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Lunedì 15 Giugno 2026 18:06

Museo del Mammut di Casal de’ Pazzi

Un viaggio nella Roma di 200.000 anni fa Dove si trova Museo del Mammut di Casal de’ PazziVia Adolfo Marco Boroli 6, Roma La scoperta che ha cambiato la storia del quartiere Nei primi anni Ottanta venne scoperta una zanna di elefante antico (Palaeoloxodon antiquus), inizialmente attribuita dagli abitanti della zona a un mammut. Questo [...]

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Museo del Mammut di Casal de’ Pazzi
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Museo del Mammut di Casal de’ Pazzi
Via Adolfo Marco Boroli 6, Roma

Nei primi anni Ottanta venne scoperta una zanna di elefante antico (Palaeoloxodon antiquus), inizialmente attribuita dagli abitanti della zona a un mammut.

Questo animale, vissuto tra gli 800.000 e i 40.000 anni fa, poteva raggiungere circa quattro metri di altezza. Simile all’attuale elefante africano, possedeva lunghe zanne dritte che gli consentivano di muoversi tra la fitta vegetazione dell’epoca. A differenza del mammut, era più grande e privo di pelo, poiché viveva in un ambiente caratterizzato da temperature più miti.

La zanna venne rinvenuta durante i lavori di costruzione del quartiere e oggi è conservata all’interno dello spazio museale insieme al deposito geologico risalente al Pleistocene Medio.

La scoperta diede il via a un’importante campagna di scavi che interessò un’area di circa 1.200 metri quadrati.

museo casal de pazzi
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Le indagini portarono alla luce una porzione del letto di un antico fiume che attraversava questa zona tra i 350.000 e i 200.000 anni fa. Qui gli animali si fermavano per abbeverarsi, mentre nel corso del tempo il fiume venne progressivamente colmato da sabbia e ghiaia trasportate dalle sue acque.

Il giacimento, datato a circa 200.000 anni fa, rappresenta una delle più importanti testimonianze dei depositi pleistocenici della bassa valle dell’Aniene e ha restituito migliaia di reperti conservati grazie all’azione del fiume.

Tra i reperti rinvenuti figurano fossili appartenenti a specie oggi scomparse, tra cui:

  • Elefante antico (Palaeoloxodon antiquus)
  • Uro
  • Ippopotamo
  • Rinoceronte
Particolarmente importante è il ritrovamento di un frammento di cranio umano attribuito all’Homo heidelbergensis, specie vissuta tra circa 600.000 e 100.000 anni fa.

Considerato un antenato dell’uomo di Neanderthal, l’Homo heidelbergensis era in grado di cacciare in gruppo, costruire ripari e utilizzare il fuoco.

Nel sito sono stati inoltre recuperati ed esposti oltre 1.500 manufatti in selce realizzati dall’uomo preistorico.

Il Museo di Casal de’ Pazzi offre un’esperienza particolarmente coinvolgente.

Una passerella sospesa consente ai visitatori di osservare dall’alto il giacimento archeologico, composto da grandi massi, resti fossili, zanne lunghe fino a quattro metri, denti, vertebre e impronte conservate nell’antico greto del fiume.

museo casal de pazzi
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La visita comprende una suggestiva proiezione multimediale con ricostruzioni virtuali accompagnate dalla narrazione di un cacciatore preistorico che racconta la sua quotidianità alla ricerca di cibo.

È inoltre presente una ricostruzione tridimensionale dell’ambiente di 200.000 anni fa, con la vegetazione, gli animali e il corso del fiume che caratterizzavano il paesaggio dell’epoca.

Alcuni dei reperti più significativi rinvenuti durante gli scavi sono conservati nella sala espositiva del museo.

Tra questi spiccano i molari dell’elefante antico, che possedeva soltanto quattro grandi denti. Una vetrata permette inoltre di osservare il sito archeologico da una prospettiva differente.

Davanti all’ingresso del museo si trovano pannelli didattici che illustrano l’evoluzione del territorio, raccontando la trasformazione dell’area dagli oltre 3 milioni di anni fa, quando gran parte dell’attuale Roma era ancora occupata dal mare, fino ai giorni nostri.

A completare il percorso c’è il Giardino Pleistocenico, che circonda il museo e ospita specie vegetali caratteristiche di quell’epoca, tra cui:

  • Bosso
  • Corbezzolo
  • Zelkova
La visita può essere prenotata tramite il sito del museo ed è adatta sia agli adulti sia ai bambini, offrendo un’esperienza capace di unire divulgazione scientifica, archeologia e tecnologia immersiva.

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