condividono ciò che hanno ricevuto. Uomini e donne che si rimboccano le maniche e lavorano per questa grande messe presente.

Gesù manda i discepoli a guarire ogni malattia (Mt 10, 1). Le malattie da sanare a Roma si manifestano nella povertà abitativa, con famiglie senza casa e affitti troppo cari; nella povertà sanitaria, che rende le cure difficili per chi ha meno reddito; nel lavoro povero, con impieghi precari che tolgono la fiducia, con pregiudizi sociali culturali e razziali. Guarire significa comprendere questi squilibri e significa soprattutto mettersi in ascolto. Come diceva don Luigi Di Liegro, serve umanità: i poveri hanno bisogno di persone, non solo di cose. È la condivisione fraterna che combatte l’isolamento.

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10, 8). Questa frase cambia la nostra mentalità e si scontra con la logica del mercato, che ha il problema di dover fissare un prezzo per ogni cosa. Il Vangelo, invece, unisce attraverso le relazioni umane, perché non ha come fine il profitto ma la comunione e la pace. Roma avrà un futuro come città fraterna se saprà essere docile all’ascolto di questo Vangelo, per diventare così una comunità sempre più inclusiva e aperta. Detto in maniera sinodale: nessuno deve essere lasciato indietro, perché si ottiene poco o nulla se siamo concentrati solo sui nostri interessi. Invece camminando insieme pastori, credenti e cittadini possiamo trasformare la nostra città nell’immagine luminosa di quel sogno che Dio ha per noi.

12 giugno 2026

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